Le posizioni di molti personaggi noti, non ultimo lo storico Barbero, distorcono la realtà
In molti sostengono l’inutilità di separare carriere e Consiglio superiore della magistratura (Csm), perché è già nei fatti. Raramente, sostengono, vi sono stati passaggi dalla funzione inquirente a quella giudicante! E quanto affermano, corrisponde certamente a verità. Ma il punto è altro. Questo modo di argomentare è sempre stata un’arte sin dai tempi dell’antica Grecia. “Eristico”, (dal greco eristiké, “arte della disputa”) è questo il termine usato, è l’arte di discutere, ma, non per trovare la verità, semplicemente per vincere la disputa. Per fare questo si usano argomenti capziosi, in apparenza validi, nella realtà fallaci. Il vero fine è confutare l’avversario a tutti i costi. Una premessa vera, “raramente le due funzioni, una inquirente e l’altra giudicante, hanno assistito a pochi cambiamenti” finisce per essere presa come assunto!
Proprio questo uso distorto, di una artefatta premessa, in un ragionamento eristico, è sfruttata ad arte per costruire un sofisma. Le conclusioni di tale ragionamento, apparentemente sembrano logiche, ma non lo sono. Utilizzano collegamenti e ragionamenti ingannevoli, giochi di parole, ambiguità, per dimostrare la validità di un argomento. L’eristica, è pertanto un’arte retorica, polemica, e, spesso ingannevole, con un solo fine: avere a tutti i costi ragione, e vincere la discussione! Un maestro dell’eristica era Cicerone. Anche oggi, molti avvocati utilizzano tale costrutto, e, allo stesso modo, molti di noi ricorrono inconsapevolmente a tale ragionamento, solo per egoistici obiettivi. È sempre difficile ammettere la verità!
Dunque, se la premessa dei vari ragionamenti, contrari al referendum, può apparire logica, in verità non lo è se non entriamo nel merito. Pertanto il professor Alessandro Barbero, come tanti altri, omettono di analizzare il contesto e gli effetti, se si considera che attualmente pubblici ministeri e giudici appartengono allo stesso ordine, sono iscritti allo stesso Csm. E, pertanto, si crea una confusione e contraddizione letale se si considera che, condividendo lo stesso percorso di carriera, i togati appartenenti alle stesse correnti, possono avere interesse, in un sistema così costituito, a favorire, aiutare, o colpire, quei magistrati che non si adeguano. Non è un caso che gli scandali degli ultimi anni, abbiano scoperchiato certe logiche, come denunciato da Luca Palamara, Luigi De Magistris, Nicola Gratteri, eccetera.
Pertanto separare queste due funzioni, quella inquirente da quella giudicante, e procedere con il sorteggio è fondamentale per ricondurre il Csm nel suo alveo democratico. Ricordo e sottolineo che le correnti non sono mai state previste dalla Costituzione, e che tali logiche hanno trasformato una nobile funzione, quella dei magistrati, in un sistema di potere. Dimentichiamo che i magistrati rappresentano una funzione e non un potere! I cittadini dovrebbero riflettere e considerare, ad esempio, se è naturale che un ordine, come quello dei magistrati, possa auto giudicarsi! Ad esempio quando i cittadini presentano esposti, o quando gli stessi esposti sono presentati dagli stessi magistrati! “Se per la legge i magistrati devono essere terzi rispetto alle parti giudicanti, perché tale principio è escluso per gli stessi” il sistema, garantisce loro di auto giudicarsi, ma dove è allora l’imparzialità?
Mi auguro, diversamente, che questo principio venga esteso a tutti gli ordini professionali che, in una posizione di enorme conflitto, continuano ad auto giudicarsi! Ma, faccio una ultima considerazione. Una funzione nobile e importante come la magistratura non è un semplice percorso per fare carriera. È una missione, innanzitutto, e non un mezzo per raggiungere posti di potere. Se questo è il fine, quanti sono i magistrati che hanno tale attitudine. In un periodo storico dove gli ultimi studi, condotti negli ultimi 20 anni, hanno evidenziato il problema legato ai disturbi della personalità. Qui, pertanto, occorre una riflessione! Oggi, dai dati in nostro possesso, circa il 10 per cento della popolazione è affetta dai disturbi del cluster b. Un altro dieci per cento ha forti tratti legati a tali disturbi, ma non patologici. Scoprire e identificare tale personalità è estremamente complesso e difficile. Una personalità, ad esempio narcisista, non ha come fine il bene comune, ma il raggiungimento di suoi personali obiettivi, anche in contrasto con principi e valori comuni! Possiamo stare tranquilli? Non credo. Pertanto sarebbe altresì utile affrontare anche tali questioni, e non solo per i magistrati, ma anche nella politica e in tutti quegli ambienti dove certe funzioni e poteri, hanno forti impatti sulla nostra vita.
Come? Ad esempio istituendo dei test psico attitudinali, propedeutici a certi percorsi. Infine, ricordate che sono state proprio le correnti a colpire duramente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Antonino Caponnetto, ormai anziano, nonostante gli anni, temeva che le correnti avrebbero giocato un brutto scherzo. E così fu! Il Csm preferì un certo Antonino Meli, un magistrato sconosciuto a Falcone, che era il legittimo erede e successore di Caponnetto. Ricordo ancora oggi il dottor Caponnetto in lacrime, singhiozzare la seguente frase: è finita, è finita! Il Csm abbandonò Falcone e Borsellino, e la mafia comprese che lo Stato gli aveva voltato le spalle. Falcone, in tempi non sospetti, aveva affrontato la riforma della giustizia e la separazione delle carriere. Non era casuale la sua non appartenenza e il suo rifiuto di iscriversi a qualsiasi delle correnti in auge. Le stesse che gli servirono su un piatto d’argento una sonora bocciatura. Il resto è storia.
Una ultima considerazione. Il nostro Paese è famoso per i crimini commessi dai colletti bianchi. Truffe, peculato, corruzione sono all’ordine del giorno. I magistrati hanno sempre sostenuto un unico rimedio, aumentare le pene! Ma la corruzione si combatte a monte del sistema, assicurando a tutti i cittadini il controllo della Pubblica Amministrazione. E non delegando a valle del sistema la magistratura, quando ormai il reato è stato commesso. In Svezia, ad esempio, per combattere questo sistema, ogni atto, documento, nota spesa, bando, gara viene reso pubblico entro le 24 ore!
Dunque, non è aumentando le pene che si combatte la corruzione, ma garantendo trasparenza e democrazia. Solo un dato. Non ho mai sentito alcun magistrato intervenire e dibattere in merito! La Svezia ha approvato una legge sulla trasparenza già dal 1766. La legge sulla trasparenza è fondata sul principio che la conoscenza da parte dei cittadini, migliora la governance e combatte la corruzione. Addirittura, tale principio è esteso a quasi tutti i documenti, anche redditi, e dettagli fiscali. La trasparenza, non la magistratura, e non l’aumento delle pene, sono considerate in Svezia il solo strumento per garantire un governo responsabile ed assicurare al cittadino pieno diritto di cittadinanza! Nel frattempo noi, cari signori, discutiamo di cosa? Certo, in un Paese democratico e liberale non si ragiona con le ideologie, ma dovrebbero essere considerati i principi e le idee, la vera rivoluzione!
(*) Ex segretario nazionale Verdi Verdi, presidente Associazione Ecologisti
Aggiornato il 23 gennaio 2026 alle ore 11:24
