Fratelli d’Italia detta la linea di politica finanziaria del Governo. Marco Osnato, responsabile economico del partito, in un’intervista al Corriere della sera parla della risoluzione di maggioranza che giovedì, con Forza Italia e Lega, presenteranno al Documento di finanza pubblica licenziato dall’Esecutivo. “La risoluzione che presenterà la maggioranza – sottolinea il deputato – non conterrà nessuna uscita. Però per la crescita e lo sviluppo serve più flessibilità: quindi si rimane nel Patto di stabilità ma usando quelle flessibilità previste. Mi riferisco alla clausola di salvaguardia garantita dall’articolo 26 in caso di grave congiuntura negativa”. In Parlamento, assicura, “la risoluzione che presenteremo sarà una”. Parlando della Lega, Osnato commenta: “Siamo abituati alle iperboli borghiane, nessuna sorpresa, ma chissà che ne pensano i suoi compagni di partito, il ministro Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario Federico Freni”. Sull’Europa, poi, il deputato meloniano sostiene che “oggi ci sono delle rigidità assolutamente incomprensibili, ma dobbiamo dare dei segnali di crescita al mondo produttivo, ce lo chiedono tutti, non c’è solo la crisi attuale, bisogna derogare con strumenti che incentivino crescita e produttività”. All’Italia, conclude, vanno riconosciuti gli sforzi degli ultimi anni: “Siamo il primo Paese del G7 rientrato in avanzo primario; abbiamo la media dello spread inferiore ai 90 punti; abbiamo un rating positivo da tutte le agenzie; il nostro debito, che ancora c’è, è però molto appetibile”.
Com’è noto, la Lega, in tema di economia, si muove su una diversa lunghezza d’onda dal partito di maggioranza relativa. Armando Siri, capo dei dipartimenti del Carroccio e consigliere di Matteo Salvini a Palazzo Chigi, in un’intervista a Repubblica ribadisce che la proposta leghista di uscire dal Patto di stabilità non è “ideologica”. Per Siri, “il Governo fino a oggi ha dato priorità al mantenimento dei conti, ma non siamo certo il Governo Draghi-Monti”. Per un’uscita unilaterale dal Patto di stabilità, dice Siri, “i modi ci sono e non necessariamente debbono essere eretici. Uno scostamento di bilancio per l’Italia che negli ultimi anni, proprio grazie a questo Governo ha stabilizzato il debito, si può consentire attivando ad esempio l’articolo 26 del nuovo patto”. L’articolo, spiega, è “previsto proprio per sostenere i singoli Paesi che possono trovarsi, come noi oggi, in difficoltà straordinarie indipendenti dalla propria volontà”. L’emergenza determinata dalla crisi energetica, sottolinea Siri, “è conclamata. Tra un po’ si fermeranno i tir e gli agricoltori sono in affanno. È una crisi di sistema perché è noto che siamo un Paese con una forte dipendenza energetica”. Per questo, conclude riferendosi alla risoluzione al Dfp che va in aula giovedì, “nessuno penso voglia alzare muri per separare le difficoltà degli italiani dalle decisioni politiche necessarie”.
Anche secondo Alberto Bagnai, responsabile economia della Lega, “il Patto di stabilità ha frenato gli investimenti. La deroga è un atto di buon senso”. Il deputato leghista, ai microfoni di Radio24, rimarca che “i dati storici ci dicono che il Patto non ha funzionato: non solo non ha evitato la crisi dei debiti sovrani, ma ha anche compresso la produttività europea, che prima del 1997 viaggiava al doppio di quella statunitense, mentre dall’adozione del Patto è cresciuta della metà rispetto a quella degli Stati Uniti. Chiaramente le politiche procicliche imposte dal Patto hanno compresso gli investimenti pubblici e privati e quindi la produttività”. Bagnai spiega che “derogare ad un meccanismo che ha frenato lo sviluppo è un atto di buon senso. Gli scostamenti di bilancio, se mirati e tempestivi, non sono una minaccia per i conti pubblici ma uno strumento per stabilizzare l’economia e prevenire gli effetti distorsivi dell’inflazione sul potere d’acquisto. Un Governo che ha ampiamente dimostrato senso di responsabilità non ha motivo di temere il giudizio dei mercati”.
Aggiornato il 28 aprile 2026 alle ore 17:24
