Casa Calenda

Le baruffe ci sono, le beghe anche. Manca solo la sigla del grandissimo Augusto Martelli e il più è fatto. A Casa Calenda non ci si annoia mai. Un po’ situation comedy pane e cicoria, un po’ neorealismo dei giorni nostri, con una politica che detta l’agenda a colpi di tweet, hashtag e qualche video estemporaneo. Ad animare la festa è il Terzo polo, figura mitologica che al momento è un po’ come la sora Camilla: tutti la vogliono “ma nessuno la piglia. Ad aggiungere peperoncino – poco piccante, per la verità – è lo scambio epistolare 2.0 tra il leader di Azione e il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, contendenti in un “duello” rusticano dal titolo “Per un pugno di voti”. Uno spaghetti-western dei giorni nostri. Più spaghetti che western.

Calenda, da bravo zizzaniaman, intende mantenere il boccino in mano. Dice a Letta di organizzare prima di subito un incontro: c’è da allestire un’alleanza alla bene e meglio, visto che le elezioni del 25 settembre sono dietro l’angolo. L’invito è accompagnato anche da dei paletti, perché si sa: bisogna farsi desiderare. E allora no a Nicola Fratoianni, no ad Angelo Bonelli, no a Luigi Di Maio. E il Pd? Non è proprio entusiasta del tira e molla. Il segretario dem chiama il giro, come a poker: prima di tutto è necessario convincere coloro che intendono far parte dell’alleanza. Guai a mettere veti però il tempo passa. E poi vade retro Terzo polo, sennò vincono le destre.

Il senatore del Partito Democratico, Luigi Zanda, già che c’è intende dire la sua, tanto parla chiunque. E allora ci tiene a sottolineare d’essere stufo di svegliarsi ogni giorno con un ultimatum di Calenda, a cui rinfresca la memoria: è parlamentare europeo “eletto nelle liste del Pd e con i voti del Pd. Io penso che dovrebbe ricordarsene”. Sempre Zanda, sul Corriere della Sera, lancia la gufata da stadio: “Se Calenda vuole andare da solo, perderà molti collegi. Nelle ultime tornate amministrative era già visibile una tendenza alla polarizzazione e noi vedremo sia FdI che il Pd ottenere un risultato molto buono, tra il 25 per cento e il 30 per cento. Mentre nessuno degli altri partiti può dirsi certo del proprio successo”.


Infine, visto che il pettegolezzo è roba pura in un condominio che si rispetti, ecco il retroscena: un accordo tra Letta e Calenda c’è. O meglio, c’era (ma potrebbero tornare). Con il primo nel ruolo di vittima e l’altro che indossa i panni del carnefice, pronto a far saltare le carte in tavola sulla base dell’oroscopo del giorno. I rapporti tra condomini sono così: l’aspirapolvere acceso all’ora sbagliata, il volume della tv troppo alto, la cipolla che infesta le parti comuni. E la frittata è fatta, chiosa doverosa per una storia da basso Impero. Ma domani, anzi oggi, è un altro giorno. Tanto che, dopo un lungo peregrinare, arriva l’intesa tra Pd, Azione e +Europa. Secondo quanto stabilito, il totale dei candidati nei collegi uninominali della coalizione sarà suddiviso così: 70 per cento Partito Democratico e 30 per cento +Europa/Azione, scomputando dal complessivo dei collegi tutti quelli che saranno attribuito alle liste dell’alleanza di centrosinistra. Letta, pertanto, tira un sospiro di sollievo. E in conferenza stampa alla Camera ammette: “Un momento per annunciare che a seguito di un incontro con delegazioni dei due partiti abbiamo siglato una intesa, che riteniamo molto importante, un patto elettorale, all’interno di un accordo più largo con altre componenti a nostro avviso fondamentali per essere vincenti nei confronti della destra. Non è immaginabile che il Paese dopo Mario Draghi passi al Governo delle destre o guidato da Giorgia Meloni. Dopo Draghi l’Italia ha bisogno di una esperienza di Governo che porti avanti programmi che hanno avuto grande successo”.

Matteo Renzi, a Rtl, dal suo osservatorio tira dritto: “Siamo gli unici talmente liberi e coraggiosi che andiamo anche da soli a fare il terzo polo… non voglio pretendere di decidere le cose degli altri. Preferisco stare sui contenuti. Ma il punto vero è che ciascuno fa i suoi conti. Da una parte c’è la necessità di raccontare un progetto credibile ai cittadini e dall’altra dire se stiamo insieme sono più tranquillo, perché so quanti seggi scattano”. Alla prossima puntata.