Il fine vita apre una nuova partita nel centrodestra
Il Veneto apre una voragine nei cieli della politica italiana e il boato si avverte nitido lungo l’asse che collega Venezia a Roma, dove i palazzi del potere osservano una crepa che rischia di polverizzare il perimetro identitario della coalizione di centrodestra. Con l’approvazione della legge regionale sul fine vita, voluta e blindata da Luca Zaia, non ci troviamo soltanto di fronte a un primato amministrativo che fa della prima regione governata dal centrodestra un apripista sui diritti civili. Siamo dinanzi a un potenziale terremoto politico, destinato a ridisegnare geografie e rapporti di forza della coalizione di Governo. Nei corridoi romani i retroscena si rincorrono frenetici, perché la mossa veneta non appare come un episodio isolato, ma come il manifesto politico di un’insofferenza profonda che cova da tempo tra i governatori del Nord e i vertici nazionali del partito. Zaia, insieme a Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, ha scelto di strappare il velo dell’ipocrisia, certificando la distanza da una gestione romanocentrica della Lega che, a suo giudizio, non risponde più alle esigenze e alla sensibilità pragmatica dei territori produttivi.
Il governatore veneto, sfidando i dogmatismi della segreteria di Matteo Salvini e le resistenze identitarie di Fratelli d’Italia, ha dimostrato che esiste un centrodestra capace di dialogare con la modernità e con il mondo reale, senza trincerarsi dietro steccati ideologici. Ed è qui che si consuma il colpo di scena che potrebbe far tremare i tavoli della maggioranza. Perché attorno a questa “battaglia di civiltà” si starebbe muovendo, sottotraccia, un asse inedito, potenzialmente destinato a modificare gli equilibri della politica italiana. Da una parte c’è il mondo dei governatori del Nord, che rivendicano autonomia e maggior centralità. Dall’altra si muove quella componente di Forza Italia che fa riferimento direttamente a Marina Berlusconi e che trova in figure autorevoli come Stefania Craxi, attuale capogruppo al Senato, l’interprete di un riformismo liberale e laico, pronto a tessere la tela di un’alleanza trasversale capace di guardare anche al mondo riformista esterno al perimetro della coalizione. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, osserva con attenzione questa possibile sponda di pezzi di Forza Italia e della Lega, che potrebbe contribuire a sbloccare il dibattito sul fine vita anche in Parlamento. La nascita di un possibile asse tra il governatore leghista Luca Zaia e l’area liberale e moderata riconducibile a Marina Berlusconi disegnerebbe una tenaglia politica nei confronti dell’attuale blocco di comando, saldamente nelle mani di Giorgia Meloni, con il sostegno dei suoi vice Matteo Salvini e Antonio Tajani.
Non si tratterebbe più soltanto di una divergenza su un singolo provvedimento sul fine vita, ma del confronto tra due visioni politiche differenti: da un lato, la conservazione nazionalista e identitaria incarnata dai principali leader di Governo; dall’altro, un centrodestra del fare, riformista e laico, con un occhio ai mondi produttivi, che sceglie la via dei diritti e del buongoverno territoriale. Il Veneto, dunque, ha aperto una crepa che difficilmente potrà essere richiusa. I retroscena raccontano, infatti, di una possibile strategia che potrebbe puntare a logorare l’attuale assetto della maggioranza, offrendo un punto di riferimento politico a quei moderati che non si riconoscono più nelle logiche romanocentriche di cui si fanno interpreti le segreterie dei partiti di Governo. La partita è appena iniziata. Ma una cosa è certa: la scossa partita da Venezia potrebbe segnare un passaggio importante negli equilibri del centrodestra e aprire la strada a una nuova stagione politica, nella quale il Nord produttivo e la galassia liberal-riformista potrebbero rivendicare un ruolo centrale nell’agenda del Paese.
Aggiornato il 04 settembre 2026 alle ore 11:00
