#Albait. Referendum e fondazione della sinistra

Il referendum infiamma l’Italia? Buon risultato. È un ritorno alla politica dell’Italia distratta. Riassumo le ragioni per le quali è giusto votare sì: la gestione del Consiglio Superiore della Magistratura resta uguale, i codici di procedura, civile e penale restano intonsi, si sdoppiano i Csm e questo rende le carriere di pm e giudici diverse e separate. La politica si allontana dalla gestione del Csm perché il Parlamento non eleggerà più direttamente i suoi rappresentanti nel Consiglio, ma potrà solo comporre una lista larga di esperti con caratteristiche definite che saranno poi sorteggiati. L’Associazione dei Magistrati non dovrà più brigare per dominare le proprie correnti nell’occupazione dei posti di procuratori, sostituti, giudici di Corte d’Appello, con la possibilità non remota che una corrente possa dominare accusa e giudizio.

LA DEMONIZZAZIONE

Gli alfieri contro la riforma demonizzano e falsificano. Dicono che la politica vuole comandare sulla magistratura. Non c’è un solo appiglio per questa affermazione. Nessuno. Eppure la balla circola. La falsificazione è talmente avanzata che tra loro la bugia semplice vince sulla realtà concreta. Sono ambienti infettati dal riflesso pavloviano russo della menzogna. Ammaestrati dai troll del web. Peccato. A volte la militanza non è una buona cosa.

L’OBIETTIVO NON SONO LE ELEZIONI ANTICIPATE

La campagna referendaria dei contrari ventila l’ipotesi di dimissioni del governo, se dovesse essere bocciato il Sì. Impossibile. A favore del Sì siamo in tantissimi, a sinistra. Questa riforma è bipartisan. Allora perché questa insistenza? Oltretutto, se Giorgia Meloni volesse elezioni anticipate, passato il referendum, Schlein &Co. griderebbero al complotto fascista. Sanno che perderebbero malamente.

ALLORA PERCHÉ?

Schlein vuole una caccia all’uomo tra i riformisti. Usa il referendum per eliminare chi si oppone tra la deriva massimalista del Campo Largo e  dal suo schieramento. Logica leninista. L’obiettivo è il nemico interno, come sempre. Segue gli insegnamenti di Lenin e Stalin, anche se il suo maggiore sostenitore è Dario Franceschini. Vorrebbero cacciare liberalismo e socialdemocrazia dalla sinistra. Vogliono sostituire il riformismo con l’avanguardia antiproletaria svizzero-appula, in perenne oscillazione tra Caraceni, armocromia, rivoluzione immobile contro i lavoratori. Perché lei i lavoratori non li conosce. E nemmeno i pazienti degli ospedali. Sono anni che gli ospedali declinano. Il Pd non può chiamarsi fuori da questa vergogna, come il governo.

LIBERTÀ DALLA DITTATURA DEL CORRENTARIATO

Il comitato di sfratto dei riformisti non ha però possibilità di vittoria. La sinistra non è rappresentata da Pd, 5Stelle, gruppuscoli in cerca d’autore. Lo hanno scelto loro. Si sono schierati con le peggiori dittature del mondo, sabotano la difesa ucraina, difendono il terrorismo islamista, ora arrivano a rifiutare la liberazione dei magistrati dalla dittatura del correntariato.

IL REFERENDUM E SOCIALDEMOCRAZIA

La campagna referendaria provocherà al contrario la consapevolezza di socialdemocratici e liberali che contano assai. La vittoria del Sì segnerà la sconfitta del Campo Largo. Si potrà tornare a parlare di futuro, progresso, libertà, ricchezza dei ceti medi e bassi, di democrazia e solidarietà reale. Potremo presto tornare a parlare di sanità efficiente, di scuola che sappia formare i ragazzi, di università all’avanguardia, di tutela dei senza lavoro e dei lavoratori. La falsa sinistra massimalista di oggi ha sistematicamente massacrato questi temi e le persone. Il referendum è politico? Sì. Serve alla vera sinistra per nascere, dopo lustri di assenza. Avere una giustizia giusta e dei magistrati finalmente liberi dal controllo delle correnti operato da un’associazione che non ha rilievo costituzionale ma se lo è preso.

Aggiornato il 27 febbraio 2026 alle ore 10:59