Mentre i due frontman del cartello del No, Marco Travaglio e Nicola Gratteri, risultano costantemente impegnati a smentire sé stessi, affermando spregiudicatamente tutto l’esatto contrario di quanto solevano sostenere nel recente passato, e minacciando persino azioni legali contro i malcapitati intenti a farglielo notare, dalle retrovie continua maldestramente a farsi spazio un altro accanitissimo detrattore della riforma costituzionale. Si tratta del popolarissimo Alessandro Barbero, storico e divulgatore di grande fama, da qualche tempo prestato con alterne fortune agli studi costituzionale. Da settimane, infatti, il professore preferito da neocomunisti e pentastellati, porta sfacciatamente avanti talune strampalate tesi inerenti il contenuto della riforma sulla giustizia che evidenziano chiaramente la sua scarsissima propensione verso la materia costituzionale. Il prof Barbero, sostiene, ad esempio, che nel nostro ordinamento esisterebbe già la separazione delle carriere, “in quanto i magistrati devono già scegliere tra la funzione requirente e quella giudicante e possono cambiare ruolo una sola volta nella vita”. Sbagliato. In questo specifico caso, lo storico fonde e confonde due concetti assai diversi tra loro, dimostrando di disconoscere totalmente la differenza tra separazione delle funzioni e delle carriere.
Non solo. Perché, con le sue ripetute uscite a vuoto, il celebre professore dà altresì prova di averci capito ben poco anche per ciò che concerne il sorteggio dei membri laici del Csm: “Se i membri magistrati sono tirati a sorte mentre il Governo continua a scegliere quelli che nomina lui, il peso della componente politica sarà molto superiore. Di fatto – avverte Barbero – il Governo potrà, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Rigorosamente sbagliato anche questo passaggio, ovviamente. Tutti i membri del Csm verranno infatti estratti a sorte, ivi compresi quelli laici, dal momento in cui saranno anch’essi sorteggiati a partire da liste predisposte dal Parlamento. Errate o imprecise sono inoltre le informazioni divulgate da Barbero nel discusso video oscurato nelle scorse ore da Meta per via di talune riflessioni dello storico bollate come false dai sistemi di controllo della piattaforma. E, del resto, vista la mole di imprecisioni contenute nel video “incriminato”, secondo cui un’eventuale vittoria del Sì al referendum comporterebbe un incremento del potere del Governo sulla magistratura con possibili risvolti fascio-autoritari, difficilmente si sarebbe potuto evitare di evidenziare il carattere quantomeno ingannevole delle informazioni divulgate. Altro che censurato solo perché virale come sprezzantemente sostenuto dai sacerdoti del No. Lo spot elettorale del professore è stato limitato da Meta in quanto stracarico di informazioni inesatte o fuorvianti che si vanno a sommare a una folta carrellata di colossali balle già divulgate da Alessandro Barbero nel corso dei suoi precedenti interventi. Insomma, data la sua pessima inclinazione verso gli studi costituzionali e la sua scarsa conoscenza del testo della riforma, il buon Barbero farebbe di certo meglio a tornare dedicarsi a tempo pieno al proprio lavoro abbandonando sul nascere qualsivoglia velleità di carattere politico.
Aggiornato il 27 gennaio 2026 alle ore 11:15
