Una parola inglese spiega un concetto complicato da definire in italiano: liability. Letteralmente significa “responsabilità”, ma in senso figurato si traduce come si traduce come “peso”, “impaccio” o “ostacolo”. Nei film d’azione i personaggi deboli o d’intralcio sono una sciagura per parenti e amici che muoiono senza diritto di parola o spiegazione: sono, appunto, delle liability. Grazie al cinema sappiamo che la declinazione più corretta del termine, in certi contesti, è “debolezza”.
Le debolezze della carne e del lusso
Molti politici italiani nascondono fragilità inconfessabili. Vladimir Luxuria dichiarò in più interviste che almeno una decina di deputati e senatori, pubblicamente morigerati, le fecero delle profferte a sfondo sessuale, anche nei bagni parlamentari. Tra corridoi e palazzi c’è chi ama il lusso, chi il sesso, chi il gioco d’azzardo e chi il rischio della truffa. Anni fa si vociferava di parlamentari che vendevano case di conoscenti a loro insaputa. Incassavano il denaro firmando atti con procure senza consenso, per poi trincerarsi dietro l’immunità parlamentare. Ci sono poi le debolezze legate alle amanti, all’amore profano e talvolta illegale. C’è chi intrattiene relazioni clandestine all’estero – dal Brasile al nord Europa, fino alla Thailandia – spesso caratterizzate da un orientamento Lgbtq+ non dichiarato. In qualche caso sono coinvolti minorenni. Ricordiamo lo scandalo della “Roma bene”, dove un gruppo di professionisti frequentava ragazzine liceali. Tra i clienti rimasti coinvolti, alcuni furono perdonati dalle consorti, inclusa una notissima parlamentare fiera del proprio altisonante cognome.
Da Wilma Montesi all’Hotel Flora
Le feste private non sono una novità. Nell’Italia del boom economico, il ritrovamento del corpo della ventunenne Wilma Montesi sulla spiaggia di Torvaianica scosse la politica di allora. A partire dal 9 aprile 1953, parlamentari, un ministro, personaggi dello spettacolo e l’aristocrazia romana finirono in un vortice di inchieste che svelò festini e abitudini a base di droga e sesso. Fu coinvolto anche l’avvocato Giuseppe Sotgiu, presidente della Provincia di Roma ed esponente del Pci. Accompagnava la moglie in un postribolo perché incontrasse i suoi amanti, con il benestare del marito. All’epoca, al cinema proiettavano l’immagine di un’Italia povera ma bella, legata ai valori tradizionali, dove per legge vigevano ancora il divieto di aborto, il delitto d’onore, il matrimonio indissolubile e l’impossibilità per una donna di aprire un conto corrente senza il consenso del marito. Nella Seconda Repubblica, oltre al bunga bunga, lo scandalo dell’Hotel Flora. Un deputato pugliese cattolicissimo si organizzò un festino con due escort, la necessità di chiamare l’ambulanza portò tutti a conoscenza del fatto. E allo scandalo familiare. Ciò che è pubblico non fa paura; ciò che si nasconde diventa un’arma di ricatto perfetta. Lo abbiamo visto con i processi sulle “cene eleganti” di Arcore risolte in un nulla di fatto.
Il vicolo cieco del ricatto
Destra, sinistra, politica, impresa e informazione: il fango dei segreti lambisce ogni area politica. La morigeratezza è considerata un obbligo per gli altri. A sinistra arrivano accuse di nepotismo? La realtà mostra che da Nicola Fratoianni al Pd fino al Movimento 5 stelle candidature e posti sicuri garantiti a parenti sono un fenomeno diffuso. E anche da quelle parti, non solo a destra, qualche segreto orgiastico c’è. Nemmeno troppo segreto, a dire il vero. C’è un esponente politico che è chiamato in modo indiscreto “il thailandese”, non a caso. Anche il mondo del giornalismo non è immune. Anni fa, un noto fustigatore di costumi fu visto in un parcheggio dell’Eur insieme a uno spacciatore transessuale. La notizia non uscì sui giornali, ma l’assenza di pubblicità lascia supporre che quel cronista sia rimasto sotto ricatto. Una dinamica simile a quella vissuta dall’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo: se lo scandalo non fosse emerso, sarebbe rimasto schiavo dei suoi aguzzini. Non a caso, esistono gestori di case private che organizzano feste a tema per la politica e l’informazione, offrendo discrezione in cambio del parziale o influente controllo sui destini del Paese.
La nuova questione morale
I russi investono un miliardo e mezzo di dollari nella loro guerra asimmetrica. Pensare che non vadano a caccia di materiale compromettente su giornalisti, militari, politici, imprenditori italiani è da ingenui. Ricordiamo il lettone inviato da Vladimir Putin a Silvio Berlusconi: un regalo goliardico o un avvertimento? Le leadership italiane chiacchierate sono una liability, un pericolo per la sicurezza nazionale. È questa la vera, nuova questione morale: non si tratta solo di avere le “mani pulite”, ma di garantire trasparenza e lealtà verso la patria.
La nuova legge elettorale
Se la nuova legge elettorale sarà approvata, i leader di partito avranno un potere monopolistico sulle candidature e decideranno chi occuperà i posti di comando nell’Italia del futuro. La responsabilità di depurare le proprie liste da chiunque sia ricattabile dai colpevoli di liability, è loro. Se non eserciteranno il loro potere istituzionale, cederanno il controllo del nostro futuro a potenze straniere e organizzazioni criminali in possesso di foto o documenti compromettenti.
La libertà e gli scandali
Non chiediamo un’Italia di “puri”. La purezza ha il vizio di essere maniacale e porta o alla menzogna o alla tragedia. È anche vero che tra i protagonisti oggi non si intravvedono né Savonarola, né Catone, né San Francesco o Santa Rita. Quindi il rischio è francamente ridotto. Ma proteggere l’Italia dagli scandali ha un ruolo strategico di difesa della libertà, anche dei costumi. Chi ha però qualcosa da nascondere non può diventare un’arma di ricatto contro Roma, il Quirinale, Palazzo Chigi e nemmeno di Confindustria, dei sindacati, della magistratura o della Fnsi.
Aggiornato il 02 ottobre 2026 alle ore 13:31
