Democrazia contro Votocrazia: l’appello di Europa Nazione

L’associazione Europa Nazione ha inviato un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedergli di inviare un messaggio alle Camere perché modifichino l’attuale legge elettorale in senso più democratico, restituendo la facoltà ai cittadini di potersi scegliere il proprio rappresentante al Parlamento. En, costituita ad aprile del 2022, si era già occupata del tema ed aveva inviato una lettera aperta ai leader dei partiti poche settimane prima delle elezioni del 25 settembre, con cui li invitava a prendere, prima del voto, l’impegno a modificare radicalmente la legge subito dopo la tornata elettorale.

Questa petizione dà certamente lo spunto per aprire il dibattito sull’argomento. Infatti si sente l’esigenza di una radicale riforma della legge elettorale vigente, che assegni il diritto di scelta di deputati e senatori ai cittadini, oggi costretti a votare solo liste bloccate decise dai segretari di partito. Questo meccanismo elettorale, insieme agli altri innumerevoli problemi del sistema politico, ha ampliato il solco tra individui e istituzioni e lo si evince dall’alto numero di astenuti.

Il vero nodo, che in pochi vedono e vogliono affrontare, è quello della rappresentatività del ceto politico: non si possono pretendere dalle persone atti di fede assoluta (le elezioni) nella capacità dei leader di selezionare un adeguato ceto politico, capace di interpretare interessi, esigenze ed aspirazioni del Popolo. Inoltre questo è diventato il più grande atto di deresponsabilizzazione del corpo elettorale mai avvenuto in Italia: infatti se pochi “illuminati” si prendono la responsabilità di nominare i candidati al Parlamento senza il coinvolgimento dei cittadini, allora i primi se ne assumono il carico ed i secondi di rimando se ne scaricano, con la esplicita conseguenza che il parlamentare eletto, se vorrà essere riconfermato dall’establishment interno, dovrà essere assolutamente fedele al capo di turno e l’elettore non crederà più nel legame con il suo rappresentante che invece ci dovrebbe essere in una democrazia liberale.

Un’altra problematicità che rilevo sta nel corollario, che abbiamo fin troppo ascoltato da esponenti partitici di prima linea, che una volta conclusa la fase delle votazioni la questione è chiusa e quindi il governo che ne viene fuori è automaticamente legittimato a fare tutto quello che ritiene giusto senza nessuna limitazione.

I singoli parlamentari spererei che fossero autonomi, anche se non indipendenti dai partiti, dai vari cerchi magici che in genere negli ultimi anni hanno circondato i leader a cui fanno riferimento, e fossero capaci della necessaria critica nei confronti di tutto e tutti, perché forti di un consenso personale conquistato con fatica. Purtroppo così non è perché la loro legittimazione viene dall’acquiescenza alle direttive delle segreterie nazionali.

Scrivono gli esponenti di Europa Nazione: “Se è vero che la nostra è stata definita da un autorevole studioso una democrazia semi-autoritaria, perché al popolo non resta che prendere o lasciare il pacchetto dei nominati, cioè votarli in blocco, astenersi o annullare la scheda. Se è vero che il ‘Rosatellum’ è congegnato, anche grazie al divieto di voto disgiunto nei collegi uninominali, in modo da “costringere” l’elettore a votare o a non votare l’intero pacchetto formato dal candidato/nominato del sistema uninominale e dai candidati/nominati del sistema plurinominale. Se è vero che col ‘Rosatellum’ il popolo non esercita la sovranità come pensata dal Costituente, perché la legge elettorale non consente all’elettore una scelta, ma solo la ratifica con un “sì o un no” di quanto deciso “altrove” dal Partito-sovrano”. Se quanto sopra risponde al vero, le forme e i limiti del ‘Rosatellum’ alla sovranità popolare rispettano l’appartenenza al popolo, o l’hanno trasferita di fatto ai segretari di Partito, mettendone in discussione la titolarità? Esiste un Paese in Europa dove si applica una legge siffatta? Se non esiste, significherà qualcosa? Si può sostenere che col ‘Rosatellum’ la sovranità appartiene al popolo e non a chi ha nominato, dall’alto, deputati e senatori? Si può parlare di sovranità popolare se la scelta a cui sono sottoposti elettrici ed elettori è quella di ratificare la nomina decisa dal proprio partito, oppure quella di annullare la scheda o di astenersi dal voto? Può definirsi democratica una legge che spinge il dissenso ad annullare la scheda o ad astenersi dal voto? Signor Presidente, l’articolo 1 della Costituzione recita che ‘la sovranità appartiene al popolo che la esercita nella forma e nei limiti della Costituzione’. Europa Nazione pensa che non si dicano scempiaggini affermando che le forme e i limiti non devono esser tali da mettere in discussione o, peggio ancora, da espropriarne l’appartenenza al popolo e da intaccarne la sua titolarità. Una qualunque legge elettorale di tipo proporzionale o maggioritaria e/o uninominale o plurinominale, non lede la sovranità di cui all’articolo 1 della Costituzione, se riconosce a chi guida una forza politica il diritto di proporre i candidati e al corpo elettorale il diritto di decidere col voto chi vince e chi perde tra i candidati proposti. La lede e lede in radice il sinallagma tra sovranità popolare e democrazia se riconosce a chi guida una forza politica, grazie ai trucchi e ai marchingegni del ‘Rosatellum’ (tipo candidature quintuple e varie) il diritto di nominare, e dunque di decidere, chi saranno i deputati e i senatori che andranno a comporre la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, già da prima che sia il popolo a votare. Signor Presidente, Lei ha dimostrato con una legge che porta il suo nome, come gestire nel rispetto della costituzione l’esercizio della sovranità popolare, ed ormai è chiaro che i capi-partito non rinunceranno mai a un potere di nomina che li mette in condizione di fare a meno di quel diritto costituzionale di scelta del corpo elettorale, giudicata da loro quasi ‘un ingombro’, ma che costituisce l’essenza stessa della democrazia, per il necessario periodico ricambio delle classi dirigenti. La democrazia e la sovranità popolare - come Lei sa meglio e più di En - non è roba da poco, né una questione da affrontare a tempo debito. Con la legge elettorale ‘non si mangia’, ma di legge elettorale si alimenta la democrazia”.

Una risposta potrebbe essere il sistema proporzionale con le preferenze, come per le elezioni comunali senza sbarramenti. Ovviamente non mi sfugge che lo stesso presenta delle criticità, perché può innescare dinamiche non trasparenti, ma d’altronde non esiste una legge elettorale perfetta.

Infine la democrazia, che i nostri padri hanno voluto liberale, è il sistema della limitazione del potere del governo e non la sua assolutizzazione in nome di un risultato elettorale, si trasformerebbe allora in una “votocrazia” di stampo assolutista, quindi teniamoci stretta la prima perché come disse nel 1947 Winston Churchill “è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.

(*) Lappello a Mattarella con la lista dei firmatari