Il Mose in Italia e il nucleare verde in Finlandia

La Finlandia è una nazione fichissima per i giovani. Il comunismo a Helsinki non ha mai rappresentato la religione dei ricchi, “grazie” all’ingombrante presenza dell’invasore russo-sovietico. Anche altre iper-ideologie hanno attecchito poco. La stampa ha avuto qualche caduta di stile, quando un’infezione da perbenismo à la Capalbio ha colpito la premier Sanna Marin, accusata di aver partecipato a una festa tra giovani amici (Marin ha 36 anni). La leader della Lega Verde, partito che governa la Finlandia, Maria Ohisalo, è una ambientalista di trentasette anni: da bambina ha trascorso un anno in un rifugio per famiglie povere. Il padre era alcolizzato e presto i genitori divorziarono. Il lavoro della madre ha comunque permesso a Maria Ohisalo di laurearsi e fare sport (calcio, ciclismo e atletica leggera), prima di lanciarsi in una carriera politica di successo. La leader della Lega Verde un’idea diversa dal verde della Lega di Matteo Salvini, ma la sua posizione sulla crisi energetica crea di sicuro seri imbarazzi ai verdi italiani e ad Angelo Bonelli (60 anni), politico dagli anni Ottanta, attualmente deputato eletto con l’Alleanza Verdi e Sinistra.

Maria Ohisalo in Italia finirebbe con la Lega di Salvini? Certo, non potrebbe entrare nel movimento di Bonelli: forse ne sarebbe scacciata come una lebbrosa. Perché? Ha causato un grande cortocircuito politico, dal momento che l’ambientalista finlandese si è schierata in favore del nucleare civile come energia pulita. La più pulita e la più sicura, come dicono alcuni studi. È pur vero che il partito dei verdi europei rimane contrario a gas e nucleare, ma intanto anche in Italia cresce un’associazione come Nucleare e ragione, nata nel 2011 e simile all’associazione Finnish Greens for Science and Technology. L’associazione finlandese, sorta nel 2008, ha contribuito alla costruzione della mega-centrale che da sola fornisce il 50 per cento dell’energia nazionale, proprio in un anno in cui l’innamoramento italiano e soprattutto tedesco per il gas russo (poco o mai osteggiato da sinistra e verdi) è finito dagli altari nella polvere.

Anche i Verdi tedeschi, nel 2022, hanno fatto una conversione micidiale, approvando la riapertura delle centrali a carbon fossile e l’aumento esponenziale delle spese militari. In un’intervista al Venerdì di Repubblica di Ville Seppälä, leader dei Verdi per la Scienza, si citano i dati e non si fa politica. La stessa Greta Thunberg si allontana dall’idea di un ambientalismo poco scientifico, come quello instagrammatico e gossipizzato che si basa sull’imbrattamento di quadri preziosi nei musei.

Ecco dei dati su cui gli amanti dell’ambiente dovrebbero riflettere seriamente:

portando a 100 l’impatto sull’ambiente del carbone, si ottiene per il gas il 59 per cento, 5,8 per cento quello del solare (che però non può a oggi gestire grandi quantità di energia), e 1,4 per cento quello dell’energia nucleare. “Sarà pur vero… ma il nucleare è pericoloso…”., obietteranno i Bouvard e Pécuchet educati dall’antinuclearismo di matrice sovietica (perché forse nato “grazie” a Chernobyl), quello che ha fatto mettere a mezzi Comuni italiani la targa “Comune denuclearizzato” quando ne serviva forse un altro, secondo Piero Angela, con la scritta “Comune ideologizzato. Ed è qui che Seppälä fornisce altri numeri:

calcolando il tasso di mortalità per fonte energetica, risulta che tra incidenti e inquinamento il carbone uccide 32 persone a terawattora, il petrolio 18, l’idroelettrico 0,024 persone e il nucleare 0,01.

inoltre, vicino a Helsinki, entro il 2025 entrerà in funzione il primo deposito permanente di scorie radioattive al mondo, con capacità di stoccaggio per i prossimi cento anni.

Veniamo, ora, al panorama politico-ambientalista italiano. Chicco Testa, che di ambiente se ne intende, ha twittato: “Erano contro il Mose che per fortuna è stato fatto. Erano contro il termovalorizzatore di Acerra che per fortuna è stato fatto. Erano contro il Tap che per fortuna è stato fatto. Succederà la stessa cosa con il termovalorizzatore di Roma. Per fortuna”. L’ambientalismo italiano è nato “contro” e si è basato sulla paura di Chernobyl, un’enorme catastrofe per la scienza e lo sviluppo nell’incolpevole Europa occidentale. Parlando di Mose, poche ore fa a Venezia c’è stata la terza maggiore alta marea di sempre, con quasi 2 metri di altezza. Grazie al Mose, Venezia è rimasta all’asciutto. Dove sono ora tutti coloro che – in nome dell’ambiente – hanno bloccato per decenni quest’opera pubblica, grazie alla subalternità della politica e della magistratura all’ambientalismo populista? Non si vergognano almeno un poco?

Se avessero cooperato, il Mose sarebbe stato operativo molti anni fa. Sarebbe stato più efficace, sarebbe costato meno, avrebbe avuto minori costi di manutenzione. Certo, ci sarebbero stati intrallazzi, ma i giudici hanno fatto il loro dovere. Sono i colpevoli a dover essere arrestati, non l’opera pubblica, quando è necessaria e utile. Il ritardo dovuto all’ostinazione dell’ambientalismo ideologico è costato danni notevoli a Venezia. Converrebbe a tutti fare come a Helsinki, cioè evitare l’uso strumentale dell’ambientalismo, smettendo di piegare la realtà e di fare buchi nell’aria.