Scuola, Valditara: “Valorizzare i talenti, no alla burocrazia oppressiva”

“Dobbiamo valorizzare i talenti, perché i ragazzi abbiano un futuro”. Così Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, intervenuto nel convegno annuale dell’Anp (Associazione nazionale presidi). E prosegue: “Merito non è qualcosa di discriminante ma combatte una società di fatto classista”.

Valditara, a seguire, sottolinea che un altro aspetto che sta seguendo è quello della semplificazione: “Una delle cose che più complicano la vita a dirigenti e famiglie è la burocrazia oppressiva. C’è poi il tema della responsabilità dei dirigenti scolastici riguardo alla sicurezza, anche qui contiamo di riorganizzare la spesa e incrementarla. Tra l’altro – aggiunge – proprio oggi è il 22 novembre in cui si celebra un evento tragico e la Giornata della sicurezza nelle scuole”.

Altro capitolo, afferma Valditara, “è la promozione di ogni talento con l’istruzione tecnico professionale, la liceizzazione degli istituti scolastici è una sciocchezza. Se noi vogliamo creare una filiera deve essere un sistema di serie A non di serie B. Anche qui abbiamo risolto con uno stanziamento di 500 milioni di euro per i laboratori anche quest’anno, è un’altra risposta rapida che abbiamo dato”. L’idea del ministro Valditara è quella di coinvolgere “le migliori intelligenze su tanti tavoli, per far sì che la scuola italiana sia sempre più avanzata. Manderò una lettera a tutte le famiglie su questo, anche l’orientamento non si risolve solo in un open day, che secondo me è troppo poco. A volte – dice – i genitori fanno scelte di conformismo oppure vorrebbero che il ragazzo facesse il liceo classico, poi magari il ragazzo non ha successo. Pensate che, secondo Unioncamere, un milione e 200 mila posti di lavoro vanno persi per l’assenza di adeguate qualifiche e si perdono occasioni per i giovani”.

“Dobbiamo rimettere al centro questa parola: l’autorevolezza. E per rimettere al centro l’autorevolezza – nota il ministro – noi dobbiamo affermare il valore del rispetto, il rispetto verso i dirigenti verso i docenti verso gli studenti e verso i beni pubblici. Dobbiamo educare i ragazzi alla cultura del rispetto. Da qui una serie di proposte che ho fatto: responsabilizzare le famiglie, magari affiancare i ragazzi con un intervento dello psicologo o del docente tutor con la didattica personalizzata. Ma se sospendo per un anno un ragazzo, non faccio il bene del giovane e della società. Magari diventerà persino un deviante, quindi accentuerà le sue propensioni devianti verso altre derive che possono essere socialmente pericolose. Invece – termina – molto meglio coinvolgerlo in lavori socialmente utili. Dobbiamo insegnare ai ragazzi a maturare e a crescere”.