Regionali Lazio, Rocca a D’Amato: “Si prenda una valeriana”

Alessio D’Amato si sta spazientendo, perché si sente scivolare inesorabilmente verso la medaglia di bronzo. Comprendo il suo timore, ma si tranquillizzi: la Regione Lazio crede in Roma per l’Expo 2030”.

Il candidato alla Pisana in quota centrodestra si rivolge così all’avversario di centrosinistra. E aggiunge: “Expo 2030 è una grande opportunità. La mia Regione sarà al fianco del Governo e del Comune di Roma per raggiungere questo importante traguardo. Un’occasione di rilancio, di sviluppo e di riqualificazione del territorio che può trainare tutto il Lazio. D’Amato si calmi con un infuso di valeriana”. Inoltre, sottolinea: “Expo 2030? Ogni volta che si pensa qualcosa, si va su Tor Vergata. Ritengo che il nostro dovere sia quello di individuare le aree migliori e non consumare nuovo suolo”.

D’Amato dal canto suo commenta: “Rocca si muove come un elefante in una cristalleria, incompetenza e approssimazione, che danneggiano la nostra reputazione e lo sforzo che Roma sta facendo per portare a casa un appuntamento fondamentale”. A sostenerlo c’è il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, che twitta: “Dispiace che Rocca abbia speso parole dannose. Nel migliore dei casi, esprimere dubbi su Tor Vergata significa non sapere le regole dei tempi delle candidature. Nel peggiore, non tifare per Roma”.

Rocca, di contro, specifica che è “totalmente falsa” l’affermazione di D’Amato di una sua contrarietà all’Expo e a Tor Vergata, la cui riqualificazione è al centro dei progetti dell’unico Municipio governato dal centrodestra. Ho detto e ribadisco che si deve pensare anche alla riqualificazione dei territori degradati, senza necessariamente consumare suolo vergine e, guarda caso, Tor Vergata risponde proprio a queste caratteristiche”. E Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia) chiama in causa il primo cittadino della Città eterna: “Dopo un anno di silenzio uscire andando dietro a un inqualificabile bugiardo come D’Amato non gli fa onore. A meno che non voglia ammettere di essere, più che un amministratore, un gregario da campagna elettorale”.