Il paradosso della bugia è noto. Se fai un’affermazione falsa rendi impossibile il confronto. L’interlocutore ti accuserà di mentire, tu farai lo stesso e bugia e verità saranno automaticamente sullo stesso piano. La bugia, negli affari e in politica, è la fine del confronto e dello scambio. Più bugie si dicono, più beni e imprese perdono valore e i partiti diventano autoreferenziali o servi di potenze straniere che con quattro spicci li corrompono.
TRUMP E L’ACCUSA DI FRODE ELETTORALE
Il presidente Trump ieri ha denunciato il sistema elettorale. Ha affermato che la Cina ha rubato i dati di duecentoventi milioni di elettori. Praticamente tutto il corpo elettorale. Il sistema di voto negli Usa è gestito dagli Stati, non dalla federazione. Lì funziona che se vuoi votare devi andare a registrarti. Ovviamente, il diritto di voto in questo modo diventa caotico. Ma le regole sono neutrali. Entrambi gli schieramenti le usano allo stesso modo. Se frode c’è, la fanno tutti. Quindi Trump ha mai mentito?
TRUMP MENTE?
In continuazione. Ne ha fatto una strategia. Il suo vanto è di essere imprevedibile. Ma l’economia ne risente, i contratti ne risentono, e se fai la guerra senza preparazione e a comando immediato, l’energia di tutto il mondo diventa costosissima. Aiuti i russi, ma metti nei guai il mondo avanzato. Trump mente e lo dichiara senza problemi. E rende più povero il mondo. Ma il mondo non è lui. Lui si arricchisce.
PERCHÉ L’EUROPA È UNITA, ALLORA?
Le bugie di Trump hanno riunito i Paesi europei in una politica estera non unica ma molto convergente. L’Europa è un continente popolato da persone più sottili e attente degli Usa. Siamo abituati a sondare le vere intenzioni politiche dei leader. E i leader sono raffinati matematici elettorali, oltre che parolai retorici. In ogni Paese europeo c’è anche una leadership che soppesa premesse e conseguenze e solo poi decide se osare una posizione intransigente.
IL PROBLEMA DEI VALORI
Una posizione netta è figlia dei valori politici che utilizziamo. La politica aziendale si basa su valori condivisi col cliente. Durabilità o consumo rapido, per esempio, sono già una traduzione valoriale. Se faccio un buon prodotto che dura, venderò meno prodotto ma avrò clienti affezionati. Se vendo un prodotto di uso immediato, tanti prodotti venduti e scarsa fedeltà dei clienti. In politica, la bugia rende il posizionamento veloce. L’elettore sarà infedele. Ma anche il politico potrà cambiare la propria posizione rapidamente e senza alcun senso di colpa. La fast fashion cambia rapidamente. La fast policy, la politica bugiarda, scassa le istituzioni e il rapporto fiduciario con gli elettori. Negli Usa ne sanno qualcosa. Nessuno è certo che il sistema istituzionale possa reggere le continue spallate di Trump. L’Europa ha trovato un collante e un rinnovato entusiasmo per la democrazia liberale a causa delle spallate di Trump e di Putin, alleati personali e contrari all’uguaglianza e alla democrazia.
L’ITALIA DELLE VERITÀ
L’Italia della verità forse non esiste. Ma le linee rette della politica di Giulio Cesare sono un patrimonio ereditario. Dire quel che farai e farlo, rende chiaro il percorso futuro. Cesare vinceva per questo i comizi tribali che eleggevano i tribuni. Augusto, il più longevo politico d’Europa, era abituato alla doppiezza, ma sapeva che le istituzioni romane andavano rispettate, e l’impero aveva bisogno di stabilità e certezze. Augusto era costante. Augusto teneva alla ‘accountability’ o alla fiducia.
I VALORI IN POLITICA
Qui torniamo all’importanza dei valori e delle politiche istituzionali e imprenditoriali. I valori non sono ancore visibili. Vanno dichiarati e rispettati. Un set di valori è rispettato se c’è una comunità che li rispetti. Le ancore sono le comunità che esprimono dei valori stabili. Il riformismo è un valore. La tensione continua verso un futuro di progresso è un valore stabile e progressista. La tensione verso il passato è stabile come valore e predica però il ritorno ad una libertà limitata ai ricchi. I poveri si arrangino e non diano fastidio. In genere, quest’ultima soluzione produce violenza diffusa e non conviene.
IN ITALIA IL CONFRONTO È TRA DESTRA E DESTRA
La coalizione guidata da Giorgia Meloni riunisce repubblicani e fascisti, liberali e putiniani ed è di destra conservatrice. La coalizione di opposizione è divisa in tre tronconi con leadership di Conte, Fratoianni e Schlein. Dicono pace, ma sostengono Russia e islamismo teocratico. Schlein è una poesiola imparata a memoria al giorno. L’opposizione al governo Meloni è indistinta, confusa. Entrambi gli schieramenti non hanno ancoraggio. E sono entrambi di destra e considerano il popolo solo come strumento per ottenere il potere. Vogliono dominazione.
NASCONO I RIFORMATORI
Questa naturale diffidenza verso i teorici della dominazione delle élite ha prodotto la teoria del terzo polo. Non si aggrega con decisione perché l’area liberale non riesce a trovare un ancoraggio di valori. Ma la scorsa settimana c’è stato un piccolo evento di tre movimenti e un partito che hanno sottoscritto un patto di federazione: I Riformatori. Nascono da socialdemocratici e liberali che dichiarano di far corrispondere una comunità e un assetto valoriale stabile: riformismo e tensione verso un futuro di libertà individuale, ricchezza, solidarietà, welfare, dignità e collocamento europeo in senso di matria continentale che si basa su patrie nazionali.
Finalmente è tornata la sinistra in Italia
Secondo un’analisi lucida, questa federazione, oggi appena un vagito è davvero capace di strutturare un’area riformista. Il collante sono valori stabili e tensione verso il futuro. Possiamo dire che finalmente è stata fondata la sinistra in Italia. Mancava dal 1994. Ora è tornata con alla base liberalismo, socialdemocrazia e valori repubblicani. Mentre Vannacci appare sempre più l’ennesimo elemento di confusione, l’Italia che vuole un futuro migliore torna ad avere una possibilità. I Riformatori sono di sinistra perché liberali. Si riferiscono a Saragat e Matteotti. Matteotti era liberista. E fu ammazzato proprio per questo, col disprezzo di Gramsci, l’ordine di Mussolini e la disperazione dell’Italia operaia di allora che preferiva il gradualismo di Matteotti alle rivoluzioni violente. Un secolo dopo, i liberisti Matteotti e Mazzini sono la base dei Riformatori. Finalmente torna una base valoriale stabile. L’Italia e l’Europa hanno la loro ancora.
Aggiornato il 17 luglio 2026 alle ore 14:29
