“De bello incivile”

S’è passati dalla retorica pacifista, dai trattati di non proliferazione, contro l’uso di certe armi, al confronto militare, guerreggiato o dissuasivo, ai piani di riarmo. Ci si illudeva, dopo le due guerre mondiali del XX secolo dell’era volgare, d’essere quasi giunti all’epoca preconizzata da Immanuel Kant. Egli ritenne che conflitti senza pari avrebbero costretto il genere umano a stipulare un planetario e sacrale Foedus amphictyon. Si sono costituite prima la Società delle Nazioni, poi le Nazioni Unite; si progettò dapprima l’Unione paneuropea e poi si formò il Consiglio d’Europa, indi si integrarono, con istituzioni supernazionali, le comunità e poi l’Unione europea. In Africa, su iniziativa a suo tempo del restaurato Imperatore d’Etiopia, s’è riunita l’Unione africana. Ben prima, però, era partita l’America: con la Conferenza internazionale americana (1889-1890). Essa dette vita al “Commercial Bureau of the American Republics”. Nel 1902 fu riformato in un più generale, ma anche generico, “International Bureau of the American Republics”. Poi, nel 1910, s’adottò, in via ufficiale, il nome di “Pan American Union”. Questa divenne, infine, nel 1948, con la firma della Carta di Bogotá, il Segretariato generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa).

Nella pratica, però, il nome di Unione panamericana è rimasto in uso fino al 1970. Oggi se l’attuale amministrazione statunitense volesse dare una veste istituzionale ed organica alla sua riorganizzazione del continente occidentale, dovrebbe far rivivere l’istituzione. Se si vuol capire, però, la portata della crisi attuale, per ragionare su come uscirne, bisogna risalire molto più indietro. Dalle pitture rupestri, alle tavolette cuneiformi, ai geroglifici, si parla di guerre. Le conquiste fondarono gli Stati. Anche Roma guerreggiò e conquistò in Italia, nel Mediterraneo e in Europa, Africa e Asia. Il suo genio fu, però, nel dare particolare forma alle relazioni umane. Sul piano interindividuale, tra cittadini e tra essi e stranieri, sul piano della collettività col disciplinare la “cosa pubblica”, con funzioni e poteri di varie cariche. Quando, per pressione di popoli “barbari”, cioè forestieri, crollò l’Occidente, restarono, di quell’ordinamento, i rapporti tra privati. Innanzitutto il dovere, tra galantuomini, di rispettare i patti. Poi, un vescovo di Roma tentò di ridare ordine all’Occidente, col dare il titolo di Sacro romano imperatore al germanico più potente, nel Natale dell’800: Carlo il grande. Da allora in poi, fu una gara tra principi per venire a Roma, ed avere il titolo. Giuristi di Bologna costruirono un diritto pubblico, con le norme di quello in antico privato: innanzitutto rispetto pei patti. Si combatterono anche guerre, ma sempre per un disaccordo su chi avesse infranto quel precetto, infondo. Alcuni si resero indipendenti dal Sacro romano impero, che con gli ottoni, in pratica, rimase “della nazione tedesca”.

In sostanza, molte Nazioni si erano, nel frattempo, costruite sotto Sovrani proprî, o fuori dall’Impero occidentale, o staccatesi da esso. Il cemento restò il Cristianesimo. Poi, nel XVI secolo, le riforme protestanti scissero l’occidente, con guerre per l’epoca tremende. Vi si pose fine, nel 1648, con la pace di Vestfalia, tramite questo espediente: per un attimo si estese a tutti i belligeranti il diritto del Sacro romano impero, con l’obbligo di rispettare i patti; si riconobbe ai sovrani la facoltà di autodeterminarsi circa la religione praticata sui loro territori. In seguito, con la fine dell’assolutismo, il diritto di autodeterminazione passò alle Nazioni sovrane. Di qui molte rivoluzioni e Risorgimenti, e l’affermarsi d’un diritto inter-nazionale. Poi, per giungere ad una composizione pacifica d’interessi nazionali differenti, si sono sviluppate le diverse organizzazioni internazionali e istituzioni sovranazionali. Ad Oriente, invece, s’è avuta una storia diversa, fatta d’imperi tendenzialmente accentrati, senza sviluppo di concezioni d’auto determinazione nazionale e di libertà individuale. Di qui un contrasto diretto tra principî, visioni del mondo. Questo attrito riemerge spesso, oltre le ideologie autoritarie o totalitarie dei vari periodi storici. Il profilarsi, ora, di derive autocratiche ad ovest mette in crisi l’Occidente, col diritto internazionale e le organizzazioni ed istituzioni frutto del suo cammino. Occorre, però, restare tranquilli: “calma e gesso”, come, nel gran frastuono, sembra fare, quasi sola, Giorgia Meloni. Fosse lei la statista in grado di ricomporre l’Occidente, attorno a Roma?

Aggiornato il 25 febbraio 2026 alle ore 13:05