Il mio ricordo di Dario Antiseri, il maestro di tutti noi

Era il 1994, quando Dario Antiseri, appena scomparso, mi accolse al Centro di Metodologia delle Scienze Sociali della Luiss, da lui fondato e diretto. Trovai un clima sereno grazie alla personalità del professor Antiseri, alla sua energia, al suo essere protagonista della cultura del Novecento e nel contempo tanto lontano da qualunque atteggiamento baronale. Chiunque lo conoscesse non poteva non essere colpito dalla sua grande umanità e semplicità. Desidero ricordare un altro tratto del suo essere, vale a dire l’enorme disponibilità nei confronti dei giovani studiosi che, grazie a lui, hanno trovato spazio per sviluppare le proprie ricerche e uno sbocco editoriale per i propri lavori, cosa per nulla scontata per chi si affaccia alla vita accademica.

Fui immediatamente contagiata dall’energia di Antiseri e coinvolta nei progetti del Centro. Ho avuto la fortuna e il privilegio di essere parte di quello che è stato un vero e proprio laboratorio di idee, di vivere anni in cui finalmente la cultura liberale fu protagonista di un’immensa fioritura in Italia, dopo che per decenni il clima intellettuale italiano era stato soffocato da una cappa di conformismo e ostilità a qualunque cosa non si uniformasse all’egemonia culturale marxista.

Furono anni incredibili. Dalla metà degli anni Novanta uscirono in italiano testi degli autori classici del pensiero liberale, quali Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek, Carl Menger, Israel Kirzner e altri, grazie all’impegno senza sosta di Dario Antiseri e alla proficua collaborazione con l’editore Rubbettino.

Non solo. Si susseguirono una serie di lavori dei collaboratori del Centro e allievi del professore su tematiche e protagonisti del liberalismo classico e non solo. L’amore di Antiseri per la libertà e libera discussione lo condussero, infatti, alla valorizzazione anche degli aspetti più radicali del liberalismo, cioè a dire, il libertarismo statunitense e i suoi protagonisti, primo fra tutti Murray N. Rothbard. A me affidò il compito di indagare questi argomenti e dedicarmi allo studio di Rothbard che tutt’ora mia appassiona. Potrà apparire strano che un liberale classico quale Dario Antiseri abbia dato tanto spazio all’anarcocapitalismo americano e al suo fondatore, Rothbard.

Il liberalismo antiseriano si fondava sull’idea di uno Stato, limitato nei poteri e nelle funzioni, ma la cui necessità non veniva certo messa in dubbio, sull’importanza del costituzionalismo, sulle libere interazioni degli individui nel mercato, nell’ambito di una cornice giuridica definita dallo Stato. Si fondava sull’idea del fallibilismo e della consapevolezza di quanto sia limitata la nostra ragione. E allora? Come mai aprire uno spazio ad un autore, Rothbard, convinto che lo Stato non sia un male necessario, ma un male e basta? A colui che ha teorizzato la possibilità di una società totalmente priva di coercizione, cioè senza Stato? A chi ha fondato la sua etica della libertà sul diritto naturale di matrice aristotelico tomista e sull’idea che possano esistere valori assoluti, validi in ogni tempo e in ogni luogo, per tutti gli esseri umani? Antiseri era profondamente convinto che i valori fossero il frutto di una libera scelta individuale. I suoi valori erano fortissimi, esattamente quanto fortissima era la sua fede, ma erano valori che fondava sulla scelta personale.

Ricordiamo il suo bel libro, Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano (Rubbettino, 2003) basato sulla convinzione che sia impossibile trovare dei fondamenti assoluti e razionali ai valori. Grande studioso di Karl Popper, Antiseri ha sempre teorizzato una conoscenza umana fallibile e parziale, nella consapevolezza che l’unico razionalismo possibile potesse essere un razionalismo critico.

Di nuovo, possiamo chiederci, che mai dare spazio all’anarcocapitalismo, a Rothbard? Ebbene, esattamente, per la sua idea di liberalismo, di matrice popperiana, per il suo credere nel valore della società aperta, per il suo non essere dogmatico, per la convinzione che libera discussione e democrazia o vivono insieme o muoiono insieme. E quindi, quanti ricordi di discussioni interminabili con il maestro, esattamente sui temi del diritto naturale, sul valore storico del giusnaturalismo, sulla possibilità o meno di avere valori assoluti, sulla possibilità o meno di una fondazione razionale dell’etica. Ebbene, quanto ho imparato dialogando con lui! Davvero tantissimo. Erano discussioni in cui si volava alto, in cui si aveva la chiara percezione di essere ammessi al dialogo con un intellettuale profondo e di grande cultura e raffinatezza. 

Per Antiseri una valida occasione per dialogare con idee diverse dalle sue, per fare zampillare dubbi e domande, cui spesso restava impossibile dare risposte certe, era benvenuta, e allora erano benvenuti Rothbard e il libertarismo. La sua fatica più recente, I dubbi del viandante (Rubbettino, 2025), del resto ci parla proprio di questo. Ci prende per mano, il viandante Antiseri e ci guida in un mondo in cui la scienza non ha certezze, la metafisica e l’etica non hanno fondamenti assoluti. Si apre quindi lo spazio per la libera discussione e il nostro viandante, infine, ci offre la scelta, libera, unica.

Grazie di tutto professore.

(*) Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l'Università Roma Tre.

Aggiornato il 16 febbraio 2026 alle ore 13:15