Salvini: “Referendum per migliorare la qualità della giustizia”

Matteo Salvini torna a parlare del referendum costituzionale sulla riforma della magistratura. “Mi aspetto che tutti parlino del merito, è un referendum che così entra nella vita degli italiani e migliora la qualità della giustizia”. Lo dice il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti al Tg2. “Io sono stato al processo sei anni, ma sono un politico, quanti italiani normali da anni vivono in ostaggio di una giustizia che non funziona”, sottolinea Salvini, aggiungendo che “noi come Lega nel prossimo fine settimana saremo in più di mille piazze italiane, non per fare polemica, ma per spiegare le ragioni del sì”. Rispetto al referendum, Matilde Siracusano, sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, intervenendo a 10 minuti, su Rete 4, attacca l’opposizione. “La sinistra sul tema della riforma della giustizia – afferma – è in evidente contraddizione con sé stessa. La separazione delle carriere, infatti, è stata per anni una battaglia sostenuta proprio da autorevoli esponenti della sinistra, molti dei quali hanno firmato documenti e mozioni programmatiche che ne affermavano la necessità. Oggi, invece, la stessa riforma viene descritta come il male assoluto. Per sostenere questa posizione si ricorre perfino a ricostruzioni che non corrispondono alla realtà. Una su tutte: l’idea che il governo voglia mettere il pubblico ministero sotto il proprio controllo. È una gigantesca bugia, una falsità, priva di qualsiasi fondamento, perché nella riforma non c’è scritto nulla di tutto questo”.

Frattanto, continuano le polemiche sulle frasi di Giusi Bartolozzi. In una diretta televisiva, la capo di Gabinetto del ministero della Giustizia aveva invitato a votare sì al referendum “per toglierci di mezzo la magistratura”, definendo i giudici “plotoni di esecuzione”. Un’uscita che non è piaciuta alla premier Giorgia Meloni, fortemente contrariata. Bartolozzi “deve tenere a freno la lingua”, è una delle considerazioni che si fanno all’interno del Governo. Parole di biasimo arrivano anche dai responsabili della campagna referendaria di Lega e Forza Italia, sia a microfoni spenti che accesi. Ed è lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano a qualificare come “infelice” la frase di Bartolozzi. Decisioni drastiche, però, non sono sul tavolo, e lo stesso Guardasigilli Carlo Nordio chiarisce che la sua capo di gabinetto “non deve dimettersi”. Ma sulla gestione della vicenda è alta tensione nell’Esecutivo. Ieri, a metà giornata, fonti di Governo sottolineano che il caso “verrà gestito internamente” e che da parte della diretta interessata non sono in programma scuse pubbliche. È proprio sulla “marcia indietro”, però, che va in scena il braccio di ferro. Da un lato, ai piani alti del Governo sarebbe stato visto di buon occhio un gesto più distensivo, magari con delle scuse pubbliche. Dall’altro, Bartolozzi resiste nel suo fortino, anche se accerchiata, lasciando un canale di comunicazione aperto con il suo ministro. Dopo ore di fibrillazioni, arriva solo una precisazione. Bartolozzi parla di “lettura fuorviante” e puntualizza che quel “plotoni di esecuzione” “alludeva allo stato di assoluta prostrazione quando a trovarsi al centro dell’azione giudiziaria è qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male”. “Non ho mai attaccato la magistratura che anzi ho difeso anche a costo di scelte personali e politiche estremamente gravose”, aggiunge con un riferimento velato al caso Almasri

Aggiornato il 11 marzo 2026 alle ore 16:14