Rieducare il popolo?

Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, l’ha detta grossa su Carlo Calenda: “Non va trattato come un bambino capriccioso, va educato”. Dopo la battuta che – comunque la si pensi – è grave per il suo bolscevismo intrinseco, è forse il caso di riesaminare il quadro politico, modificato dopo il passaggio di Azione e +Europa dal centrismo alla coalizione di centrosinistra.

Vista dal centro, la scelta di lasciare Matteo Renzi da solo ha rappresentato un errore clamoroso, prima di tutto di comunicazione. Se il problema era non dare via libera al centrodestra (ma siamo sicuri che sia meglio sostituire la coalizione del Partito Democratico con i Cinque Stelle con una squadra con Pd, Calenda e Benedetto Della Vedova alleati di Nicola Fratoianni & company?), allora forse per il Pd era preferibile lasciare che i centristi si sposassero endogamicamente tra loro – ingoiando Renzi il “rospo” Calenda e viceversa – e, solo dopo il voto, l’apparentamento.

L’opzione “campo largo 2.0” sembra oggettivamente un errore grave, tanto quanto la mostrificazione di un Governo del trio Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia. Del resto, il Pd ha governato con il M5S, ovvero con chi aveva appena governato con Matteo Salvini. D’accordo che in nome del “realismo” si può fare di tutto, ma c’è un limite: due genitori con dieci figli è bene che non si dichiarino vergini, anche perché si perde credibilità. Non a caso, lo stesso Mario Draghi starebbe dando suggerimenti utili a Giorgia Meloni e non al “campo largo” (il ministro Roberto Cingolani e Fabio Panetta, ex governatore di Bankitalia ora ai vertici della Banca centrale europea).

A proposito di Draghi, evitiamo che diventi come la Bella di Torriglia, che tutti la vogliono ma nessuno la piglia. Sostituirlo con un pollo di allevamento sarebbe un errore gravissimo per il Paese. Poi capisco che c’è il sistema chiamato Rosatellum, che premia largamente le coalizioni. Però qualche voto il centro lo poteva portare alla sinistra anche dopo le elezioni. E forse la somma ottenuta sarebbe stata superiore a quella strappata da una coalizione, che ora come ora rischia di avere poco appeal. A giudicare dai social, molti “liberali cani sciolti” voteranno Renzi o non voteranno, piuttosto che seguire Azione e +Europa. Il che fa capire che il Pd è nelle condizioni di “Houston, abbiamo un problema.

Giorgia Meloni al momento sembra avere un’autostrada tutta per lei. Se il prossimo Governo sarà in mano del centrodestra, nonostante il panico diffuso dagli altri competitori, si dovrà pensare a ciò che è bene per tutti, e non per le varie parti della partitocrazia. Si deve anche calcolare che la leader di FdI, dopo anni di cultura centralista e poco aperta al post-capitalismo, sta studiando culture più libero mercatiste, ovvero in grado di sostenere un’economia ai limiti della recessione. Forse questa ridefinizione della cultura economico-politica di FdI (pensiamo al passaggio all’atlantismo) è solo un trucco per attirare il M5S o i centristi. Lo dicono in molti, anche al centro.

La questione dirimente, per capire quale sarà la nuova economia a guida Meloni, sarà una soltanto: continuare a considerare Ita Airways come l’Atac romana, mantenendo in vita un’azienda tecnicamente fallita, che costa ed è costata miliardi di euro a tutti i contribuenti. Oppure, visto che il nuovo management non è bastato a far risorgere la fenice dalle sue ceneri, vendere Ita alla compagnia Lufthansa o alla statunitense Delta.