Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri precisa: le sue affermazioni sono state mal interpretate, equivocate, distorte, manipolate. Non intendeva dire che tutti coloro che voteranno Sì sono..., ma che tra coloro che voteranno Sì ci sono anche…
D’accordo, ma a questo punto tre obiezioni, vostro onore:
a) Impari ad accettare il contraddittorio: le sue affermazioni sarebbero state subito contestate e lui avrebbe avuto la possibilità di precisare e spiegare il suo pensiero.
b) Impari che nella comunicazione esistono tre passaggi: pensare; tradurre il proprio pensiero in parola; far si che la propria parola sia correttamente compresa da chi ascolta. Non siamo in grado di stabilire se il dottor Gratteri riesce a tradurre in parola quello che pensa; certamente gli capita spesso che la sua parola non sia intesa come vorrebbe da chi lo ascolta. Ci faccia una riflessione, forse dipende da lui, se davvero il suo pensiero è stato “tradito”.
c) Infine, la questione più importante: a suo tempo in molti ci si è battuti per l’abolizione dell’ergastolo, si tentò anche la via referendaria. È evidente che i mille Totò Riina di questo paese, se avessero potuto, avrebbero votato per l’abolizione. Questo significa che si doveva rinunciare a quella battaglia di civiltà giuridica? Una causa non diventa giusta o sbagliata a seconda di estemporanei e interessati sostenitori. O è giusta o è sbagliata in sé.
Dunque, il dottor Gratteri per motivare la sua scelta di campo utilizzi argomenti se ne ha, non suggestioni o maldestre evocazioni che non hanno alcuna corrispondenza reale, e che sono invece la cifra dei suoi interventi.
Inoltre, pur con le successive precisazioni, il teorema Gratteri appare rozzo e inconsistente.
Si prenda l’articolo 27 della Costituzione. Terzo comma: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Di tutta evidenza che lo sforzo “alla rieducazione del condannato” in vista di un suo reinserimento e riscatto, è incompatibile con il “fine pena mai”: il principio, sancito a priori, che il condannato per un determinato delitto non può (e anzi, non deve) essere rieducato (e quindi reinserito). Chi, insomma crede nell’articolo 27 della Costituzione deve chiedere che l’istituto dell’ergastolo sia abolito. Non nei fatti, come spesso accade. Proprio come principio.
Di tutta evidenza che i primi a essere favorevoli a questa abolizione sono gli ergastolani e tutti coloro che per i crimini commessi, l’ergastolo rischiano di vederselo comminare. In base al rozzo principio Gratteri, dovremmo quindi rinunciare a questa battaglia di civiltà giuridica, e anzi batterci per la modifica dell’articolo 27 della Costituzione.
Ai sostenitori del rozzo teorema Gratteri e ai sostenitori dell’immodificabilità della Costituzione (che comunque in passato hanno tranquillamente modificato), si chiede un minimo di coerenza; dunque la loro prossima battaglia sia: l’ergastolo non si tocca (perché Cosa Nostra, ‘ndrangheta, ecc., non lo vogliono); e l’articolo 27 della Costituzione si modifica nella parte relativa alla “rieducazione del condannato”.
Aggiornato il 16 febbraio 2026 alle ore 11:22
