Atlantismo, energia e Mediterraneo: la strategia di Meloni

È inevitabile notare una certa iper-attività da parte del premier Giorgia Meloni sul piano della politica estera e delle relazioni internazionali. Coloro i quali credevano che l’arrivo del centrodestra al Governo avrebbe portato al deterioramento dei rapporti con la Nato e avrebbe spinto l’Italia all’abbraccio mortale con la Russia, avevano fatto male i conti. Questo, semmai, si sarebbe verificato con un nuovo Esecutivo “giallorosso”.

Giorgia Meloni ha avuto la capacità di mettere fine alle ambiguità leghiste sul piano della politica estera: la collocazione atlantica dell’Italia non è, né sarà mai, oggetto di discussione. Men che meno l’Italia si sottrarrà agli impegni presi con i partner occidentali. Il risultato di questo ferreo atlantismo da parte della premier è che ora a Washington si fidano ciecamente dell’Italia. E Roma viene percepita come un alleato affidabile e leale: molto più di tanti altri Paesi europei, a dire il vero. Non si tratta solo di armare l’Ucraina, ma anche di iniziative come quelle sul rafforzamento della cooperazione tra Italia e Giappone sul piano militare, tecnologico e ingegneristico. Giappone che è l’avamposto occidentale in Asia, oltre a essere il principale oppositore della Cina e della Corea del Nord nell’area. E del quale l’Italia si candida a essere il principale riferimento europeo.

Contemporaneamente, l’attivismo di Meloni non ha risparmiato altri due fronti caldi: quello energetico e quello mediterraneo. Proprio lunedì si è conclusa la missione del premier in Algeria, dove sono stati siglati quattro importanti accordi, non a caso ispirati alla visione di Enrico Mattei. In virtù di questi accordi, l’Italia si impegna a promuovere lo sviluppo economico nel Paese nordafricano (intesa tra Confindustria e aziende algerine) e a cooperare con essa sul fronte dell’ingegneria spaziale. Algeri, dal canto suo, si assume il compito – con l’accordo tra Eni e Sonatrach, l’azienda statale che gestisce la produzione di energia –di aumentare le forniture di gas liquefatto verso l’Italia tramite la costruzione di un nuovo gasdotto, capace di trasportare anche idrogeno, e mediante la posa di un cavo elettrico sottomarino che colleghi i due Paesi. In questo modo – ha spiegato Meloni – l’Italia sarà completamente indipendente dal gas russo tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. L’obiettivo più ambizioso rimane però quello di trasformare l’Italia in un grande hub del gas capace di rifornire tutta l’Europa, o comunque di giocare un ruolo centrale nell'approvvigionamento di altri Paesi.

Ciononostante, Meloni in patria dovrà mostrare un certo “pugno duro” per dotare l’Italia di quelle infrastrutture – rigassificatori in primis – di cui ci sarà bisogno per utilizzare il gas algerino. Impresa tutt’altro che facile in tempi di ambientalismo fanatico e di zeloti dell’ecologismo, che credono di difendere la salubrità dell’aria, della terra o dell’acqua compiendo atti di vandalismo. La prossima tappa del presidente del Consiglio sarà la Libia, dove Meloni – stando a quanto si dice – cercherà di trovare un accordo con le autorità del posto per fermare i flussi migratori e per ridare slancio alla tradizionale cooperazione tra Roma e Tripoli sulla questione migranti.

Dove vuole andare a parare il premier con questo tipo di iniziative? Certo, non vuole lasciare gli italiani al freddo e al buio; ha capito benissimo che i rapporti con Mosca – anche a guerra finita – non saranno più gli stessi, che il collocamento naturale dell’Italia è al fianco degli Stati Uniti e in Europa e che, comunque, quelle con la Russia si sono rivelate relazioni troppo pericolose per poter essere tenute in piedi. Tuttavia, è inevitabile pensare che ci sia un secondo fine: quello di aumentare vertiginosamente il peso internazionale dell’Italia e, dunque, il suo potere negoziale in sede europea.

I rapporti con Bruxelles non sono tesi come qualcuno immaginava sarebbero stati con Meloni premier. Nondimeno, l’Italia ha necessità di far sentire la sua voce e poter difendere i suoi interessi nel miglior modo possibile, nonché di recuperare una centralità perduta da tempo. Meloni ha capito che una via praticabile è quella di fare dell’Italia uno dei principali alleati di Washington – in maniera tale che gli Usa, al bisogno, possano fare pressioni su Bruxelles perché sia più conciliante nei rapporti con Roma – e il principale punto di riferimento nel Mediterraneo, nonché il tramite nelle relazioni tra Europa e Nordafrica su questioni estremamente complesse e delicate, come i flussi migratori e l’energia, per l’appunto. Il miglior modo per contare qualcosa, insomma, è quello di avere una forte intesa con gli amici d’Oltreoceano e di essere indispensabili per quelli del Continente, sfruttando la propria posizione geografica.