Manovra, Calenda: tra Terzo polo e “quarta gamba”

Carlo Calenda “giura” che il Terzo polo non farà la “quarta gamba” del Governo Meloni. Eppure, il suo continuo attivismo sulla Legge di bilancio, desta qualche preoccupazione. Sia nell’opposizione che tra le fila della maggioranza. Fonti vicine ai gruppi parlamentari di Forza Italia raccontano un partito in fibrillazione. Tra chi cerca sponde nell’ex compagna di partito Mara Carfagna, ora presidente di Azione, e chi respinge categoricamente l’atteggiamento ondivago dei calendiani e rivendica una nuova centralità nella compagine di governo. Intanto, Calenda si spertica in rimproveri professorali e successivi ammiccamenti nei confronti della premier. Definisce “lacunosa” la Manovra approvata il 21 novembre dal Consiglio dei ministri. Poco dopo, lancia, com’è nel suo stile, una serie di stoccate: “Il giudizio complessivo sulla Manovra – afferma – è che è una grande presa in giro per gli elettori della destra. Tutte le promesse elettorali sono state disattese. La promessa di abolire la Fornero si è trasformata in un intervento idiota”.

Secondo Calenda, “non ci sono investimenti industriali nella Legge di bilancio. Non c’è niente. L’unica cosa che c’è è la continuazione delle misure del governo Draghi sull’ energia. Ringraziamo la Commissione europea per aver fatto il disastro perfetto sul prezzo del gas. Oltre all’incapacità di raggiungere accordo, oggi la situazione è peggiorata”. Poi attacca il governo sul Reddito di cittadinanza. “Nel 2021 è costato circa 8,4 miliardi di euro e ha coinvolto 2,5 milioni di persone. La componente di politiche attive ha largamente fallito: solo il 42,5 per cento delle persone abili al lavoro sono prese in carico dai centri per l’impiego. Solamente il 10 per cento degli abili al lavoro, senza già un’occupazione, trova lavoro”. Calenda si concentra sui numeri: “Nella Manovra da 35 miliardi, 21 vengono dal deficit, 3 dalla tassa sugli extraprofitti e gli altri 11 come li coprono? Qualcuno lo ha spiegato? Sono aumenti di, accise di tasse? Alla fine succederà quello che è sempre successo, cioè che la pressione fiscale aumenterà complessivamente”. Poi, l’attacco frontale al Carroccio e al suo leader Matteo Salvini. “Questo – sostiene Calenda – è il governo della Lega, dalla flat tax alle ong, non c’è una proposta della Meloni, che era troppo impegnata a dire che non è fascista che si è persa cosa propone per l’Italia, che è fondamentale. La trasformazione del governo in un governo Salvini sarà un Armageddon per il Paese, non è quello che vuole la Meloni”. Ma, dopo lo “schiaffo” ecco che arriva, puntuale, la “carezza” condita da ironia, paternalismo e l’inconfondibile protervia, marchio di fabbrica della ditta. “Chiediamo un incontro a Giorgia Meloni. Noi abbiamo una Contromanovra con più investimenti, più welfare e meno mance. Lei è nuova nel ruolo – chiosa Calenda – credo vada aiutata, non solo contestata. Noi siamo disponibili”. 

Giorgia Meloni accetta e invita il leader di Azione a un confronto. Calenda abbandona le accuse e non nasconde l’euforia. Naturalmente, ora gli strali vanno scagliati contro l’opposizione. Contro il Partito democratico, in particolare. I dem hanno in programma il 17 dicembre una manifestazione di piazza contro la manovra governativa. “Incontrare il Governo sulla Manovra – twitta Calenda – è importante. L’opposizione non si fa andando sempre in piazza, ma proponendo alternative. E la politica non è una guerra perenne tra nemici ma un confronto tra avversari nell’interesse del Paese. Ringrazio Giorgia Meloni per la disponibilità”. Ma Calenda non resiste e si produce in una delle sue migliori gag involontarie. Excusatio non petita, accusatio manifesta. “Non ci sono oscure trame o promesse di stampelle – aggiunge – ma il normale dialogo che avviene in tutti i Paesi maturi tra maggioranza e opposizione che tali restano. Cerchiamo di normalizzare la politica italiana e di legarla ai contenuti; basta conflitto ideologico infinito”.

L’attacco a dem e pentastellati è parte di un copione già scritto. “Io voglio sapere – sottolinea – quali sono le controproposte del M5s e del Pd. Delle manifestazioni sulla finanziaria non me ne può fregar di meno. È una Manovra talmente demenziale che è smontabile su ogni cosa con delle proposte. Dico al Pd, sediamoci e discutiamo. Se non ne hanno una, partiamo dalla nostra Contromanovra e se poi vogliono andare in piazza il 17 andassero in piazza. I 5 stelle? A loro la nostra Contromanovra non la mando, non serve”. Capitolo Regionali. “Speriamo che nel Lazio si vada avanti su Alessio D’Amato. La stella polare – del Pd – è sempre trovare un accordo con il M5s che sulle commissioni di garanzia gli dice va bene, sulle Regionali no. Così è un po’ un problema”. Per la Lombardia, arriva la definitiva bocciatura di Pierfrancesco Majorino. “Rende impossibile un’alleanza. È un candidato di sinistra molto estrema, non nell’alveo del riformismo illuminato”. Dal Pd ormai lo accusano di “intelligenza con il nemico”. Dal M5s esprimono un giudizio meno sottile: “Calenda è il nemico”.