Posto che tutti i partiti nazionalisti andati prima o poi al potere in Paesi come Slovenia, Ungheria, Italia e fra poco anche Germania – a quanto sembra – hanno posto il veto a sanzioni europee contro Israele e contro i settlers in Giudea e Samaria o in certi casi (vedi la Slovenia) hanno persino riconosciuto Gerusalemme come la capitale storica e naturale dello Stato ebraico o in altri casi, vedi Italia, stanno promuovendo leggi più severe contro chi incita all’odio contro gli ebrei e contro lo Stato di Israele, uno si domanda: ma queste accuse di “nazismo”, rivolte ora a Viktor Orbán, ora a Vox, e adesso all’AfD, su cosa sono tarate? Quali i parametri per gridare all’allarme istituzionale?
Non risultano infatti sfilate con le croci uncinate o notti dei cristalli (appunto contro i negozi degli ebrei) ma anzi oggi la destra, anche estrema, europea si distingue per l’appoggio a Israele contro il terrorismo islamico. Oltre che per idee ben precise in materia di contrasto all’islamizzazione strisciante e palese delle società europee e per concetti come la “remigrazione”. Cioè l’idea forse utopica di rimandare a casa propria quanti tra i clandestini che hanno invaso l’Europa si siano resi responsabili di reati più o meno gravi , grosso modo dallo spaccio di droga allo stupro passando per i femminicidi e i maltrattamenti di mogli e figlie femmine. Un panorama desolante che non si può fingere di non vedere.
Allora l’accusa di nazismo è parametrata su ciò? O sull’ostilità alla cosiddetta ideologia “woke” e alla propaganda Lgbtq+ anche nelle scuole elementari? C’è da chiederselo nei giorni in cui vediamo la sinistra italiana sfilare in piazza accanto a chi porta bandiere di Hamas, Iran ed Hezbollah per opporsi al varo del disegno di legge contro l’antisemitismo. Che forse è l’unico parametro su cui si può misurare chi è nazista e chi no. Siamo sempre al mondo rovesciato in cui è nazista chi difende Israele ed è progressista chi parteggia per il terrorismo islamico?
Le accuse di nazismo alla AfD proprio per questo fanno ridere. E non solo per questo. E pensare di mettere fuori legge un partito che vuole fare remigrare gli immigrati che delinquono e quelli che fungono da quinte colonne al terrorismo islamico in Europa – ma che in compenso vorrebbero proteggere gli ebrei in Europa dalle vere e proprie persecuzioni che quegli stessi immigrati islamisti, appoggiati dalla sinistra estrema e da quella woke e Lgbtq+, perpetrano a ogni piè sospinto da Parigi e a Berlino passando per Roma e Madrid, sotto l’egida della foglia di fico pro-Pal – è atto di disonestà intellettuale suprema. E anche un insulto alla logica. Osservare in piazza i figli e nipoti dei partigiani dell’Anpi che non vogliono una legge che rafforzi le difese contro l’antisemitismo e che manifestano insieme a chi porta le bandiere di Hamas, Hezbollah e della Repubblica islamica di Teheran è una cosa che come dicono a Roma “non se po’ vede”.
Ritorna allora la prima domanda: su cosa è tarata la narrativa e la accusa di nazismo ai partiti europei di destra nazionalista? E per quelli di questa sinistra che etichetta dobbiamo usare?
Aggiornato il 11 settembre 2026 alle ore 12:46
