Pd: la tortura mediatica dell’eterno congresso

L’eterno e inconcludente processo di un partito sempre a congresso sta diventando una tortura mediatica. Un’ossessione semantica. Il partito, purtroppo per lui, è il Pd. Il congresso, che dovrebbe servire a sancire l’avvicendamento di improbabili leader, che nella breve campagna elettorale che precede l’ordalia promettono rivincite e rinascite che non vedono mai la luce, è un po’ come la “rivoluzione permanente” di cui a suo tempo parlava Lenin, se non erro. La tortura in questione riguarda noi, timidi e persino umili ascoltatori di Radio Radicale: da un paio di mesi a questa parte, nella tarda mattinata di ogni sabato che Dio manda in terra, siamo costretti a sentire le infinite e ripetitive prolusioni allo psicodramma da parte del segretario pro tempore Enrico Letta, il quale ha deciso di condurre la propria successione al porto sicuro che lui predilige e che promette che il 26 febbraio mollerà l’osso.

Da settimane è un diluvio di titoli malinconici da parte di quasi tutti i quotidiani, che fantasticano di un “ultimo discorso di Enrico Letta da segretario del Partito Democratico”. Ma l’ultimo è sempre il penultimo, notoriamente, e qualcuno comincia ad avere atroci sospetti. Altri, invece, ipotizzano che fatto fuori Matteo Renzi – il quale nonostante tutti i propri difetti, ed essendo pure antipatico, alle Europee portò il partito oltre il 40 per cento, risultato questo che persino il tanto osannato Enrico Berlinguer aveva visto con il binocolo – nel Pd sia iniziata la fase del “congresso eterno”. In realtà – anche constatando la sostanza di molteplici interventi sentiti ogni sabato a Radio Radicale – l’impressione epidermica è quella di una sorta di seduta di autocoscienza politica, non molto dissimile da quelle che avvengono nelle comunità terapeutiche per il recupero di alcolizzati o tossicodipendenti. Invece degli “alcolisti anonimi”, potevano essere gli incontri degli “ex comunisti” ovviamente non anonimi, visto che ogni flusso di coscienza esplicitato era preceduto dalla menzione del protagonista. La sostanza, però, non cambia molto: i pretesi giovani turchi del Pd sembrano un branco di velleitari che citano reminiscenze e ricordi molto confusi, all’utopistica caccia di qualcuno che finalmente dica “la cazzata giusta” per risalire la china. E per tornare nuovamente di moda. Come è capitato ai grillini, a Matteo Salvini e da ultimo a Giorgia Meloni. Come a dire: “Perché noi no?”.

Nell’attesa dell’evento miracoloso, un pensiero di solidale pietà cristiana va a tutti gli ascoltatori politici di Radio Radicale, che ogni sabato devono sorbirsi ore e ore di “boiate pazzesche”.