Guerra e morbosità insostenibili

Negli anni passati, quando sopravvivevano tentativi culturali e non si credeva che solo i tecnici della finanza suscitassero risultanze benefiche, vi fu il tentativo di marxificare il freudismo o freudianizzare il marxismo. Per chiarire: la futura liberazione dal lavoro avrebbe sollevato l’erotismo. Quindi: la rivoluzione nei sistemi produttivi era la premessa della vita erotica, della vita, giacché la vita respira nell’erotismo? L’abolizione della proprietà privata avrebbe percosso il complesso di Edipo, se la famiglia è avvinta alla proprietà privata?

Qualcuno univa Karl Marx e Sigmund Freud in modi disgiunti. Freud serviva a decifrare l’individuo nelle relazioni intime specie infantili, Marx nelle concezioni sociali. Per dire: quanto deve l’esistenza randagia dell’infelice Charles Baudelaire all’avere una madre che ha riconiugato se stessa con un uomo che, di suo, era prepotente con l’indocile e maliconico Baudelaire? E quanto deve la tensione estetica, l’arte sopra tutto e la nostalgia del passato, per un Baudelaire ostilissimo all’utilitarismo borghese?

Marx e Freud sarebbero entrambi opportuni alla decifrazione personale/sociale? È palese: nel fondo divergono. Freud non concepisce una società che estirpa la distruttività. Comunque, è interessante intendere la potenza, la sorveglianza, l’inglobazione in modo materialistico – Marx – inesorabile effetto dello sviluppo produttivo, o come erotismo orale o anale, divorare o accumulare, tenere dentro (Freud). Si potrebbe fare come nei decenni passati: il fenomeno sociale affidarlo a Marx, però i soggetti che esercitano tali fenomeni intenderli al modo di Freud. Per dire, uno Stato che vuole dominare si affida alla potenza dei mezzi produttivi ma il singolo lo fa perché connotato di erotismo orale (divoro) o di erotismo anale (contengo, accumulo).

Vi è un personaggio sottovalutato, e opportuno per decifrare i comportamenti sociali: Donatien Alphonse Francois de Sade, Marchese. Lui scopre che basta suggestionare le persone e convincerle che è un dovere soffrire per generosità verso altri, per fargliene sopportare di orribili. È l’induzione al senso di colpa, considerare male salvarsi dal male, se ciò potrebbe costituire sottrazione al dovere nei confronti di coloro verso i quali ci sentiamo in dovere. Si riesce a fare accettare ogni veleno.

Concretizziamo. La Russia si comporta indegnamente con l’Ucraina? L’Europa ritiene doveroso soccorrere la desolata Ucraina e rinuncia a tutti i vantaggi che verrebbero dalle relazioni con la Russia, pur di avvincere l’Ucraina. Ne spuntano di danni rovinosi, ma continuare i rapporti con la Russia ci colpevolizzerebbe. Per non vivere la colpa della mancata solidarietà accettiamo i danni. Gli Stati Uniti soccorrono l’Ucraina ma non subiscono danni. Vi è un elemento stravagante in questa rappresentazione: noi europei che necessitiamo di energie siamo coloro che più di ogni altro rinunciano all’energia che ci verrebbe dalla Russia. Il tutto per non essere colpevoli di una mancata solidarietà verso l’Ucraina. E il senso di colpa insinua i primi danni.

Potremmo salvarci, restaurando relazioni energetiche con la Russia ma disonoreremmo la solidarietà con l’Ucraina sostenendo il suo nemico! Allora: è proibito salvarci? Le prospettive sacrificali sono le uniche da sopportare, dato il nostro sentire l’eventuale colpa di non sostegno dell’Ucraina? Ma così ci roviniamo. Ecco il trionfo del sadico De Sade. Se immettiamo il senso di colpa l’individuo, un popolo addirittura avvertiranno come colpevole addirittura salvarsi! Dunque, mancheremmo all’onore di confortare l’Ucraina, di essere nemici del suo nemico. E addirittura tornare a mercificare con la Russia!

No, la faccenda viene posta maldestramente. Esiste la colpa, il dovere nei confronti di chi è percosso ingiustamente, ma esiste anche la colpa, il dovere verso il proprio popolo. Se non salvi il tuo popolo, la colpa e il dovere verso gli altri diventano colpa e irresponsabilità verso il tuo popolo! Non mentire! Rischiamo di rovinarci. In tal caso, odieremmo proprio coloro verso cui ci sentiamo in colpa. Al dunque, oltre a salvare gli altri (?), si ha una minima progettualità della nostra salvezza? No! Solo proposte di sacrifici.

Che modo è questo di tutelare il proprio Paese, l’Europa! Il nostro segno di vittoria è la solidarietà, il sentirci in colpa? E così sia. Bene la solidarietà con l’offeso. Ma non rovinando il proprio Paese. Anche perché altri Stati non si rovinano. Gli Usa vendono armi ed energie. Hanno un vantaggio da una guerra dalla quale, oltre il degnissimo onore, noi traiamo malanni. Uno studioso americano, Marc Joffe, rimprovera gli europei di non sapersi tutelare. E ritiene che se la crisi si dilaterà, porremo in dubbio il gioiello di cui ci orniamo: la solidarietà con l’Ucraina. Una beffa. Pertanto: è dissensato credere che un Paese in difficoltà consistenti, come potrebbero essere il nostro o la Germania, mantengano la solidarietà con chicchessia e non scalcino per salvarsi. Non potremmo farlo prima della crisi?

Tutto quel che si sta compiendo non ci salva! La colpa di non aiutare non deve oscurare la colpa di non aiutarci. Joffe aggiunge nella sua analisi una considerazione che concepisco da anni: in tempi di commercio globale sono impossibili i limiti al commercio mondiale. Espellere Cina e Russia dal commercio mondiale è auto-ipnosi; illudersi di dettare legge al pianeta è erotismo anale e, come avviene nell’erotismo anale, o si comprime o si sfoga con lo scoppio degli sfinteri: il crollo o la guerra. Purtroppo, siamo al vertice della contesa imperialista con insostenibili pretese di dominio mondiale e alla tensione dell’erotismo orale (mangio tutti) o anale (io sono tutto). Queste forme socio-psichiche l’Europa dovrebbe “analizzarle”. Sono morbosità insostenibili che hanno un punto di orientamento: la guerra.

Aggiornato il 09 settembre 2022 alle ore 11:09