Perché la Croma di Capaci a Palermo è l’auto di tutti gli italiani

Non è una lamiera qualunque. Quello scheletro di ferro accartocciato, strappato alla terra dall’esplosivo di Cosa Nostra, è uno specchio in cui l’Italia intera si riflette da oltre trent’anni. Lunedì 13 luglio 2026, lo svelamento a Palermo della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo non è stato un rito fine a se stesso. Al contrario, la presenza del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, ha sancito un momento di profonda unità nazionale e istituzionale.

La traslazione della vettura dall’Itinerario della memoria fino a Palazzo Jung, sede del museo del presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, porta con sé un significato politico e sociale che va ben oltre la commemorazione.

UN SEGNALE NON RETORICO: LO STATO PRESIDIA IL TERRITORIO

Il ritorno del governo a Palermo e la scelta di inaugurare questo spazio di memoria permanente rappresentano un segnale concreto. In una terra che ha pagato il prezzo più alto nella lotta al crimine organizzato, le parole del Presidente Meloni in Prefettura hanno delineato una linea d’azione netta: “Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce”.

Per dare sostanza a questa affermazione, il Presidente del Consiglio ha proposto soluzioni operative immediate, ipotizzando controlli straordinari con il coinvolgimento dell’Esercito e delle Forze di Polizia in operazioni congiunte, focalizzate sui quartieri più a rischio della città, come lo Zen.

Questa non è retorica di facciata: è la dimostrazione che la memoria cammina di pari passo con il controllo del territorio e la tutela dei cittadini onesti.  

LA MAFIA SILENTE E L’OBBLIGO DI NON ABBASSARE LA GUARDIA

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta – Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro – erano, e rimangono, “carne e cuore” del nostro Paese. La mobilitazione attorno a un’icona così tragica impone una riflessione lucida sulla natura della criminalità organizzata odierna.  

Se le bombe degli anni ‘90 appartengono al passato, la minaccia odierna non è affatto svanita.

La mafia oggi è: invisibile e silente: Ha abbandonato la strategia stragista per mimetizzarsi nel tessuto economico e finanziario.

Infiltrante: cerca costantemente di entrare nelle istituzioni e di inquinare i settori sani dell’economia.  

Imprenditoriale: sfrutta la burocrazia e i flussi di denaro pubblico per ripulire i proventi illeciti.

Proprio per questo motivo, il gesto del governo a Palermo punta a rafforzare la lotta alla mafia.

Ricorda a tutti che l’attenzione non può essere abbassata e che gli strumenti di contrasto, sia legislativi che operativi, devono evolversi alla stessa velocità delle dinamiche mafiose.

Custodire quella vettura distrutta nel cuore di Palermo significa esporre una ferita aperta che impedisce a chiunque di cedere all’indifferenza o alla rassegnazione.  

Aggiornato il 14 luglio 2026 alle ore 13:58