La flotta degli “anti”

Antisistema. No Pass. No Nato. No Unione europea. Addirittura anche No aborto e No divorzio se dentro ci mettiamo pure Mario Adinolfi che ha fatto un’accoppiata con Simone Di Stefano, sperando di arrivare al famigerato 3 per cento. Cosa che tra l’altro non accadrà mai. Anche se Adinolfi è convinto del contrario. A livello strategico, l’unica cosa che converrebbe a questi piccoli partiti – che parlano soprattutto al bacino No Green pass – è di non riuscire ad ottenere le 40mila firme, prendendosela come al solito con il Governo Draghi e con il presidente Sergio Mattarella per aver proclamato le elezioni troppo presto. Nelle liste pare esserci di tutto. E come accade negli altri partiti, la corsa ai pochissimi posti in Parlamento appare disperata: nascono alleanze improbabili che, oltre al tema della “certificazione verde”, hanno pochi progetti in comune.

Bisognerebbe chiedersi, visto che ci sono molte persone contrarie alle mosse del Governo Draghi in tema di obblighi vaccinali e restrizioni, per quale motivo questi partiti siano costretti a convergenze disperate con la prospettiva di farcela per il rotto della cuffia. La cosa chiara, benché Marco Rizzo dica il contrario, è che l’unica cosa che cambia, se queste liste entrano in Parlamento, è la vita di chi viene eletto. Ci potrà essere sicuramente un po’ di bagarre nelle sedi istituzionali, ma niente di diverso rispetto a ciò che è accaduto negli ultimi mesi.

Manca la fiducia delle persone in queste nuove (o vecchie) creature. La sensazione piuttosto netta è che tutta Italia stia facendo la gara per assicurarsi il posto in tribuna d’onore. Soprattutto vista l’esperienza pentastellata. È chiaro che qualunque cosa succeda, chiunque diventi premier, ci saranno polemiche per qualsiasi cosa si voglia portare avanti, che può essere anche giusto e necessario. Però, dopo gli ultimi due anni, sembra essersi innescato nel Paese un clima paradossale, per cui ogni anno cambia il tema da portare avanti. Negli ultimi mesi i partiti che si definiscono antisistema – vista la perdita di appeal della questione Green pass – sono improvvisamente virati sulla tematica anti-Nato, facendo intendere che è tutto frutto di un grande disegno, riportando solo una parte del discorso e facendo quasi intendere che è stato il presidente americano Joe Biden a provocare direttamente la guerra, con Vladimir Putin che vuole finirla al più presto (vincendo). I discorsi anti-Nato, imbevuti di buona dialettica, molto spesso si traducono in un appoggio chiaro alla Russia. Diventare anti-Nato durante una guerra di queste proporzioni, trasformando la realtà a proprio piacimento, risulta poco credibile. E, a quanto dicono i sondaggi, gli italiani se ne sono accorti.

Sarebbe interessante svegliarsi la mattina del 26 settembre e scoprire che questi partiti antisistema hanno preso, complessivamente, il 50 per cento. Sarebbe interessante capire come vorranno uscire dall’euro, dalla Nato e con quali prospettive. Infine, sarebbe interessante vedere come cambierà la gestione delle loro pagine social. E se continueranno a insultare il (loro, a quel punto) Governo.