C’è chi vorrebbe farci credere che la storia proceda per linee rette, che il passato rimanga ben chiuso nei libri scolastici o nelle teche dei musei con la loro polvere rassicurante. Poi arrivano le sentenze, e la realtà sbatte in faccia a tutti la sua sgradevole persistenza.
La Corte d’Appello di Roma ha confermato le condanne per i vertici di Forza Nuova: oltre otto anni di reclusione a Roberto Fiore e Giuliano Castellino per l’assalto alla sede nazionale della Cgil, avvenuto nel lontano ottobre del 2021. Devastazione aggravata, resistenza a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere.
In aula, Roberto Fiore ha scelto la via del vittimismo mediatico, lamentando “un’incredibile campagna televisiva e di stampa a cui non è stato possibile replicare” e un’atmosfera giudiziaria precostituita. È il classico copione del ribelle da salotto che, quando chiamato a rispondere delle macerie reali lasciate sul campo, si scopre improvvisamente perseguitato dalla narrazione dominante.
Ma la verità non risiede nelle polemiche post-processuali; sta nei fatti. Sta nelle immagini di un sindacato devastato, simbolo storico dei diritti dei lavoratori sventrato non da una protesta spontanea, ma dalla solita, stantia violenza squadrista.
LA TENTAZIONE DI DIRE “È SOLO UN RICORDO”
A oltre ottant’anni dalla caduta del regime, l’errore più grande che si possa commettere è considerare lo squadrismo una reliquia archeologica.
Cambiano i codici penali, cambiano i palcoscenici digitali, ma il metodo rimane drammaticamente identico: identificazione di un nemico visibile, che sia il sindacato, lo Stato, la democrazia rappresentativa.
Cooptazione della rabbia sociale: trasformare la disperazione o il dissenso popolare in un ariete di violenza.
Spettacolarizzazione dell’assalto: la clava fisica usata come strumento di affermazione politica.
Pensare che certe pulsioni si estinguano per semplice decorso del tempo è un’illusione da benpensanti.
Il germe della sopraffazione non muore: si addormenta, attende il momento favorevole e si risveglia quando il clima culturale si fa più lasso o tollerante.
INIZIALI, COINCIDENZE E “FOSCHE BANDIERE”
Mentre la giustizia segue il suo corso confermando che l’eversione di piazza va punita senza sconti, il panorama politico circostante offre spunti di riflessione inquietanti.
È solo un singolare gioco del destino che una nuova forza politica, capace di raccogliere consensi e risalire i sondaggi, condivida casualmente proprio le stesse iniziali – Fn – di quel movimento i cui vertici finiscono in carcere?
Forse sì, sarà pure un caso alfabetico.
Ma ciò che non è un caso è il clima in cui si muovono alcune frange di questo e altri contenitori. Quando l’aggressività valoriale, il linguaggio del disprezzo, l’esibizione muscolare e la ricerca del contrasto fisico o verbale diventano una “fosca bandiera”, il confine tra la politica democratica e la fascinazione per il manganello torna a farsi spaventosamente sottile.
La violenza politica non nasce mai dal nulla: trova sempre terreno fertile dove il linguaggio del rispetto viene progressivamente sostituito da quello della sopraffazione.
Non basta liquidare Fiore, Castellino e gli ex Nar come relitti del passato per sentirsi al sicuro. La condanna d’appello ci ricorda che lo squadrismo non è una categoria storica conclusa, ma un atteggiamento mentale ed estetico sempre pronto a ripresentarsi, magari sotto mentite spoglie, magari con un vestito nuovo, ma con la medesima, antica carica di eversione.
Aggiornato il 09 ottobre 2026 alle ore 10:28
