Prodi è l’icona del fallimento europeo

Craxi ci aveva avvisato

Insulti, sfuriate, scuse improbabili, tiratine di capelli, “gesti d’affetto” vari, ma non solo. C’è infatti una questione assai più seria e complessa su cui vale la pena centrare il focus nel momento in cui si parla di Romano Prodi. Il tema in questione è, oggi quanto mai, di strettissima attualità: si tratta del colossale fallimento di quel progetto unitario europeo di cui, proprio il Professore, può essere a tutti gli effetti considerato uno dei più ferventi sostenitori. La “sua” Europa, quella dei burocrati, dei tecnici e dei banchieri, degli interessi lobbistici, delle regole cervellotiche e dei vincoli invalicabili, la stessa che, per intenderci, avrebbe dovuto consentirci di lavorare un giorno in meno e guadagnare al contempo quel che avremmo potuto percepire lavorando un giorno in più, ha infatti miseramente fallito la sua originaria missione. Un flop totale, eclatante, rovinoso, e, per di più, anche già ampiamente annunciato. Ad esempio da Bettino Craxi, il quale, in tempi non sospetti, già verso la fine del secolo scorso, seppe cogliere le molte criticità insite in quel progetto unitario europeo, esprimendo un insindacabile giudizio sulla natura della nascente Unione e sulla necessità, per l’Italia, di richiedere, o meglio, di pretendere la rinegoziazione dei parametri fissati dai trattati costitutivi, a cominciare da Maastricht.

Ad un’Europa dei popoli, come quella immaginata dai padri fondatori, e in cui credeva fermamente Craxi, con l’Italia a interpretare il suo naturale ruolo di potenza euro-mediterranea, anche e soprattutto in un’ottica di pace e stabilità tra i vari popoli stanziati nelle diverse rive del “Mare nostrum”, l’allegra compagnia di tecnocrati, cui lo stesso Prodi appartiene, ha colpevolmente contrapposto un’Europa iper-burocratizzata e lontana anni luce dai bisogni essenziali dell’individuo, con un’Italia relegata in una posizione periferica e perennemente costretta a inseguire i partner europei gareggiando in terreni “estranei”, con i pessimi risultati centrati, oggi ormai sotto gli occhi di tutti. In estrema sintesi: Italia sempre più debole e impoverita e sempre meno influente sullo scacchiere geopolitico internazionale, a interpretare la parte del grande assente ingiustificato negli equilibri mediterranei; Europa fragile e decadente, eternamente incompiuta e inconsistente politicamente, dilaniata al suo interno e del tutto incapace di accogliere le istanze del proprio popolo.

Insomma, al di là delle ultime tragicomiche cadute di stile e delle discutibilissime “gestualità familiari” attraverso cui il Professore è solito dispensare cenni d’affetto al prossimo, esiste almeno un altro buon motivo per cui ricordare e rendere eternamente grazie a Romano Prodi: il piccolo grande disastro geopolitico e socio-economico che il “suo” fallimentare progetto unitario lascerà in dote al popolo europeo.

Aggiornato il 03 aprile 2025 alle ore 09:49