Durante la discussione sul Decreto sicurezza, alla Camera è andato in scena il caos. I deputati delle opposizioni hanno accerchiato i banchi del Governo nell’Aula della Camera “occupandone” lo spazio durante la discussione sul Decreto sicurezza, in una votazione sulle pregiudiziali. “Non potete bloccare i lavori del Parlamento, liberate i banchi del governo”, ha detto il presidente di turno Fabio Rampelli che ha poi espulso il dem Arturo Scotto e sospeso la seduta. Ma cosa prevede il testo? Dalla stretta “anti maranza” al fermo preventivo per cortei e rimpatri dei migranti. Il Decreto sicurezza, in 33 articoli, riassume i provvedimenti del Governo all’insegna della fermezza. Dopo il via libera del Senato, il testo è ora all’esame della Camera in attesa della conversione in legge. Varato dal Governo il 5 febbraio, è stato firmato dal presidente della Repubblica 19 giorni dopo. Il testo, che deve ricevere il definitivo sì entro poche ore visto che la scadenza per la conversione (fissata il 25 aprile), comprende misure per la lotta alla criminalità, (specie giovanile o a carico di minori ad esempio coinvolti in accattonaggi); sanzioni più severe per manifestazioni e cortei; norme su organici e tutele delle forze dell’ordine e altre sulla gestione dell’immigrazione.
Nel dettaglio, l’articolo 1 interviene nella lotta ai “maranza” e introduce il divieto di porto e vendita di coltelli con la deroga – voluta e aggiunta dal centrodestra al Senato – sulle tipologie di coltelli che si possono portare in giro anche senza una motivazione valida. Tra gli articoli più contestati dal centrosinistra, figura la stretta su proteste e occupazioni: per le prime viene introdotto il fermo preventivo fino a 12 ore, che scatta per impedire che una persona, considerata pericolosa, possa partecipare a una manifestazione. Riguardo le occupazioni di immobili, previste sanzioni fino a 7 anni e fino a 6 anni per chi blocca strade e ferrovie. Altra novità è il cosiddetto “scudo penale” previsto inizialmente per le forze dell’ordine, e poi esteso a tutti coloro che, se commettono un reato con una causa di giustificazione, vengono iscritti in un registro indagati distinto. Frutto di un emendamento condiviso dalla maggioranza e presentato a marzo è quello sui rimpatri volontari. La novità – approvata con il primo via libera del Senato – prevede che il Consiglio nazionale forense sia coinvolto nel sistema di incentivi che premia l’avvocato che segue il rimpatrio volontario di un migrante. Al legale andrebbe un contributo di 615 euro e solo a rimpatrio concluso. Il provvedimento interviene pure sui mandati dei vertici delle forze dell’ordine, con due emendamenti aggiunti in corso d’opera dalla maggioranza. Uno proroga al 31 dicembre l’incarico del comandante della Guardia di finanza Andrea De Gennaro; l’altro allunga a 2 anni il mandato del vicecomandante dei Carabinieri, allineandolo ad altri corpi.
La premier Giorgia Meloni, parlando con i giornalisti a margine della visita al Salone del Mobile, è intervenuta sul provvedimento. “Sul Decreto sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni”. La presidente del Consiglio sottolinea: “Non mi è esattamente chiara la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante, che fa ricorso contro un decreto di espulsione non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato. A me non è chiaro. Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d’accordo. È uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti e uno strumento che stiamo lavorando per rafforzare. Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo. Ora scopro che non siamo d’accordo più neanche sul rimpatrio volontario assistito ma noi andiamo comunque avanti”.
Aggiornato il 21 aprile 2026 alle ore 17:01
