Il testo potrebbe arrivare in Aula prima del referendum sulla giustizia. A proposito della legge elettorale si registra un’accelerazione. Se n’è discusso nell’ultimo vertice di maggioranza che si è tenuto l’altro ieri a Palazzo Chigi. Gli alleati avrebbero convenuto sull’idea di Giorgia Meloni di fare presto. Ma, allo stesso tempo, Lega e Forza Italia avrebbero chiesto garanzie sui listini legati al premio di maggioranza, vista l’eliminazione dei collegi in favore di un sistema proporzionale. Lo schema di massima parte dal superamento del Rosatellum, proporzionale con premio di maggioranza per chi supera il 40 per cento (si discute anche del 42 per cento, certo non il 50 per cento che ha chiesto recentemente Carlo Calenda). La soglia di sbarramento dovrebbe rimanere all’attuale 3 per cento per chi non corre in coalizione mentre non dovrebbe esserci il nome del candidato premier sulla scheda elettorale – potrebbe essere indicato sul programma di coalizione da depositare al Viminale. Ora, sul fronte tecnico, si starebbero limando i meccanismi per l’attribuzione dei seggi.
Mentre il nodo politico interno alla maggioranza, oltre alla tempistica, sarebbe appunto legato alle quote con cui distribuire il premio di maggioranza che dovrebbe essere strutturato con listini circoscrizionali per la Camera e regionali per il Senato. Lì andrebbe trovata la camera di compensazione per gli alleati che avrebbero chiesto di decidere fin da ora le percentuali da attribuire ai singoli partiti. Sul punto ci sarebbe una certa perplessità di Fratelli d’Italia. Nel partito della premier è ricorrente la citazione del precedente delle ultime elezioni, in cui i collegi sicuri vennero assegnati in base ai sondaggi del momento che non vennero confermati nei risultati elettorali (con la Lega in sostanza sovrastimata e Forza Italia sottostimata rispetto ai voti alle urne). I due dossier – giustizia e regole del voto – “sono separati”, tentano di argomentare nella maggioranza, anche se aspettare la fine di marzo, che di fatto significherebbe iniziare la discussione dopo Pasqua, ad aprile inoltrato, è “tardi”, dicono in molti.
Soprattutto se l’obiettivo è un primo sì entro la pausa estiva. Anche per questo la premier avrebbe chiesto agli alleati uno sprint su cui non ci sarebbero ostacoli in linea di principio, salvo appunto accordarsi prima sulle compensazioni. Sarebbe tramontata, intanto, l’idea iniziale di un confronto formale con le opposizioni sulla falsariga di quello avvenuto con il premierato. I contatti informali continuerebbero comunque sottotraccia tanto che non è passato inosservato, nei capannelli in Transatlantico alla Camera, un breve colloquio del responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli con la segretaria del Pd Elly Schlein. Anche se proprio tra i due partiti maggiori in Parlamento il dialogo sarebbe più difficile. Nel corso del confronto, riferiscono alcune fonti di maggioranza, si sarebbero fatte anche valutazioni sulle preferenze e sull’opportunità di inserirle già nel testo base della riforma elettorale.
Aggiornato il 18 febbraio 2026 alle ore 15:59
