
Carlo Calenda rivendica il suo isolamento “centrista”. “Azione – scrive su X – rimane e rimarrà all’opposizione del Governo Meloni come ho già scritto un milione di volte. Il resto è gossip e strumentalizzazioni da cortile”. Calenda torna a ripetere di “sperare in un’alternativa guidata da un riformista come Paolo Gentiloni. Azione – scrive ancora – rimane dove l’hanno messa gli elettori, nel centro liberale, indipendente dei due poli. Rafforzeremo quest’area lavorando con le altre forze liberali e popolari e con tutti i volenterosi che non hanno intenzione di consegnarsi ai 5 stelle o a Salvini e alla loro politica subalterna a Trump e Putin. Spero sia sufficientemente chiaro”. Davanti alle telecamere di Coffee Break, programma di approfondimento giornalistico su La7, Calenda ritorna a parlare della cancellazione dei pentastellati: “Non ho detto che va cancellato il partito ma ho detto che andrebbe cancellato il modo di fare politica, quello vorrei cancellare”. Poi smentisce l’ipotesi di un’intesa con Fratelli d’Italia nelle Marche. “È una notizia falsa”, dice piccato. “Non c’è nessun flirt con la Meloni, c’è il confronto”, come c’è stato con “Gentiloni e Monti invitati anche loro al congresso”. Quanto ai dazi, a suo avviso, “non c’è una ricetta: se ti mettono i dazi devi mettere i dazi. Se ricevi dazi del 25 per cento” nel settore auto “e non metti i dazi, le fabbriche si spostano negli Stati Uniti. La politica industriale italiana è ferma: bisogna iniziare a mettere per terra un vero piano per l’energia e incentivi veri”.
Intanto, l’onda lunga del congresso di Azione continua a far venire il mal di mare al centrosinistra. Dopo la chiusura dell’assise di partito, con una sola dichiarazione Calenda ha attaccato il Pd, il M5s e anche i “cespugli”, cioè le altre forze progressiste dell’ipotetico campo largo. Ma i distinguo non sono stati solo a parole: in commissione Bilancio alla Camera, Azione si è astenuta sulla risoluzione di maggioranza sul Def (Documento di economia e finanza). Una posizione che per Italia viva è rivelatrice: “Astenersi su provvedimenti qualificanti significa entrare nell’anticamera della maggioranza di Governo”, ha commentato ieri il senatore e vicepresidente dei renziani Enrico Borghi, memore della presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al congresso di Azione. Frattanto, se Calenda sembra aver imboccato la rotta che lo allontana dal centrosinistra, il M5s pare aver scelto la strada che porta nei quartieri frequentati anche dal Pd. Sabato i 5 stelle saranno in piazza a Roma contro il piano di riarmo europeo. La segretaria Pd Elly Schlein non ha ancora fatto sapere se ci andrà o no. Giuseppe Conte ha provato a forzarla un po’. La manifestazione è “aperta a tutte le forze, politiche, le associazioni, i singoli cittadini”, ha detto. “Quindi confido assolutamente che ci sia anche il Pd, che ci siano tutte le forze che ritengono questo piano di riarmo una prospettiva completamente folle”. Insomma, un modo anche per non far passare le iniziative del M5s solo come tentativi di mettere in difficoltà il Pd.
Aggiornato il 02 aprile 2025 alle ore 17:08