Legge elettorale, FdI: si valutano preferenze e capilista bloccati

Fratelli d’Italia vuole accelerare sulla legge elettorale. Il testo potrebbe arrivare entro questa settimana. I parlamentari di Forza Italia e Lega vicini al dossier sono invece più prudenti, perché su alcuni dettagli manca un consenso, e i partiti stanno svolgendo delle simulazioni con le diverse ipotesi in campo. FdI ha convinto gli alleati a presentare il testo della riforma prima del referendum così da “assorbire” subito la polemica da parte delle opposizioni, e procedere poi spediti dopo le urne. E sull’impianto si è giunti a una intesa su una nuova ipotesi. Vengono aboliti i collegi uninominali e viene introdotto un premio di maggioranza di 70 deputati alla coalizione che supera il 40 o 42 per cento dei consensi. Il premio è assegnato attraverso una lista nazionale ma distribuita proporzionalmente alla popolazione nelle 27 circoscrizioni elettorali. In queste ultime rimarranno i 49 collegi proporzionali, dove ciascun partito – nell’ipotesi che circola nelle ultime ore – dovrebbe presentare delle liste brevi con il capolista bloccato e le preferenze per gli altri, seguendo la vecchia proposta di Ignazio La Russa.

Fin qui FdI non deve forzare la mano agli alleati nel suo desiderio di accelerazione, mentre lo deve fare nella definizione degli altri aspetti. I partiti di Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi hanno messo al lavoro i propri tecnici per le simulazioni con le diverse soluzioni. Da approfondire quindi la scelta sulle due soglie da adottare, quella per chi si presenta fuori dalla coalizione e quella di chi corre dentro una coalizione. Sembra tramontata l’ipotesi di eliminare lo sbarramento interno alle coalizioni, perché favorirebbe il centrosinistra: questo sarebbe in grado di presentare un maggior numero di simboli in grado di catalizzare voti inferiori al 3 per cento (l’attuale soglia) ma superiori all’uno per cento, cifra sotto la quale non vengono conteggiati i voti di una coalizione. L’attuale sbarramento al di fuori della coalizione è all’8 per cento, che potrebbe essere un freno alle ambizioni di Roberto Vannacci, ma anche una spinta ad Azione a schierarsi col centrosinistra: lo sbarramento al 3 per cento sarebbe un invito a Carlo Calenda alla corsa in solitaria, ma con il rischio di rubare voti a Forza Italia. In ogni caso una volta raggiunto il consenso su tutti gli elementi del sistema elettorale, questo verrebbe trasposto anche per il Senato: c’è infatti un drappello di costituzionalisti che sostengono la liceità di questa scelta, diversamente da altri per i quali l’articolo 57 della Costituzione lo impedirebbe. La Carta fondamentale bloccherebbe anche un’altra ipotesi inizialmente voluta da Giorgia Meloni, quella dell’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale. Per altro sconsigliata da La Russa: questi ha evidenziato il rischio che l’elettore barri il nome di Meloni, e non faccia altrettanto sul simbolo di FdI, favorendo quindi gli alleati.

Aggiornato il 24 febbraio 2026 alle ore 17:35