La destra di Gasparri per gli esuli di Fiume, Venezia Giulia e Dalmazia

“La storia va storicizzata”. La frase è di Benedetto Croce e sintetizza lo storicismo assoluto del filosofo formulato in La storia come pensiero e come azione (1938), secondo cui il corso degli eventi non è semplice narrazione di fatti passati, ma una ricostruzione razionale che deve essere costantemente reinterpretata alla luce delle domande del presente. Solo quando viene compreso il nesso causale con il progresso civile e umano si può parlare di libertà. Ci sono pagine altamente storicizzate, ma ci sono eventi che ancora necessitano di ricostruzioni e analisi. Tra queste gli anni dell’occupazione jugoslava da parte delle truppe del maresciallo Josip Broz Tito di Istria e della Dalmazia, dopo la sconfitta del 1945 e la conseguente Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, che portò alla tragedia delle Foibe e all’esodo di 300mila italiani, che dovettero lasciare quella parte non più italiana. L’opera di storicizzazione è affidata alle fertili associazioni di esuli, tra cui Anvgd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) di Roma, presieduta dalla professoressa di storia europea Donatella Schürzel, attiva in iniziative culturali e di impatto comunicativo, in particolare per portare nelle scuole la conoscenza di queste pagine. Un programma a tappe esteso lungo tutto l’anno e in tutto il paese, che culmina nella Giornata del ricordo, stabilita ogni 10 febbraio e istituita nel 2004 durante il Governo Berlusconi II, che quest’anno è stata celebrata nell’Aula di Montecitorio alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e delle più alte cariche.

La narrazione delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è fitta di particolari dolorosi e circostanze grigie, che il tempo non cancella e solo la memoria può sanare. Per questo l’Anvd, guidato dalla volontà della Schürzel e dei soci esuli, ha presentato incontri incentrati su opere editate per entrare nei fatti e ripercorrerli. Il 23 marzo scorso a Palazzo San Macuto, a Roma, è stata presentato il libro Osimo negli organi di stampa. La negoziazione nel 1974 e l’Associazione nel 1994 della Slovenia all’Unione europea, a cura di Eufemia Giuliana Bodicin (Serena Editore) e Fiume addio! L’epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo. 1940-1954, saggio storico di Marino Micich (Mursia). Il 1° aprile, nella sede romana della Regione Friuli-Venezia Giulia, si è svolto un dibattito sul libro della ricercatrice Barbara Vinciguerra Voci di donne. La rivista femmina nella Triste degli anni Venti (Vita Activa). Il Trattato di pace di Osimo, siglato il 10 febbraio 1947, aveva lasciato in sospeso la sorte di Trieste e di una parte dell’Istria, che avrebbero dovuto costituire il Territorio libero di Trieste. Invece si consolidò la demarcazione tra Zona A (Governo militare angloamericano) e Zona B (Governo militare jugoslavo). Il Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 assegnò Trieste all’amministrazione civile italiana, mentre nei distretti di Capodistria e di Buie s’instaurò quella jugoslava. Il trattato fu approvato quasi nell’indifferenza generale, a eccezione dell’opinione pubblica triestina, delle associazioni di esuli, dell’opposizione della destra missina e di pochi parlamentari. Dopo il crollo della Jugoslavia, l’Italia avrebbe potuto ridiscutere il Trattato con gli Stati successori, ma nel 1994 le pressioni internazionali convinsero il Governo a non porre veti. La destra storica, però, non ha mai smesso di combattere queste rimozioni e di schierarsi a fianco dei nostri connazionali, colpiti dalla doppia emarginazione dalle loro terre di origine e dal faticoso rientro in Italia per quanti non rimasero brutalmente uccisi. Il libro a cura della Bodicin, commentato dalla Schürzel, offre una vasta rassegna stampa delle vicissitudini della frontiera adriatica riportate dai giornali con le prese di posizione di autorevoli firme, di leader di partito e dell’informazione, che influenzarono il processo decisionale sul quale pesò la scarsa considerazione delle istanze della diaspora adriatica e gli interessi nazionali. Una gemma controcorrente è sicuramente l’editoriale “Siamo tutti istriani” di Indro Montanelli, pubblicato su Il Giornale il 30 settembre 1975. Un severo atto d’accusa e di furore contro il Trattato di Osimo, nel quale fu espressa solidarietà agli istriani, definiti “italiani due volte”. 

Montanelli denunciò l’abbandono delle terre giuliano-dalmate e degli italiani sotto il regime comunista titino criticando il Governo nazionale per aver ceduto su questioni di sovranità nazionale, evidenziando la tragedia dei profughi, fuggiti per non assoggettarsi al regime totalitario e definiti vittime dimenticate. Oltre ad Eufemia Giuliana Bodicin, hanno parlato tra gli altri Davide Rossi, docente universitario triestino, editorialista e nipoti di esuli e il senatore della giurisdizione Friuli-Venezia Giulia Paolo Sema. Ha preso la parola anche il senatore Maurizio Gasparri, nelle ore cruciali del post referendum, per il quale la questione è stata un impegno politico fin da giovanissimo. Gasparri ha toccato i temi di Fiume addio! di Marino Micich. “Dell’amico Micich – ha precisato il senatore azzurro – con il quale abbiamo condiviso una lunga attività per scuotere le coscienze rispetto a una storia che non deve essere dimenticata”. E ha ricordato quando, nel 1974, avendo lui poco meno di diciotto anni, mosse i primi passi di protesta proprio contro il Trattato di Osimo. “Salimmo addirittura al Quirinale – ha raccontato – eravamo un drappello di giovani determinati per una protesta non violenta, ma arrivati sotto al Colle giunse la polizia a disperderci. Per giovani di destra quegli accordi rappresentavano uno strappo alla Patria immerso nell’indifferenza. Oggi non è più così grazie alla caparbia e vasta opera di sensibilizzazione, perché il ricordo non è un fatto tecnico, non si diventa atei tra un evento e l’altro”.

Per spiegare ai più giovani l’importanza della “storicizzazione come metodo di libertà”, il senatore di Forza Italia ha rivelato un aneddoto: “Mia figlia, oggi ingegnere di ventisette anni, quando era piccola mi chiedeva che mestiere facessi. Sentire dalle sue compagne che avevano il papà medico o meccanico la incuriosiva. Cosa vuole dire fare il politico? Gli spiegai l’impegno ricorrendo a un fatto concreto. Il 15 febbraio 2020, per il Giorno del ricordo, si è svolta al Museo del Vittoriale, presieduto da Giordano Bruno Guerri, la cerimonia di sepoltura del sindaco irredentista di Fiume Riccardo Gigante, che coi legionari di Gabriele D’Annunzio nel 1919 si distinse nel difendere Fiume. I resti sono stati ritrovati solo nel 2018 in una fossa comune. L’identificazione è stata un’opera di volontà della memoria testamentaria di D’Annunzio. Insieme con volenterosi siamo riusciti, tramite il Dna, a portare a termine l’identificazione, coinvolgendo generali di Stato maggiore, uomini del Ris di Parma, specialisti, storici per dare degna sepoltura a Gigante con la cerimonia organizzata dalla Fondazione Il Vittoriale degli italiani e la Società di studi fiumani”.

Nel suo libro Marino Micich ha ricostruito il destino della popolazione di Fiume e l’esodo dei 300mila: “Fiume, la nostra Fiume, si è vuotata della sua anima italiana. Che cos’e rimasto di noi in quell’estremo limite del nostro confine? Dalla valanga che ci ha travolti sono emerse le pietre delle nostre case e dei nostri templi”. A partire dalle ricerche iniziate nel 1998 dalla Società di studi fiumani in collaborazione con l’Istituto croato per la storia di Zagabria, Micich ha ripercorso gli eventi dal 1940 al 1954: “L’occupazione militare jugoslava nel 1945, la dura repressione del nuovo regime comunista, le violenze subite e la lenta scomparsa dell’identità fiumana e delle vicine terre istriane. Un tributo alla memoria, ma anche un invito ai giovani ricercatori europei a esplorare le complesse vicende dei territori che si affacciano sull’Adriatico orientale, ancora oggetto di narrazioni parziali e strumentali. Una rilettura è necessaria per chiunque voglia capire, raccontare e tramandare la storia”.

(*) Osimo negli organi di stampa. La negoziazione nel 1974 e l’associazione nel 1994 della Slovenia all’Unione europea, a cura di Eufemia Giuliana Budicin, Casa Editrice Serena 2024, 256 pagine, 20 euro

(**) Fiume, addio!: L’epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo. 1940-1954 di Marino Micich, Nurisa Editore 2026, 344 pagine, 20 euro

Aggiornato il 20 aprile 2026 alle ore 12:11