La guerra culturale a Dio, Patria e Famiglia

La straordinaria attenzione, che pubblico e mass-media hanno riservato ai riti funebri per la morte della Regina Elisabetta di Inghilterra, ha un significato per me evidente. Le grandi maggioranze del mondo mostrano ancor oggi un profondo attaccamento emotivo ai valori di Dio, Patria e Famiglia che in quei riti funebri, evidentemente, si celebravano urbi et orbi.

Eppure, gli intellettuali di sinistra conducono da sempre (almeno sin da Karl Marx) una vera guerra culturale distruttiva (nichilista) contro la triade Dio, Patria, Famiglia, che sono valori fondamentali, venerati da millenni dalla maggioranza dei cittadini in ogni civiltà, e sono davvero gli architravi etici (e giuridici) di ogni società. Gli intellettuali di sinistra – invece – non si sa perché definiscono “reazionaria” quella triade che in ogni società e civiltà incarna la tradizione sana, cioè la catena culturale di lingua, religione, costumi e affetti che lega le attuali generazioni alle precedenti e alle successive. Per qualche chierico di sinistra quella triade sarebbe persino “fascista” e in qualche caso addirittura emblema di una “vita de merda” (Monica Cirinnà docet).

Michele Serra nel commento che segue non fa eccezione, ma bara al gioco quando vuole far credere che quei valori universali possano discriminare le minoranze ed essere in conflitto con la libertà e l’eguaglianza, con il principio liberale di cittadinanza. Egli giunge a mettere quei valori in opposizione alternativa con i valori del 1789 di Libertà Eguaglianza e Fraternità, quando invece essi di per sé sono invece sempre stati perfettamente compatibili con il liberalismo. È vero solo che con quest’ultimo sono senz’altro in conflitto le loro degenerazioni (integralismo religioso, nazionalismo, omofobia) che generano comportamenti discriminatori e illiberali. Proprio come questi ultimi vengono generati dagli eccessi radicali dei valori dell’89. La libertà diventa allora anarchia ed egolatria, l’eguaglianza diventa ugualitarismo e stagnazione.

È invece proprio la guerra alla religione, all’amor di Patria e alla famiglia naturale che è profondamente illiberale e intollerante. Lo è nei confronti dei credenti, quando i laicisti mostrano di considerarli “retrogradi superstiziosi” e pretendono di escluderli dallo spazio pubblico. Lo è nei confronti dei propri concittadini, quando gli intellettuali multiculturalisti vorrebbero eliminare i diritti particolari di cittadinanza, attribuendoli a ogni essere umano della terra che avrebbe il diritto di risiedere dove più lo aggrada e godere, immediatamente, dei diritti del cittadino e anche di più diritti. Lo è nei confronti degli eterosessuali quando i fautori della teoria del gender pretendono di svalutare ed erodere la famiglia naturale e imporre a tutti la loro “teoria” anti-scientifica come dottrina di Stato (anche nelle scuole, persino quelle elementari).

Questa guerra alla triade Dio-Patria-Famiglia rivela il progetto di una epocale e radicale rivoluzione culturale mirante alla destrutturazione della civiltà occidentale. È un progetto nichilista che crea solo vuoto, perché punta alla pura distruzione di valori etici senza proporne altri sostitutivi (che non esistono). Esso si verifica solo in Occidente e tra gli intellettuali. È una guerra dei chierici di sinistra occidentali alla propria civiltà. È un sintomo di un patologico odio di sé dell’Occidente. Ma le maggioranze non sono con loro. Il loro plurisecolare tentativo di capovolgere con una rivoluzione culturale l’Occidente, annullando quei valori tradizionali, resterà un velleitario e delirante progetto di minoranze di intellettuali narcisisti e disadattati.