Con il Ddl Bongiorno, pene fino a 13 anni per chi abusa, protezione reale per le vittime. I numeri parlano chiaro, ma la sinistra continua a perdere tempo con polemiche inutili
Ogni anno, in Italia, migliaia di donne subiscono violenza sessuale. Non sono cifre astratte: sono 6,4 milioni di donne tra i 16 e i 75 anni che hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nella vita. Di queste, circa 1,2 milioni hanno subito uno stupro o un tentato stupro. Eppure, solo 6.200–6.300 casi vengono denunciati ogni anno. La stragrande maggioranza di queste aggressioni resta invisibile, nascosta dalla paura, dalla vergogna e dalla sfiducia nel sistema giudiziario.
In questo contesto drammatico, il Ddl sulla violenza sessuale proposto da Giulia Bongiorno non è un esercizio di forma: è una legge concreta, necessaria e urgente. Con pene fino a 13 anni di carcere, mette finalmente la gravità dei crimini sessuali al centro della vita civile. Non ci sono compromessi: chi viola la volontà di un’altra persona deve pagare, e lo Stato lo dice chiaramente.
Il cuore della riforma è la distinzione tra consenso e dissenso. Non serve più aspettare urla o resistenze fisiche per riconoscere una violenza: conta che l’atto sessuale sia compiuto contro la volontà della vittima, espressa o desumibile dalle circostanze. La legge tutela chi non può manifestare dissenso in modo tradizionale, chi è intimidito, chi è paralizzato dal terrore. Il consenso deve essere libero, attuale e inequivocabile, e la legge lo riconosce con forza.
Eppure, di fronte a questa realtà inoppugnabile, la sinistra e alcune componenti del Partito Democratico hanno alzato un polverone pretestuoso. Parlano di “confusione terminologica” o di presunti rischi per i diritti dell’imputato, facendo finta di ignorare che centinaia di migliaia di donne subiscono stupri o tentati stupri ogni anno, mentre meno di 7.000 casi vengono denunciati. Criticare la legge ignorando questa emergenza è un lusso indecente, che dimostra quanto la retorica politica della sinistra sia distante dalle vite delle donne.
Dal punto di vista tecnico e giuridico, il concetto di “volontà contraria” è solido e funzionale: permette ai giudici di valutare ogni caso nella sua realtà concreta, riducendo ambiguità e adattando la norma a tutte le situazioni, anche le più complesse. Non indebolisce la protezione delle vittime, la rafforza, rendendola operativa e coerente con la prassi giudiziaria italiana e con gli standard internazionali.
I numeri sono impietosi: 1 donna su 3 è stata vittima di violenza nella vita, e la maggioranza di questi crimini resta sommersa e impunita. La legge Bongiorno è una risposta concreta, decisa e giusta: più pene, più protezione, più giustizia. Non c’è più tempo per chiacchiere inutili, per polemiche sterili e per tatticismi politici. Le donne aspettano azioni, non discussioni politiche di comodo. La violenza sessuale non è un problema privato: è una ferita sociale.
Aggiornato il 19 febbraio 2026 alle ore 11:28
