Sconfitte dell’oligarchia radical chic

Se si leggono e sentono i vari commenti alla tornata di elezioni comunali di domenica scorsa, si ha la sensazione che la vittoria del centrodestra, senza ballottaggio, a Venezia, in luogo dell’atteso trionfo della sinistra, non sia capito nella sua dinamica più profonda, neppure da un filosofo acuto come Massimo Cacciari. È uno specchio di una situazione garanzia, forse, della riconferma di una maggioranza di destra alle prossime elezioni politiche, tra un anno. Il dogando lagunare, in cui si è votato, è al centro di una grande area metropolitana estesa nella terra ferma. Tuttavia, già al suo interno, contiene due luoghi anche socialmente diversi: la sponda di terraferma sulla laguna: Mestre e Marghera; il cosiddetto centro storico, cioè i sestieri delle isole attorno a Rialto, San Marco. Il centro storico, tra settore turistico, istituzioni culturali e fondazioni d’arte, università degli studi dà lavoro a un sacco di persone, ma quasi tutti arrivano al mattino dalla terra ferma. La vita, in laguna, ha costi proibiti: sia per alloggio, fabbricati antichi e di manutenzione difficile; sia per l’alimentazione, tutto giunge in barca, pochi gli orti sopravvissuti nelle isole. Di conseguenza i residenti sono una oligarchia di condizioni sociali molto alte, salvo eccezioni.

I residenti in Venezia di più modeste condizioni abitano la sponda di terra ferma sulla laguna, Mestre e Marghera. I voti a Simone Venturini e al centrodestra, che hanno determinato il risultato, vengono dai seggi di lì. Gli unici seggi che hanno alimentato la sinistra sono del centro storico, dove risiede la sparuta oligarchia radical chic. La sorpresa di Massimo Cacciari sta nel fatto che vive in mezzo a quell’ambiente. La sinistra, anche nel resto della nazione, ormai, rappresenta quel ceto. Anche a Roma, il voto a sinistra è pariolino. Già celebri indagini accertarono come, negli anni settanta del mille novecento, i delegati ai congressi del Partito comunista diretto dal marchese Enrico Berlinguer erano di estrazione alto borghese; una componente operaia quasi inesistente. Come conseguenza, la politica di sinistra si è modellata sulle esigenze dei ceti che ne forniscono la classe dirigente. L’aedo di questi ne fu Eugenio Scalfari, dapprima con L’Espresso, poi con la Repubblica. La piccola e media borghesia venne sacrificata a queste esigenze. Cominciò per essa un processo di proletarizzazione. Dapprima cercò ingannevole protezione in certi settori democristiani o socialisti craxiani; una minoranza venne attratta dalla fiamma del Movimento sociale italiano, perché originata da un neofascismo repubblichino che cercò di nobilitarsi con ritorno alle origini socialiste e repubblicane dei primi novecento. Il Partito liberale italiano non fu in grado d’intercettare il voto di masse in via d’impoverimento, perché la sua direzione aveva troppi interessi collegati all’Assolombarda o a Confindustria.

Quando l’assetto partitico del Secondo dopoguerra entrò in crisi, negli anni Novanta, questa piccola borghesia impoverita credette in parte al localismo della Lega nord, poi al propagandato partito liberale di massa berlusconiano. Intanto una giovanissima Giorgia Meloni cominciava la sua militanza nella sezione Garbatella della fiamma tricolore. La storia successiva la vediamo. La sinistra radical chic fa battaglie che interessano solo individualisti ultra benestanti ed il Governo di Giorgia Meloni, con tutte le difficoltà di un momento difficilissimo per le ricadute economiche della situazione internazionale, con un non facile bilanciamento tra esigenze di mercato e retaggi di destra sociale, consolida la rappresentanza della maggioranza della nazione. Simone Venturini ha tarde radici democristiane, ma le dinamiche veneziane rispecchiano quelle nazionali.

Aggiornato il 27 maggio 2026 alle ore 12:45