Il prezzo della verità: ristabilito l’onore di Lorenzo Narracci

In un’epoca in cui il tribunale mediatico spesso emette sentenze prima ancora che i giudici aprano il fascicolo, la storia di Lorenzo Narracci rappresenta un monito brutale e, finalmente, un punto di svolta. Dopo quasi 15 anni di ombre, la Corte dAppello di Caltanissetta ha messo la parola fine a uno dei capitoli più controversi delle cronache giudiziarie italiane, condannando Massimo Ciancimino per calunnia aggravata. A guidare questa battaglia per la dignità sono stati gli avvocati Michele Laforgia e Fabio Di Cagno dello studio Polis Avvocati, che hanno ottenuto non solo un risarcimento economico significativo, ma il riconoscimento pubblico della totale estraneità del loro assistito a trame oscure.

LA GENESI DI UN’ACCUSA “COSTRUITA AD ARTE”

Tutto inizia nel 2010. Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e figura centrale nelle indagini sulla cosiddetta “Trattativa”, punta il dito contro Narracci, all’epoca dirigente del Sisde. L’accusa è da brividi: Narracci sarebbe stato l’intermediario tra il boss Bernardo Provenzano e gli apparati dello Stato. Queste dichiarazioni scatenarono un terremoto. Indagini per strage: Narracci finì sotto inchiesta per concorso nelle stragi di Capaci e Via DAmelio. Mancato riconoscimento: emerse presto che Ciancimino non era nemmeno in grado di riconoscere fisicamente l’uomo che accusava. E infine, l’archiviazione: l’inchiesta si chiuse con l’assoluta estraneità del dirigente, ma il fango mediatico era ormai stato gettato.

LA STRATEGIA LEGALE: DALLA PRESCRIZIONE PENALE AL RISARCIMENTO CIVILE

Nonostante una condanna penale in primo grado per calunnia, il reato era stato dichiarato prescritto in appello. Ma la giustizia non poteva fermarsi a un vizio di forma temporale. Lo studio Polis Avvocati ha riassunto la vicenda in sede civile, mirando al cuore del danno subito. La Corte dAppello ha ora stabilito una condanna al risarcimento di 120mila euro, ma il punto nodale della sentenza è un altro: la pubblicazione del dispositivo su tre quotidiani nazionali. Un atto riparatorio necessario per chi è stato dipinto per anni come un colluso. “Questa sentenza conferma che le accuse nei confronti di Lorenzo Narracci erano solo calunnie. È una pronuncia che pone fine a un doloroso periodo di insinuazioni ingiuste”, hanno dichiarato gli avvocati Fabio Di Cagno e Michele Laforgia.

L'ANALISI: IL DRAMMA DELLA “CONDANNA MEDIATICA”

La Corte ha evidenziato il dolo intenso di Ciancimino: le sue menzogne non erano casuali, ma miravano a ottenere credibilità giudiziaria e risalto mediatico, sfruttando la propria notorietà. Il caso Narracci mette a nudo un paradosso del sistema italiano:

1) L’accusa fa rumore: le dichiarazioni di Ciancimino trovarono spazio immediato in prima pagina;

2) L’assoluzione passa sotto silenzio: la verità arriva anni dopo, spesso relegata a brevi trafiletti;

3) Il costo umano: la carriera e la vita privata di un servitore dello Stato vengono congelate dal sospetto.

PUÒ IL DENARO RISARCIRE LA DIGNITÀ?

È questa la domanda che resta sospesa. Sebbene i 120mila euro rappresentino un ristoro tangibile, la ferita inflitta a un uomo che ha servito le istituzioni repubblicane per decenni rimane profonda. La vittoria di Polis Avvocati non è solo una vittoria economica, è una vittoria di civiltà giuridica. Resta l’amaro in bocca per un percorso durato 15 anni. La giustizia è arrivata, ma il tempo e la serenità perduti non hanno un listino prezzi.

Aggiornato il 23 febbraio 2026 alle ore 11:26