Giù le mani dal presidente

Un Paese civile si connota per la capacità di rappresentare il senso e il rispetto delle istituzioni. E quando un presidente della Repubblica interviene su un tema importante richiamando le parti a un dibattito composto e non conflittuale ognuno dovrebbe fare ammenda dei propri comportamenti e interrogarsi relativamente a quanto sta accadendo. Un referendum non può e non deve essere il terreno di uno scontro senza regole in cui il contraddittore, per il sol fatto di essere depositario di un’idea diversa, viene eletto a nemico da abbattere. Il referendum è lo strumento più alto in una democrazia partecipativa e non merita di divenire occasione di svilimento della volontà popolare. Giustamente il presidente ci richiama a una compostezza antica in cui il valore di quanto si afferma non è decretato dai decibel delle urla che utilizziamo per propagandare le nostre idee. L’intervento della massima carica dello Stato deve rappresentare un momento significativo in cui fermarsi e riflettere e giammai potrà e dovrà essere subdolamente utilizzato per essere strumentalizzato.

Il nostro presidente non è iscritto ai comitati referendari e, in quanto custode della Costituzione, esorta tutti a evitare il degrado del dibattito politico. Un dibattito che registra un messaggio violento, con l’utilizzo di termini a dir poco offensiva cartina al tornasole della logica dello slogan che, ahimè, soppianta e cede il passo alla logica delle idee. Un confronto misero in cui i protagonisti (da una parte e dall’altra) che molto spesso hanno criticato ferocemente i costumi di una politica priva di contenuti e valori oggi drammaticamente ripropongono lo schema di quanto accadde nella guerra di Roma con la Grecia. In quel caso Roma vinse militarmente ma a sua volta (per sua fortuna) fu conquistata dalla cultura greca, oggi invece le parti in campo corrono il rischio di essere conquistate (per loro sfortuna) dalla peggiore rappresentazione della politica. Ed ecco che si fanno largo correnti, truppe militarizzate e messaggi preconfezionati il cui unico risultato rischia di essere quello di disorientare il popolo e allontanarlo sempre più dal desiderio di partecipazione. In questo contesto si alza forte la voce e il sentimento di chi non può tacere. In questo contesto ognuno di noi deve rivendicare il diritto al confronto aborrendo lo scontro. Io sono per il , ma rispetto chi è per il no e mi batto perché il suo pensiero abbia diritto di cittadinanza. Io sono di destra e orgogliosamente rivendico la testimonianza dei miei valori. Rivendico il rispetto sacrale delle istituzioni e, come figlio di chi in divisa ha servito lo Stato offrendo la propria vita e il proprio sacrificio giornaliero per i cittadini, sono ben consapevole da che parte stare: dalla parte delle istituzioni, dalla parte dello Stato e soprattutto dalla sua parte, presidente!!!

(*) Presidente della Camera penale salernitana  

Aggiornato il 20 febbraio 2026 alle ore 16:05