Allarme terrorismo, controlli e l’appello della Polizia locale: “Più tutele”

Le ripercussioni del conflitto tra Israele e Hamas si stanno risentendo pure nel Belpaese. Le indicazioni da parte delle istituzioni, oltre a non creare allarmismi, mirano ad alzare la soglia d’attenzione. Nel mezzo, troviamo pure l’appello dei vigili urbani. Come indicato da Mario Assirelli, segretario generale del Sulpl (Sindacato unitario lavoratori Polizia locale): “Abbiamo meno diritti di altre divise”.

I CONTROLLI

I controlli, come detto, viaggiano verso un maggiore rafforzamento. Una bozza di bilancio prevede altri 800 addetti delle forze armate che entreranno in servizio nel 2024, per implementare la presenza nelle stazioni ferroviarie. Confermato il contingente di 6mila unità delle forze armate per l’operazione Strade sicure, in servizio fino al 31 dicembre del 2024. Una proroga, questa, limitata ai servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili, per il contrasto alla criminalità e al terrorismo.

Intanto Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, nell’informativa al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, spiega: “Anche altri Paesi hanno reintrodotto i controlli alle frontiere interne con uno o più altri Stati dell’Unione, per motivi di sicurezza nazionale. Tra i Paesi che li hanno reintrodotti – va avanti – c’è anche la stessa Slovenia e altrettanto importanti sono le motivazioni che sono state messe a base della decisione di Lubiana, secondo le quali i conflitti in atto in Ucraina e Medio Oriente e i recentissimi attentati terroristici in alcuni Stati membri oltre al crescente attivismo delle reti criminali transnazionali operanti nei Balcani occidentali aumentano non solo il rischio di sinergie tra criminalità organizzata e terrorismo, ma anche di infiltrazione terroristica dei flussi migratori illegali attraverso la rotta balcanica, rendendo indispensabili e urgenti i controlli con Croazia e Ungheria da parte della Slovenia”.

Prosegue il ministro Piantedosi: “Sussiste un concreto pericolo di effetto domino, cioè l’effetto della reintroduzione dei controlli da parte di alcuni Stati crea inevitabilmente un percorso di ingresso in danno dei Paesi che non assumono misure di chiusura. Anche per la frontiera esterna marittima – ribadisce – è stato previsto il rafforzamento del dispositivo già in atto, che prevede l’impiego di unità specializzate nella prevenzione del terrorismo impegnate in controlli a tappeto. Rammento a riguardo che stiamo subendo da mesi una forte pressione migratoria”. Non solo: “È aumentato il rischio di penetrazione terroristica attraverso i flussi della rotta balcanica, che per caratteristiche geografiche di provenienza dei migranti appare vulnerabile. Ma, oltre alla vulnerabilità intrinseca della rotta balcanica, una complicazione aggiuntiva – dichiara – deriva dal fatto che il già elevato numero di attraversamenti illegali della frontiera lungo la rotta balcanica potrebbe subire un forte incremento, in conseguenza dell’effetto combinato del ripristino dei controlli alle frontiere interne di Slovenia, Austria, Polonia e Repubblica ceca”.

L’APPELLO DELLA POLIZIA LOCALE

Assirelli, contattato dall’Opinione, va dritto al nocciolo del problema: “Ricordo che già nell’ultimo anno della pandemia al Governo avevamo segnalato la sussistenza di un problema di tensione sensione. Adesso, la questione più attuale è quella dell’allarme terrorismo, con gli agenti che si trovano a operare in punti ritenuti sensibili. Si alzano i livelli e noi chiediamo una riforma. Perché tutto parte dalle regole: un sindaco, bene o male, si può inventare qualcosa, mettendo in campo più personale. Ma il personale, in Italia, va di pari passo con la cosiddetta spending review. E i tagli ricadono pure su di noi”. E rimarca: “Le cose non si inventano dall’oggi al domani. Al momento siamo dipendenti comunali e diventiamo polizia di prossimità, a seconda delle necessità. Però la gente invoca sicurezza, vuol vedere più divise in strada. Noi non possiamo essere impreparati. E non è possibile garantire determinati standard nelle realtà più grandi, a discapito delle piccole. Non ci sono centri di serie A e centri di serie B. Oltre all’attività posta in essere quotidianamente dalla Polizia locale – va avanti – devono essere dati definitivamente i giusti riconoscimenti di questi lavoratori. Perché, va ricordato, abbiamo meno diritti e meno tutele di altre divise. Sia chiaro – conclude – non abbiamo paura di niente. Ma dobbiamo avere gli strumenti necessari”.

LA SITUAZIONE A ROMA

“Mentre il Governo ha annunciato il rinnovo dei contratti pubblici per le forze di sicurezza, a restare fuori, ancora una volta, è la Polizia locale, che non viene riconosciuta in tale comparto”. Queste le parole del Sulpl romano che, per voce del suo segretario, Marco Milani, osserva: “Gli agenti, specie nelle grandi metropoli e città d’arte, si trovano a prestare servizio quotidianamente in punti dichiaratamente sensibili: si pensi alle stazioni o ai monumenti come Fontana di Trevi o il Colosseo. A differenza dei colleghi delle altre forze – sintetizza Milani – manchiamo di formazione, in alcuni casi di strumenti e persino di tutele previdenziali e giuridiche. Anche questa volta non beneficeremo dei rinnovi contrattuali previsti per le altre forze. Chiediamo al Governo di accelerare con la legge di riforma, che riconosca la specificità del nostro lavoro e, nel frattempo, invitiamo il Comune di Roma e le Amministrazioni delle Città d’arte di fare ruotare tutto il personale esterno nelle piazze e nei siti maggiormente sensibili, in modo da ridurre almeno di fatto per un rischio che non vede riconoscimento né nei contratti nazionali, né in quelli locali”.

Aggiornato il 24 ottobre 2023 alle ore 18:35