Maurizio Lupi rivendica il “primato centrista” all’interno della coalizione di Governo. Il presidente di Noi moderati ed ex ministro vede con malcelato disagio il protagonismo di Carlo Calenda e il suo possibile ingresso, vero o presunto, in maggioranza. “Non è che aspettiamo Godot”, dice Lupi in un’intervista a Repubblica. “In politica – aggiunge – sfogliare la margherita non è mai una buona scelta. Azione è una forza di opposizione, come Carlo ha ribadito anche l’altro ieri, e resta in maggioranza a Milano con il Pd. La sua collocazione mi sembra chiara. Poi si può dialogare su alcuni temi, dall’Ucraina al Mercosur, alla riforma sulla giustizia”. Quanto all’economia, sottolinea prosegue Lupi, “già vedo alcune differenze: noi siamo per un’economia sociale di mercato, lui è un liberista. Dopodiché è opportuno provare a rafforzare il centro del centrodestra, ma serve chiarezza con i nostri elettori. E Noi moderati già si pone da due anni questo obiettivo. Calenda mi sembra che creda ancora in un terzo polo, in un’alternativa di centro ai due blocchi. Ma già le Politiche del 2022 hanno dimostrato che viviamo in un sistema bipolare”. Il capo di Azione poi critica ferocemente Matteo Salvini. “Ecco – afferma ancora Lupi – il centrodestra ha sempre incluso la Lega, non si possono certo mettere veti da fuori. Un conto è il dialogo, che deve esserci, altro discorso sono le alleanze”.
A Lupi replica un fedelissimo del leader di Azione. Per il capogruppo di Azione alla Camera, Matteo Richetti, “le parole di Calenda sono state chiarissime: i liberali e moderati italiani non possono stare con i sovranisti che stanno con Vladimir Putin, votano contro il Mercosur e ricevono criminali come Tommy Robinson. È una scelta che compete loro. La questione non riguarda le affinità nelle dichiarazioni, ma la coerenza nelle azioni: la scorsa settimana Forza Italia ha votato per la cancellazione del termine militari dagli aiuti all’Ucraina e questo è il contrario dell’essere europeisti e liberali, ma significa cedere alla propaganda sovranista che strizza l’occhio a Putin. Se questo non cambia, è difficile pensare a qualunque tipo di intesa”.
Aggiornato il 27 gennaio 2026 alle ore 17:53
