Americanismo, atlantismo e cattolicesimo. Una distinzione da fare

Questi pericoli, cioè il confondere la licenza con la libertà, la passione per la discussione e il disprezzo di qualsiasi argomento, il presunto diritto di sostenere qualunque opinione su ogni questione e di divulgarla a mezzo stampa al mondo intero, hanno talmente ottenebrato le menti che oggi si avverte più che mai il bisogno del magistero della Chiesa, affinché non si perda il senso della coscienza e del dovere”.

Sono parole contenute nella lettera apostolica “Testem benevolentiae nostrae” che, il 22 gennaio 1899, l’allora regnante Leone XIII scriveva al Cardinale James Gibbons di Baltimora.

Una lettera sorprendentemente caduta nell’oblio, con la quale Leone XIII condannava quello che fu chiamato “americanismo” e denunciava una deriva che, già all’epoca, stava prendendo piede tra i cattolici.

L’americanismo segnalato dal Santo Padre consisteva nel tentativo di adattare la dottrina cattolica alla modernità attenuando il rigore dei dogmi e privilegiando l’autonomia individuale rispetto alla guida della Chiesa. Questa posizione era percepita dal Papa non solo come un’insubordinazione, ma come un ribaltamento gerarchico a favore di una visione più democratica e meno legata all’obbedienza al clero. Il Pontefice difendeva l’autorità del magistero contro un presunto cattolicesimo a misura di democrazia moderna.

Nonostante sia trascorso oltre un secolo dal fermo monito al Cardinale Gibbons, la questione dell’americanismo, pur con i dovuti distinguo tra epoche certamente diverse, conserva intatta la sua rilevanza, soprattutto perché rivela problematiche ataviche, interne ai rapporti tra la Chiesa Cattolica e Stati Uniti.

Il concetto di americanismo denunciato la Leone XIII trascendeva i tradizionali steccati ideologici tra repubblicani e democratici, conservatori o progressisti. In un certo senso oggi sembra riemergere la storica tentazione di Washington di porsi in una posizione di superiorità morale e politica nei confronti del Vaticano.

Questa tentazione la vediamo ripresentarsi in questi giorni negli scomposti attacchi del Presidente Americano Donald Trump e, più recentemente, del suo vice, J.D. Vance, nei confronti di un altro Papa, che porta il nome di Leone, accusato di essere “debole sulla criminalità e pessimo per la politica estera”.

I volgari attacchi di Trump − indirizzati verso Leone XIV, una delle poche voci che invita alla ragione e alla pace − non riflettono solo il declino dell’attuale leadership Usa, ma confermano come non sia scomparso l’americanismo denunciato da Leone XIII.

Sul piano geopolitico, tale orientamento si traduce in un atlantismo che spesso diverge dai precetti della Dottrina Sociale della Chiesa. Questa frizione tra interessi strategici e valori etico-religiosi costituisce una tensione latente e ancora irrisolta all’interno degli equilibri del blocco occidentale.

Tale considerazione appare ancor più pertinente se si osserva come l’Occidente contemporaneo si sia progressivamente distaccato dalle proprie radici cristiane e cattoliche. Esso si configura oggi come l’area più secolarizzata del globo, in piena crisi antropologica, propulsore di istanze ideologiche e antiumane come, ad esempio, il transumanesimo e la cultura woke.

Peraltro, l’esistenza stessa di un “Occidente” unitario, cementato da una comune identità religiosa e culturale, appare un interrogativo aperto.

In particolare, questa narrazione tende a sottovalutare la faglia profonda che separa la genesi degli Stati Uniti − intrisi di una matrice individualista e contrattualista di derivazione protestante − dall’Europa plasmatasi nell’alveo dell’ordine organico del cristianesimo medievale.

Tutto questo ci porta a ritenere che sia un errore concettuale identificare gli interessi della Chiesa Cattolica con quelli dell’Occidente a trazione statunitense.

Ed invero, il cattolicesimo, per sua natura universale (cattolico, appunto), non può esaurirsi né coincidere con il perimetro ideologico dell’occidentalismo e dell’atlantismo, né tanto meno con gli interessi economici e militari degli Stati Uniti. Difendere questa distinzione non significa rinnegare gli elementi di continuità effettivamente esistenti, ma preservare la libertà della Chiesa da una subalternità politica che ne limiterebbe la missione escatologica.

In virtù del mandato di autonomia che la Chiesa deve preservare da ogni egemonia politica, appare del tutto coerente la postura di Leone XIV nel distanziarsi da una presidenza americana percepita come destabilizzante e priva di freni diplomatici. E ciò a maggior ragione se si pensa alla rete eterogenea e trasversale − composta da ideologi neocon, correnti millenariste protestanti e frange del sionismo radicale − che da decenni “occupa” la Casa Bianca, esercitando una pressione tale da snaturare il ruolo degli Stati Uniti.

Malgrado una parte del mondo cattolico fatichi a percepire la gravità della posta in gioco, i costanti appelli alla pace di Leone XIV agiscono come un monito profetico. Forse il Papa ci sta segnalando come le spinte estremiste e belliciste, lungi dal proteggere l’Occidente, ne stiano di fatto compromettendo le fondamenta morali e la tenuta geopolitica.

Senza voler appoggiare regimi violenti o cedere a un falso pacifismo, è vitale evitare azioni unilaterali e illegittime, contrarie al diritto internazionale, che rischino di rompere i fragili equilibri globali, trascinandoci così verso un conflitto su vasta scala.

Sovvengono le parole di Pio XII del 24 agosto 1939, nel radio messaggio rivolo ai governanti ed ai popoli nell’imminente pericolo della guerra: “Ci ascoltino i forti, per non diventar deboli nella ingiustizia. Ci ascoltino i potenti, se vogliono che la loro potenza sia non distruzione, ma sostegno per i popoli e tutela a tranquillità nell’ordine e nel lavoro. Noi li supplichiamo per il sangue di Cristo, la cui forza vincitrice del mondo fu la mansuetudine nella vita e nella morte. E supplicandoli, sappiamo e sentiamo di aver con Noi tutti i retti di cuore; tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia tutti quelli che soffrono già, per i mali della vita, ogni dolore. Abbiamo con Noi il cuore delle madri, che batte col Nostro; i padri, che dovrebbero abbandonare le loro famiglie; gli umili, che lavorano e non sanno; gli innocenti, su cui pesa la tremenda minaccia; i giovani, cavalieri generosi dei più puri e nobili ideali. Ed è con Noi l’anima di questa vecchia Europa, che fu opera della fede e del genio cristiano. Con Noi l’umanità intera, che aspetta giustizia, pane, libertà, non ferro che uccide e distrugge. Con Noi quel Cristo, che dell’amore fraterno ha fatto il Suo comandamento, fondamentale, solenne; la sostanza della sua Religione, la promessa della salute per gli individui e per le Nazioni”.

Aggiornato il 20 aprile 2026 alle ore 11:32