Referendum e dintorni

Alle molte amiche e amici che annunciano che voteranno No (nulla da dire se ne sono convinti), racconto una piccola storia che mi riguarda direttamente. Mi è accaduto di fare il direttore responsabile di un settimanale glorioso che ha fatto epoca. Un settimanale che per programma aveva lo sberleffo e l’irrisione di tutti e tutto. In pochi mesi cumulai un’ottantina tra querele e denunce. Un magistrato veneto aveva predisposto perfino dei ciclostilati: ogni settimana doveva solo mettere la data e la relativa denuncia. Sempre la stessa denuncia, il giorno prima che il settimanale arrivasse in edicola. Tutte le querele e le denunce (coi tempi di Matusalemme) si sono risolte: perché non erano reato, o archiviate, o vinti i processi. Solo un caso, no. Ne guadagnai una condanna due anni e sei mesi senza condizionale, dunque da scontare. Condannato per una vignetta, di cui peraltro neppure ero autore.

Caso vuole che quella vignetta riguardasse un magistrato. I suoi colleghi di primo grado e di appello, e i relativi Pm, ritennero che quella vignetta meritasse due anni e sei mesi di carcere.
È finita che la Cassazione s’è inventata un qualche marchingegno per disporre un nuovo processo che non si è mai celebrato perché tutto è finito prescritto. È finita così perché a un certo punto, ne sono convinto, la politica si è messa di traverso: una cinquantina di parlamentari di tutti i gruppi politici (Msi, Pli, Dc, Pri, Psdi, Psi, Pci, Radicali) presentarono interrogazioni al ministro della Giustizia chiedendo di fare qualcosa... È stata un’ingerenza? Ebbene: viva l’ingerenza!

È una piccola storia. Neppure da paragonare alle mille quotidiane vicende di mala giustizia. Però questa piccola storia che due corti di giustizia mi volevano sbattere in galera per una vignetta su un loro collega, mi sta ancora sul gozzo.
Diciamo che tra qualche giorno, dopo che avrò votato immaginate bene come, sul gozzo mi starà un po’ meno.

Magari anche questo è un modo di essere complici di Licio Gelli e fautori del Piano Rinascita; filo-fascisti di Casa Pound; oggettivi o soggettivi complici di mafiosi, futuri prossimi attentatori dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati, sostenitori di un Pubblico Ministero più debole o più forte a seconda del momento.

Attualmente i magistrati ogni quattro anni sono sottoposti a giudizio di professionalità da parte del Consiglio Superiore della Magistratura. I dati certificati rivelano che dal 2021 al 2025 su 9.797 magistrati esaminati, 9.718 hanno ottenuto una valutazione positiva: significa che sono capaci, lavorano con profitto, sul loro operato non c’è macchia o ombra; cosicché meritano incrementi di carriera ed emolumento. Non bene, benissimo. Come non essere soddisfatti, come non compiacersi per il fatto che solo 19 magistrati non si sono rivelati all’altezza?

Navigando nel mare magnum del web si apprende che nel periodo 2018-2024 ci sono stati 3.233 casi di ingiusta detenzione riconosciuti in via definitiva, e che le sanzioni disciplinari ai magistrati sono state cinque.

Di tutta evidenza che ci sono due Italie, parallele e opposte.

Ma nella prima Italia, quella dell’oltre 99 per cento di magistrati capaci, si apprende di un Pubblico Ministero che a un suo amico avvocato difensore di un affiliato alla ‘ndrangheta calabrese ha rivelato che era imminente un sequestro di cocaina e relativi arresti. Un altro ha suggerito a una persona da lui indagata, che era prudente non usasse il telefono; altri ancora hanno depositato le loro sentenze con ritardi di due o tre anni. Tutti loro non fanno parte dei 19 che non si sono rivelati all’altezza. Fanno parte di quei 9.718 che il Csm ha ritenuto meritevoli di giudizio positivo.

Magari il sorteggio sarà quel “male” che i sostenitori del No profetizzano. Ma preferisco di gran lunga l’incerto “male” al sicuro attuale “pessimo” sistema.

Buon voto a tutte e tutti!

Aggiornato il 12 marzo 2026 alle ore 12:36