
Qui non si tratta di difendere una persona specifica, in questo caso Marine Le Pen. Qui si tratta di ribadire uno dei principi cardine del concetto di Stato di diritto, ovvero che lo Stato stesso e tutti i suoi organi sono soggetti al rispetto della legge e non possono agire arbitrariamente. Questo vuol dire anche che un qualsiasi cittadino denunciato e indagato è innocente, e quindi solo presunto colpevole, fino alla fine dei tre gradi di giudizio.
Nel caso di Le Pen, alla fine del processo di primo grado è stata dichiarata colpevole e anche ineleggibile (per le presidenziali del 2027) per un tempo di 5 anni.
Dovrebbero far riflettere le parole, come riportate su Il Tempo, di un inaspettato Antonio Di Pietro: “Se Marine Le Pen è stata condannata per i motivi che ho letto allora siamo tutti colpevoli, allora arrestateci tutti”. La decisione dell’ineleggibilità presa solamente con il primo grado di giudizio è stata definita “allucinante”, con l’esaustivo commento “E poi per cosa?!”
Se perfino l’ex pm di Mani Pulite si esprime in questi termini vuol dire che stiamo davvero raschiando il fondo del barile e un riequilibrio tra i poteri dello Stato diventa urgente quanto prioritario; per questo nelle ultime settimane è cascato il tabù sull’immunità parlamentare (c’è chi sta ragionando sul ripristino dell’articolo 68, come voluto dai padri costituenti).
Ed è sempre Di Pietro che accende i fari sulla riforma della Giustizia: “Non tanto per la separazione in sé, di cui ai miei ex-colleghi in realtà frega niente, quanto per l’Alta Corte disciplinare e il sorteggio dei due Csm, cioè i punti della riforma che gli danno davvero fastidio”, ha dichiarato.
L’attestazione della fine della credibilità della magistratura è evidente. Qualcuno ne prenderà atto e tenterà di porre rimedio, o continueranno i soliti, deleteri, giochetti?
Aggiornato il 02 aprile 2025 alle ore 13:32