Quale relazione sussiste tra le gravissime questioni della pandemia da Covid-19 e l’aggressione putiniana dell’Ucraina, che gravano sull’Europa e, in generale, sul mondo occidentale? Sembrerebbero, a prima vista, questioni così differenti da essere unite solo da un’accidentale coincidenza cronologica. In realtà la connessione tra i due tragici avvenimenti è molto forte e a spiegarlo è Fabrizio Cicchitto nel suo ultimo libro, La pandemia e l’invasione dell’Ucraina (Rubbettino, 190 pagine, 18 euro).

Quello di Cicchitto è uno sguardo acuto sull’Italia e sul mondo nell’epoca della pandemia e della guerra russo-ucraina, senza pregiudizi, esponendo la materia con spirito oggettivo e metodico.

Fabrizio Cicchitto esamina tutti gli aspetti che connotano le due tragiche emergenze confrontando tutte le innumerevoli fonti utili per comprendere problemi complessi e disvelare una realtà che è più preoccupante di quel che appare, perché, e qui è il nesso tra pandemia e invasione dell’Ucraina, la crisi sanitaria è stata cavalcata da Vladimir Putin per dare un’accelerazione alla sua politica espansionistica e antidemocratica. L’analisi dello sviluppo dell’epidemia – nata in Cina e divenuta pandemia per responsabilità della Repubblica popolare cinese, che prima ha negato e poi ritardato i necessari interventi sanitari – e del grande sforzo fatto in Italia e nel mondo per contrastare l’epidemia, è una parte certamente importante ed utile della riflessione di Cicchitto, ma il grande problema che solleva con il suo libro consiste, soprattutto, nella denuncia di una situazione assolutamente nuova. Quanto è avvenuto a partire dal dicembre 2019 non è nemmeno paragonabile al primo dopoguerra, quando la pandemia influenzale, la “Spagnola”, sconvolse il mondo tra il 1918 e il 1920. Allora vi fu una gravissima crisi sanitaria, che però non venne strumentalizzata da nessuno nella lotta geopolitica, mentre oggi la devastazione, non ancora finita, prodotta dal Covid-19 è sfruttata dal regime putiniano per la sua politica imperialista di stampo neozarista e per aggredire il mondo libero.

E per spiegare questo pericolo che incombe sull’Occidente, siccome ogni male ha la sua causa, l’autore ci riporta a riflettere sui problemi non risolti e incancreniti dopo la fine della Guerra fredda ed il crollo del comunismo nel 1989, che “paradossalmente non ha rafforzato la socialdemocrazia, ma anzi l’ha indebolita”. Sembrava ormai essere giunti all’affermazione definitiva del mercato, della libera concorrenza, della liberaldemocrazia, ma nella sua imprevedibilità la storia ha preso una piega diversa e “sono esplose contraddizioni del tutto nuove”, che possono produrre cambiamenti geopolitici, politico-istituzionali ed economici sconvolgenti se il mondo occidentale non riesce a contrastare il dispotismo che avanza dall’Oriente.

C’è molto pessimismo nell’analisi di Cicchitto, che però vede una possibile speranza in una risposta riformista di tipo liberalsocialista. Non ci sono alternative, conclude Cicchitto: “Socialismo o barbarie”. Ed è forse questo il punto debole della sua riflessione, perché il richiamo a questa secca alternativa, che ha la sua matrice in Rosa Luxemburg, riconduce a una visione intrisa di filosofia della storia, come si evince dal ragionamento della rivoluzionaria polacca: “Se davvero la repubblica socialista fosse impossibile, allora il genere umano verrebbe estromesso da ogni ulteriore sviluppo economico. In quest’eventualità la moderna società decadrebbe, come l’Impero romano quasi duemila anni fa, per ripiombare infine nella barbarie. Allo stato dei fatti oggi la civiltà capitalista non può continuare; noi possiamo andare avanti verso il socialismo o ricadere nella barbarie”.

Un dilemma che ieri come oggi non si pone. In questa situazione, drammaticamente complessa, sembra più sobrio ed adeguato il richiamo alla metafora dell’invasione degli “hyksos” coniata da Benedetto Croce, perché tutta la storia è storia di Libertà, che, pur oscurata in alcuni momenti, è destinata a rifiorire e a ridare luce all’Umanità.