Verso uno scioglimento del Pd nei 5 Stelle?

L’ineffabile Giuseppe Conte sta minacciando manifestazioni di piazza contro la pur moderata e necessaria riforma del reddito di cittadinanza decisa dal governo.

A quando una mobilitazione di massa della finora silenziosa maggioranza degli italiani contro il populismo sfascista dei 5 Stelle? Ce ne sarebbero tutte le ragioni. Infatti i 5 Stelle, usando la retorica della povertà, hanno raccolto voti lasciando credere a molti italiani che si possa vivere senza lavorare, con regalie assistenziali, bonus e superbonus di Stato. Hanno così ulteriormente sfasciato i conti pubblici dell’Italia e ulteriormente indebitato i giovani e le future generazioni.

A parte il fatto che la Repubblica italiana dovrebbe essere, per l’articolo 1 della Costituzione, “fondata sul lavoro”, una domanda particolare vien fatto di porre a quei dirigenti del Partito democratico, che ancora trescano con gli sfascisti 5 Stelle e auspicano un’alleanza strategica con loro: se, per ragioni tattiche e di mero “potere” il Pd abbandonasse del tutto la sua tradizionale “cultura del lavoro” e sposasse invece la sottocultura populista e sfascista dell’assistenzialismo, a che titolo potrebbe in futuro definirsi “partito di sinistra”? Non si rendono conto quei dirigenti del Pd che di fatto stanno lavorando per uno scioglimento del loro partito nel movimento di Conte, già in passato definito sciaguratamente da Nicola Zingaretti “il punto di riferimento dell’intera sinistra”?