Votare sì al referendum sulla giustizia per abolire il Csm

Al referendum sulla giustizia bisogna votare . Evidente la necessità di riformare. Necessaria la separazione delle carriere dei giudici. Il Consiglio superiore della magistratura va abolito non raddoppiato pur introducendo la scelta a caso dei suoi componenti. Il caso del sorteggio infatti non esiste, meno che mai per questi giudici. Essi infatti già adesso “manovrano” e gestiscono il “caso”, ci sono mille modi per raggirare la scelta casuale. Ne conoscono mille e altri mille. Ho presentato una volta un elaborato per vincere un assegno di ricerca in ambito della giustizia. Verosimilmente o ero primo o non ero quello cui volevano dare la vincita: hanno abolito la gara neanche motivando. Non funziona molto diversamente alla Presidenza del Consiglio – questo per dire che l’intero impiego pubblico stipendiato da noi é difettoso in tal senso, sa già come raggirare, negare, per distribuire tra i propri baroni e componenti, giudici noti – che indice un concorso pubblico con premi onorifici. Si fanno mandare i libri (così risparmiano la spesa) in molte copie e non rispondono nemmeno sul se si è vinto o meno. Tamquam non esset. Carta straccia. Ambizioni frustrate nel peggiore dei modi. E noi vogliamo che per i profumatissimi posti – molto bene pagati e molto ben piazzati per guadagnare in mille altri modi con il potere di controllo e di “indirizzo”, di “disciplina” dei giudici – i cari giudici politicizzatissimi (altro che spillette contro Beatrice Venezi al Teatro La Fenice di Venezia! I coltelli!) non si organizzino come peraltro sappiamo sanno già fare molto bene?

Questa riforma va fatta e bisogna votare sì. Ma non si creda che esisterà il sorteggio ed il caso al Csm perché al contrario si sta facendo ai giudici un regalo, si stanno raddoppiando loro i posti. Il Csm va eliminato. Le correnti sono sette e partitini politici efferatamente politicizzati e tipo fondamentalisti. La costruzione stessa della giustizia va ribaltata. Al primo grado misure di mediazione e conciliative in cui i giudici-arbitri sono pagati dai confliggenti. Poi il secondo grado con sparuti giudici pagati dallo Stato e costi molto alti per accedervi da parte dei richiedenti, al terzo grado pochi, pochissimi – una ventina contro gli attuali duecento cinquanta circa unità – a pronunciarsi su poche cause loro sottoposte. Ciò nel civile. Il penale snellito sul modello statunitense. La questione della ingiustizia dei giudici politicizzati in Italia non si rivolve rinfoltendo a botta di migliaia nuovi giudici che diverranno – proprio perché inseriti in questo sistema attuale – politicizzati pure loro e in maniera sempre più feroce, ma scarnendo l’istituzione, rendendola così efficiente e funzionale al compito da adempiere. Che é quello di dispensare giustizia. Non altro. Nessuna interpretazione, solo applicazione della legge scritta, possibilmente in base a parametri prestabiliti precisi e determinati. Meno giudici possibili per una giustizia – e sistema di giustizia riformato – giusta, efficiente, possibile.

Aggiornato il 08 gennaio 2026 alle ore 16:05