Il privilegio di fare i rapinatori

I concetti di onestà, di correttezza, di probità sono alquanto labili. Vanno certamente rivisti. Almeno se non si vuol confliggere con il cosiddetto “pensiero unico”.  Quello della gente che impone una visione particolare della società. Che deve ispirarsi, oggi ancor di più, allo stravolgimento degli antichi valori. Significa che quelli che sono all’ultimo gradino vanno elevati al primo. E chi è al primo vada precipitato all’ultimo.

A me ripugna, fa ribrezzo, che nessuno, principalmente a livello politico, si applichi per arginare tanta rovina. Nello scontro tra la destra e la sinistra, la prima, che sostanzialmente ne è succube, soccombe nei confronti della seconda. E tutto perché quelli che si pongono, che dovrebbero rappresentare lo schieramento di destra, sono dei codardi. Con una paura che neppure permette di vergognarsi della loro infingardaggine.

Personalmente soffro quando avverto che non solo si rinuncia a contrastare le continue angherie dei “sinistrorsi”, ma che vi sia un compiacevole masochismo a farselo mettere – mi si perdoni la volgarità – in quel posto.

Il caso Roggero è una nuova ed ultima dimostrazione che Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati sono pervasi da una sorta di terrore, precipuamente culturale, che paralizza qualsivoglia reazione. 

Questi partiti, i loro esponenti non si può dire che neppure abbiano l’illusione di poter porre un argine alla tracotanza di chi comanda, pur non avendo investitura elettorale né potere di governo. Al massimo riescono a nascondere i timori, le paure, che energiche iniziative li faccia additare come fascisti. Quando poi, poverini, non hanno la tempra per una siffatta collocazione.   

Il caso del gioielliere Roggero è un’occasione di ulteriori constatazioni e riflessioni. Si è lasciato alla magistratura, come sempre, di imporre le filosofie, le prassi del marxismo più retrivo, del comunismo più becero e deteriore.

Il primo segnale lo si è avuto nell’aver la Corte di Assise, oltreché comminata una condanna fuori logica, ingiusta, spudoratamente punitiva, con tanto di concessione, a favore dei parenti dei rapinatori deceduti “per causa di servizio”, una provvisionale immediatamente esecutiva di ben 730.000,00 euro.

Si valuti che, ad esempio, per danni conseguenti alla morte di un onesto padre di   famiglia, con necessità di sopravvivere, le provvisionali della Corte, prevalentemente, si attestano su importi difficilmente superiori ai cento mila euro. Ebbene, invece, ai congiunti dei due rapinatori della gioielleria Roggero, si è assegnata una somma di tutto riguardo. Oggettivamente assurda.

Quando la Corte “elargente” avrebbe potuto – e dovuto – semmai ritenuti risarcibili dei delinquenti, adottare la nota formula “dei danni da determinarsi in sede civile”.  Senza concessione di una qualche “provvisionale”. Cui non era affatto obbligata. Secondo quanto delinea l’art. 539 del Codice di procedura penale. Si è voluto sacramentare che la perdita della vita di un delinquente, peraltro proclive a delitti di violenza, lasciando di specificare “contro il patrimonio”, è un evento da risarcire esemplarmente.  

Non mi meraviglierebbe, perché magari la mentalità è questa, che, in parallelo, per questi magistrati illuminati, viga il principio, di alta valenza giuridica, che “Uccidere un Fascista non è reato”.

A danno di Roggero si è agito come peggio non si poteva. In sfregio al buon senso, al pensare comune delle persone oneste. Però un rimedio i nostri “eroi” dell’area governativa, che tanto sembra si affannino per porre nel nulla una ignobile forzatura di questo tipo di giustizia, ci sarebbe.

Semplice e di rapida realizzazione.

Basterebbe una legge ordinaria, anche con effetti retroattivi, la quale preveda che una condanna per qualunque reato e qualsiasi sia la pena, se a carico di un ultrasettantenne, che non abbia altra pendenza, obblighi il Giudice di sorveglianza a porlo agli arresti domiciliari.         

Non vi sarebbe pericolo che possa trarne vantaggio un incallito criminale. Nel caso in mafioso, di un camorrista, di uno ‘ndranghetista. In quella fascia di età sarebbero molto pochi, forse nessuno, che abbia carichi pesanti ostativi. Si gridi pure che ciò sarebbe un affronto alla magistratura, che ha emesso tre sentenze, che sanciscono che Roggero è un lucido assassino. A magistrature così pesantemente politicizzate, giustizialiste, spietate nei confronti delle vittime reali ed indulgente verso la delinquenza, questi affronti sarebbero più che legittimi.

Una magistratura che pur si sente erede di quella sovietica degli anni oscuri dello stalinismo. Di impronta cubana. Dove i nemici del Regime si condannavano e si giustiziavano senza complimenti. 

Inutile ripetere che questo tipo di magistratura andrebbe resa inoffensiva. Dal momento che condiziona, opprime, comanda. In questo momento si permette anche di sfottere questi personaggetti, senza attributi, che inadeguatamente, si definiscono di centro destra. Ma che non riescono mai a segnare un punto a favore della libertà dei cittadini. 

Fare di questo in favore di Roggero sarebbe comunque poca cosa. Perché stiamo parlando di un caso, di un episodio che avrebbe dovuto essere letto in maniera più assennata.

Se non fosse altro per i profili psicologici, per gli aspetti emotivi di un soggetto, appena fortemente traumatizzato dall’agire di energumeni senza scrupoli. Mantenere la sua umana reazione nell’alveo della legittima difesa, era equilibrata ed esatta applicazione di giustizia. Non si è avuto questo ed allora in qualche modo va riparato.

Attendere una grazia dal Presidente della Repubblica è inutile. Soprattutto perché ci sono oggettive problematiche tecniche.

Ma togliere Roggero dalla galera è una priorità assoluta.

Tra le soluzioni, quella sopra profilata, è più a portata di mano. Ma i nostri politici riusciranno a capire che è attuabile? E si sentiranno in animo di fronteggiare quelle sinistre che, in questa Italia divenuta imbelle, la fanno da padroni? 

(*) Avvocato

Aggiornato il 20 luglio 2026 alle ore 14:35