Tra i litiganti... Renzi gode

Non sarà un campo largo, ma una porzione di consenso che fino a poco tempo fa, forse, non avrebbe mai pensato di calcare da protagonista. E che adesso ha iniziato ad annusare. Matteo Renzi ha preso i pop-corn nel momento in cui osservava l’allegra ammucchiata allestita da Enrico Letta e Carlo Calenda, alle prese con beghe dal peso specifico dello zero virgola: “Mentre gli altri litigano, noi siamo i soli seri e coraggiosi che dicono Terzo Polo. Non abbiamo scelto la solitudine: abbiamo scelto la libertà. Le alleanze si fanno sulle idee, non sugli scranni. Avanti”. Insomma, un regalo di Natale con un po’ di anticipo sulla tabella di marcia.

Intervenuto a Rtl, Renzi ha assicurato: “Dico agli italiani votateci, i seggi sono fondamentali se hai un’idea politica, ma se sei pronto a rimangiarti tutto per rimanere in Parlamento sei un quaquaraquà. Per i seggi: basta il 3 per cento. Ossia un milione di italiani. Me li cerco da solo, non vado dalle coalizioni… ci sono due modelli diversi di far politica: c’è chi pensa che le idee contino meno degli scranni parlamentari e chi invece vuole prima le idee e poi lo scranno. Se il centrosinistra avesse detto “siamo per l’agenda Draghi” avrei detto sì. Ma ora si tengano le loro patrimoniali”.

Renzi, che probabilmente non sta simpatico nemmeno al portiere del condominio, si è trovato di punto in bianco a giocare una partita in prima linea. E ha conquistato una maglia da titolare grazie agli errori in successione di chi mirava al centro ma che, alla fine, ha deciso di allestire un’accozzaglia che punta al caos, all’ingovernabilità. Di programmi manco a parlarne, vorrebbe dire fare politica. Ma questa è un’altra storia.

Calenda – senza fare i nomi – ha dato una mano non richiesta all’ex premier toscano. E anche le ultime dichiarazioni hanno imboccato quella strada. Così a Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, il quale ha sostenuto l’inesistenza dell’agenda Draghi, ha detto: “Abbiamo raggiunto un punto di chiarezza. Mi pare del tutto evidente che c’è una scelta netta da fare per il Partito Democratico che ha siglato un patto chiaro con noi che dice l’opposto. A queste condizioni, per quanto ci concerne, non c’è spazio per loro nella coalizione”. Poi ha tirato in ballo anche il ministro della Cultura, Dario Franceschini: “Il terzismo alla volemose bene con noi non funziona. Avete firmato un patto. Nato, rigassificatori, equilibrio di bilancio, revisione rdc, agenda Draghi. Dall’altro lato c’è una dichiarazione al minuto contro tutto questo. Chiarite. Decidete. Punto. L’interesse dei partiti non conta nulla. Conta dare al Paese una prospettiva di Governo seria. Questi erano i patti”.

Insomma, Matteo Renzi è stato rimesso in campo da chi, per ripicche e disguidi del passato, lo voleva a distanza di sicurezza. Invece, adesso, il nemico è alle porte. Una strategia da matita blu, manco rossa, che ha fatto rivoltare nella tomba anche l’ultimo dei sinistri.