Iran: e il sindacato?

Tra i non pochi silenzi e indifferenze per quello che accade in Iran, silenzi e indifferenze dei conduttori delle trasmissioni di cosiddetto approfondimento televisivo, di buona parte del mondo politico maggioranza o opposizione che sia, c’è anche – da registrare – quello del sindacato.

Ora magari sono stato maldestro nella mia ricerca. Però per quello che riguarda l’Iran e quello che avviene in quel Paese, la dichiarazione più recente che ho trovato in rete, e anche nei siti di Cgil, Cisl e Uil, risale al 26 settembre. Oggi è il 23 novembre, dunque quasi due mesi fa. E da allora di cose ne sono accadute.

Il 26 settembre la dichiarazione è congiunta, firmata da Maurizio Landini per la Cgil, da Luigi Sbarra per la Cisl e da Pierpaolo Bombardieri per la Uil.

Mahsa Amini, la ragazza di 23 anni, è stata uccisa dai tagliagole degli ayatollah al potere in Iran. La sua colpa: quella di non indossare correttamente il velo. E i tre esponenti sindacali esprimono “sostegno e solidarietà alle donne e al popolo iraniano”, ribadiscono “il nostro impegno e azione in Italia, in Europa e nel mondo per l’affermazione della democrazia, dei diritti civili, sociali, economici e culturali universali fondamentali per la convivenza, il benessere, la sicurezza e la pace”.

Questo, ripeto, in un comunicato che risale al 26 settembre.

Ci sono state una quantità di manifestazioni davanti all’ambasciata iraniana. È in preparazione una marcia per il prossimo 10 dicembre; è in corso uno sciopero della fame condotto dalla tesoriera del Partito Radicale Irene Testa e da numerosi altri militanti radicali e cittadini. Una dichiarazione di Landini, Sbarra e Bombardieri ci potrebbe pure stare. Magari alle manifestazioni, qualche loro bandiera farebbe la sua figura; un messaggio di solidarietà e una dichiarazione di sostegno la potrebbero pure fare, motu proprio, senza essere sollecitati… In fin dei conti l’hanno detto loro: “Il nostro impegno e azione, in Italia, in Europa e nel mondo per l’affermazione della democrazia, dei diritti civili, sociali, eccetera”. L’hanno detto due mesi fa, e hanno avuto tutto il tempo che serve per pensarci bene a cosa fare per dare concretezza e seguito a questo “impegno e azione”. E comunque non richiede molto impegno e azione aderire a quello che fanno già i radicali e le organizzazioni degli studenti iraniani in Italia.

Anche questo dovrebbe far parte dei compiti e degli impegni di un sindacato che vuole essere sindacato.