La presidente del Consiglio ha dato il via alla campagna per il referendum sulla giustizia. Riportando al centro del dibattito il tema del rapporto tra politica e magistratura e quello dell’immigrazione irregolare, in un video diffuso sui social network, la premier ha denunciato che “una parte politicizzata” della magistratura continua “a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa”. Soffermandosi sul caso di un “cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne: per lui alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il Ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro”. Les jeux sont faits. Il countdown verso il voto del 22 e 23 marzo, chiamato a decidere la sorte della riforma, è iniziato. Nelle stesse ore si è aperto un ulteriore fronte politico attorno al ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo la notizia secondo cui gli uffici di via Arenula avrebbero già predisposto bozze dei decreti attuativi, nonostante l’iter della riforma sia subordinato all’esito referendario.
“Non c’è nulla di pronto e definitivo – ha precisato Nordio, commentando la notizia pubblicata da Il Domani – Si sta lavorando a delle bozze preparatorie per non arrivare impreparati, laddove passasse il Sì”. I decreti attuativi, come noto, definiscono le modalità operative delle disposizioni legislative e vengono generalmente adottati dopo l’approvazione definitiva delle norme di riferimento. La tempistica anticipata ha dunque alimentato le critiche delle opposizioni. “Quella di Nordio è una guerra bella e buona ai magistrati – ha detto il capogruppo di Alleanza verdi e sinistra al Senato, Giuseppe De Cristofaro – E in guerra vale tutto, anche scrivere in anticipo le leggi attuative”. Sulla stessa linea il Movimento 5 stelle, che accusa l’Esecutivo di eccessiva sicurezza sull’esito del voto: “Siamo abituati all’arroganza del governo Meloni. Tutto lascia pensare che i decreti attuativi della riforma costituzionale siano già scritti, evidentemente il governo pensava di aver vinto il referendum ma la realtà sta dicendo tutt’altro”.
Nel dibattito è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha preso le distanze non sul merito dei decreti ma sul tono della campagna: “Come ho commentato le parole di Nicola Gratteri, commento anche quelle di Nordio. Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito”. La questione dei decreti appare particolarmente delicata anche alla luce delle rassicurazioni fornite nelle settimane precedenti dal Governo circa un confronto preventivo con la magistratura, in larga parte contraria alla riforma. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, intervenendo all’apertura dell’anno giudiziario di Napoli, aveva ribadito “la disponibilità al confronto sulle norme attuative”, ricordando come fosse stata “anticipata da un anno all’Associazione nazionale magistrati” e assicurando che “il Governo non ha la pretesa di proporre norme attuative al Parlamento senza un confronto tecnico e di merito con magistratura e avvocatura”. Un orientamento confermato dallo stesso Nordio nelle ultime ore: “Su queste bozze è apertissimo e auspicabile il dialogo – ha precisato il guardasigilli – per trovare la maggior convergenza possibile tra magistratura, avvocatura e mondo accademico”.
E la polemica impazza tra i banchi dell’opposizione: la richiesta dell’elenco dei cittadini che hanno finanziato il Comitato per il “No” vicino all’Anm ha scatenato l’ex campo largo. “L’ho già detto e lo ripeto, si tratta di un atto dovuto a seguito della richiesta di un parlamentare – ha spiegato Nordio – Non vedo dove sia il problema nella trasparenza”. Con un’interrogazione parlamentare, il Partito democratico ha chiesto che il ministro riferisca in Aula già nelle prossime ore, in occasione del question time alla Camera dei deputati. Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha dichiarato che Nordio “non può sguinzagliare i suoi capi di gabinetto per cercare di buttare fango sulla Anm o su tutti coloro che sostengono il no”. Infine, dal fronte Avs, Angelo Bonelli si è scagliato sul tema delle spese dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia per la campagna referendaria: “ora spendono i soldi del gruppo parlamentare e non del partito, uno schiaffo alle difficoltà degli italiani”, ha affermato, richiamando un’inchiesta de L’Espresso. La replica è arrivata dal capogruppo alla Camera di FdI, Galeazzo Bignami: “Non mi sembra una grande inchiesta”, ha dichiarato, sostenendo che le modalità di finanziamento siano esplicitate nei manifesti elettorali.
Aggiornato il 18 febbraio 2026 alle ore 13:28
