Appunti per il 25 settembre

Con l’abilità di un cinico Houdini, Mario Draghi si è dato alla fuga per non restare coinvolto nella deflagrazione della distruttiva bomba economica e sociale da egli stesso innescata, in continuità col piano di annientamento e svendita del Paese inaugurato (sempre dal sullodato Draghi) nel 1992 sullo yacht Britannia e portato avanti con inesorabile e metodica efficienza nell’arco delle ultime tre decadi da classi dirigenti sopravvissute al “golpe” giudiziario di Mani pulite.

Alla vigilia di un autunno gravido di tensioni, gli italiani vengono chiamati alle urne in una inusuale tornata settembrina, confidando che le distrazioni feriali agostane (e la temporanea sospensione delle vessazioni terapeutiche) risparmino ai partiti maggiori una più che probabile emorragia di consensi comprimendo, al tempo stesso, i tempi perché le cosiddette “forze antisistema” possano organizzarsi e articolare una efficace proposta alternativa, rispetto al desolante unanimismo di un Parlamento ormai ridottosi a un malinconico proscenio per teatranti di second’ordine, recitanti pessimi copioni redatti negli uffici studi delle banche d’affari.

In questo contesto, si dipana una campagna elettorale surreale in cui, a una “sinistra” completamente disconnessa dalla realtà, starnazzante al “pericolo fascista” e sventolante, con inarrivabile improntitudine, la bandierina arcobaleno (rigorosamente di cachemire) dei “diritti delle minoranze” – dopo essersi fatta correa dell’ignobile apartheid vaccinale e aver avallato le più turpi “misure liberticide” in ferreo sodalizio con un personaggio incommentabile come Roberto Speranza – si contrappone una sedicente “destra” riciclatrice di stantie parole d’ordine, promesse da venditori di pentolame e propugnatrice di un sovranismo retorico pronto a sbriciolarsi al primo rialzo dello “spread”.

Questa mesta commedia dell’assurdo offre alle sempre più sparute tifoserie l’illusione di una diversità di posizioni e alimenta un conflitto orizzontale tra capponi di Renzo funzionale alla perpetuazione – meramente formale – del rito democratico, notoriamente inviso a quelle élite tecnocratiche che padroneggiano cinicamente l’emergenza permanente (sia essa sanitaria, climatica e, da ultimo, energetica) per ridefinire, con la complicità di Esecutivi fantoccio, gli assetti sociali ed economici rispettivamente in senso autoritario e neo-feudale.

Sullo sfondo, si staglia sinistramente l’ombra di una catastrofe economica epocale diretta conseguenza dell’acritica adesione ad agendegreen” di discutibile fondatezza scientifica, nonché dell’autolesionista coinvolgimento dell’Italia nel conflitto russo-ucraino in servile aderenza agli input bellicisti dell’anglosfera e in totale noncuranza sia dell’interesse nazionale che del dettato dell’articolo 11 della Costituzione. Il sedicente “Governo dei migliori” si è rivelato, alla prova dei fatti, un manipolo di imbarazzanti casi umani capeggiato da un commissario liquidatore celebrato da una stampa “compiacente”.

Premiare con il voto quelle forze politiche che, direttamente o indirettamente, hanno consentito all’Esecutivo “uscente” (eppure attivo ben oltre i limiti della “gestione degli affari correnti”) di piantare i semi avvelenati della grecizzazione del Paese (magari per mezzo della “trappola usuraia” del Mes), di far carta straccia della Costituzione, di disgregare il tessuto sociale, suscitando divisioni e promuovendo discriminazioni infami, di trascinarci in un conflitto dagli esiti potenzialmente fatali (e non solo sotto il profilo economico), sarebbe una manifestazione di inarrivabile masochismo civile e politico. Così come il rifugiarsi in un astensionismo che, lungi dal “delegittimare il sistema”, si risolverebbe nel consolidamento del potere di minoranze organizzate al guinzaglio di interessi antinazionali.

La truffa politica del Movimento Cinque Stelle (organizzata intorno al “voto di scambio” meglio noto come “reddito di cittadinanza”) ha avvelenato i pozzi della partecipazione democratica con le scorie tossiche del tradimento, della diffidenza e della disillusione, rendendo impervio il compito di convogliare una significativa base di consenso intorno a programmi autenticamente alternativi rispetto alla nociva ortodossia euro-atlantista metastasizzatasi nei partiti mainstream, tutti supinamente allineati al paranoico dogma dell’intangibilità del vincolo esterno. La restaurazione di una effettiva dialettica democratica si manifesta di vitale importanza, per contrastare l’erosione emergenziale dell’impianto costituzionale e inaugurare una stagione di riconquista civile dopo la buia stagione degli abusi di potere pandemici dell’Esecutivo di Giuseppe Conte e del “ducismo tecnocratico” draghiano.

Pur con tutti i limiti e le riserve del caso, il 25 settembre è quindi opportuno mobilitarsi nelle urne e dare un voto a quei partiti e movimenti che, sin dall’inizio, senza ambiguità, hanno contrastato nelle piazze, nei tribunali, nel web e attraverso i canali della libera informazione la truffaldina narrazione pandemica e denunciato la natura eversiva delle misure “sanitarie”. L’opposizione al progetto di destrutturazione digitale delle libertà fondamentali, della proletarizzazione della classe media e della predazione del risparmio privato (che questa è, nella sostanza, “l’agenda Draghi”) necessita di una rappresentanza parlamentare non meramente simbolica, in grado di costituire il nucleo di una nuova resistenza costituzionale, oggi più che mai urgente e necessaria.