Per marcare il territorio basta raddoppiare la vocale. Vaso di coccio sull’Ia, l’Europa punta forte sull’Iaa. L’obiettivo è portare il settore manifatturiero dall’attuale 14,3 al 20 per cento del Pil UE entro il 2035. La Commissione prova ad accelerare sul made in Europe. L’Industrial Accelerator Act (Iaa), recepisce le raccomandazioni della relazione Draghi e, per rafforzare la base industriale, punta a introdurre requisiti mirati e proporzionati Made in EU e/o a basse emissioni di carbonio per gli appalti pubblici e i regimi di sostegno pubblico.
Queste norme specifiche si applicheranno a settori strategici selezionati, in particolare nei settori dell’acciaio, cemento, alluminio, automobili e delle tecnologie a zero emissioni nette, istituendo, nel contempo, un quadro che può essere esteso ad altri settori ad alta intensità energetica, come le sostanze chimiche.
Si tratta, secondo Palazzo Berlaymont, di rafforzare le capacità di produzione europee e incentivare la domanda di tecnologie e prodotti puliti di fabbricazione europea. La legge prevede l’obbligo per gli Stati membri di istituire un’unica procedura di autorizzazione digitale per accelerare e semplificare i progetti di produzione.
Pur rimanendo aperta agli investimenti esteri diretti, l’Iaa stabilisce le condizioni per i grandi investimenti in settori strategici superiori a 100 milioni di euro in cui un singolo Paese terzo controlla oltre il 40 per cento della capacità produttiva mondiale. Tali investimenti devono creare posti di lavoro di alta qualità, stimolare l’innovazione e la crescita e generare un valore reale nell’Ue con il trasferimento di tecnologie e conoscenze. Devono inoltre garantire un livello minimo di occupazione europeo del 50 per cento, garantendo che le imprese e i cittadini beneficino, insieme agli investitori, dell’accesso al mercato unico.
Solo le misure per una domanda a basse emissioni di carbonio potrebbero generare oltre 600 milioni di euro di valore aggiunto nelle industrie dell’acciaio, dell’alluminio e del cemento entro il 2030, e fino a 10,5 miliardi lungo l’intera catena del valore del settore automobilistico, sostiene la Commissione.
L’Iaa punta a creare 85mila posti di lavoro in progetti di batterie e 58mila nella produzione solare, salvaguardando al contempo l’occupazione esistente nei settori dell’acciaio, alluminio e cemento mentre questi settori, che si convertiranno a una produzione più pulita. Le condizionalità per gli investimenti esteri creeranno inoltre opportunità di occupazione a livello locale e rafforzeranno la capacità produttiva complessiva dell’Ue.
La digitalizzazione delle autorizzazioni comporterà risparmi amministrativi fino a 240 milioni per tutte le industrie manifatturiere dell’Ue. In totale, grazie all’Iaa, l’Europa dovrebbe risparmiare 30,58 milioni di tonnellate di anidride carbonica nelle industrie ad alta intensità energetica (acciaio, cemento e alluminio), batterie e componenti per veicoli.
La razionalizzazione delle procedure di autorizzazione accelererà l’attuazione dei progetti di decarbonizzazione, per velocizzare la riduzione di gas a effetto serra di un settore che rappresenta il 22,5 per cento delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’Ue. Le parti sociali europee parlano di “passo importante” per il sostegno di cui hanno bisogno le industrie dei 27. Tuttavia, avvertono, l’assegnazione di appalti pubblici alle aziende deve essere subordinata alla fornitura di posti di lavoro di qualità e al rispetto delle condizioni sociali.
È il caso, ad esempio, dell’obbligo previsto dalla legge per gli investitori stranieri di mantenere i posti di lavoro in Europa e investire nella formazione dei lavoratori. Confederazione Europea dei Sindacati (Ces) e IndustriAll Europe chiedono che le condizioni sociali siano estese all’intera legge per garantire che il sostegno pubblico vada solo alle aziende che, nello specifico, “creano e mantengono posti di lavoro di qualità in Europa, nei servizi e nel settore manifatturiero”, “rispettano il diritto dei lavoratori alla contrattazione collettiva su retribuzione e condizioni”, “offrono retribuzioni eque, contratti sicuri e luoghi di lavoro sicuri”, “investono in formazione e competenze, inclusi apprendistati di qualità e aggiornamento professionale”.
In un momento di “tensione geopolitica, volatilità dei prezzi dell’energia e accelerazione della ristrutturazione industriale, l’Europa non può permettersi esitazioni”, sostiene Judith Kirton-Darling, segretaria generale di IndustriAll Europe. L’Iaa è un passo nella giusta direzione, anche se “permangono importanti lacune: le condizionalità sociali non sono ancora obbligatorie, l’ambito di origine dell’Unione non è ancora chiaro e settori strategici come l’acciaio non sono sufficientemente supportati”. È importante, tuttavia, che “una strategia industriale europea stia iniziando a prendere forma”.
La guerra in Medio Oriente, osserva Esther Lynch, segretaria generale della Ces, evidenzia “quanto sia urgente per l’Europa debba ridurre la dipendenza dalle fragili catene di approvvigionamento globali. Ecco perché è così importante un approccio Made in Europe basato su posti di lavoro di qualità”. I finanziamenti dell’Ue e le attuali norme in materia di appalti, rileva la Ces, “premiano troppo spesso l’offerente con il costo più basso, alimentando una corsa al ribasso a spese delle nostre aziende e dei nostri lavoratori”, mentre, invece, “dovrebbero invece premiare le aziende valide che creano e mantengono posti di lavoro di qualità, sostenuti da contratti collettivi”.
Aggiornato il 06 marzo 2026 alle ore 13:14
